mercoledì 9 gennaio 2013

Carlo Sain, Tavor Art Mobil 013





Aprile – Giugno, Primavera 2013: Antonio Manfredi (Doll’s house), Joanna Romaniuk, Carmine Calvanese, Bob Marongiu, Carlo Sain, Donatella Sechi, Alfonso Siracusa e Spazio Sott'Olio (Davide Carcanella e Barbara D'Annunzio), Diego Dall’Ara (Mov.oscurantista), Nama feat la nigeriana Bola Ecua (Marco Lavagetto),
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Per non dimenticare: Kumi Sugay, Garcia Rossi, Cy Twombly, Antoni Tàpies , Jorrit Tornquist, Ibrahim kodra e Giuseppe Migneco.

In automobile Underground solution



Pervenuta l'opera  di Carlo Sain, "Borsa in recupero con onda", smalto su tela 10 per 15 

domenica 6 gennaio 2013

Patologia del curatore d'arte contemporanea

Gran parte degli "addetti ai lavori" del sistema dell'arte contemporanea soffre di quella paranoia chiamata delirio interpretativo, patologia che consiste nell'elaborazione da parte del malato, di una teoria che è una vera idea fissa, all'interno della quale il malato inscrive ogni fatto, deformandolo e alterandolo omettendo tutto quello che non conviene.
Le dottrine dei malati di questa patologia sono metafisiche o religiose se non sociologiche con pretese scientifiche.
Vivono elaborando teorie falsamente nuove alle quali questi addetti ai lavori si attaccano con la furia con cui il perseguitato o il megalomane si aggrappano all'idea dei loro immaginari nemici.


sabato 5 gennaio 2013

Tavor Art Mobil, route n.7: Inverno.


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Tavor Art Mobil, route n.7: Inverno

Riparte la Tavor Art Mobil 2013, la prima novità è che ai due artisti-curatori che conducono l’auto-mobile se ne affiancano due con le loro intersezioni linguistiche di ricerche artistiche contemporanee: Marco Lavagetto e Gianfranco Sergio.
 Primo appuntamento 2013 con Carmelo Gavotta artista alter ego di Marco Lavagetto, edicolante di Cuneo che ha rivoluzionato l’idea di sistema dell’arte con la sua partecipazione alla Biennale di Tirana del 2001.
Itto e le sue pagine di Flash Art come supporto di supposti interventi pittorici.
Le misteriose scatole dal valore di due milioni di euro di Davide Pradelli.
Matteo Tauriello e la sua alchemica capra a cinque stele.
L’esplosione informale in cerca di forma di Paolo Cervino e l’idiozia animale dell’ umano di Marrali Calogero.
Per la sezione della memoria I guizzi pittorici di Orfeo Tamburi, I frammenti di Pino Pinelli, la musica visiva di Arman, gli esercizi ottici di Pol Bury, il gioioso catalano Mirò, le geometrie in movimento di Agostino Bonalumi e Marco Tirelli.
A leggere le loro ricerche gli ex operai Rockwool in lotta, ancora il lotta.



20 Gennaio -  23 Marzo : L'italiano Carmelo Gavotta (Marco Lavagetto) feat Claudio Calvitti in arte Itto, Matteo Tauriello , Paolo Cervino, Davide Pradelli e Marrali Calogero.

Per non dimenticare: Orfeo Tamburi,Pino Pinelli, Mimmo Germanà, Arman Fernandez, Pol Bury, Joan Mirò, Agostino Bonalumi e Marco Tirelli.

In automobile Salvatore Corriga, Matteo Lobina e Ignazio Pala.


Autismo artistico applicato ai social media

L'arte, gli artisti e le ricerche artistiche stanno perdendo in questo secolo empatia, non interessa più la vita interiore dell'artista, dell'altro artista, è sostituita dall'etica o meglio dalla sua rappresentazione estetica di un etica che potrebbe non corrispondere alla realtà.
Si sta appiattando l'universo emotivo e si usa la logica per giustificare come carino l'oggetto artistico.
L'empatia verso un linguaggio artistico il secolo scorso avveniva per linguaggio diretto, tutto è diventato disimpegnato e il millenario linguaggio simbolico dei processi artistici è in difficoltà, il gesto artistico si omologa.
La prossima generazione di artisti rischia di essere monocervellotica, veloce, fredda e incapace di sintonizzarsi con le reali problematiche verso cui si rivolge.



giovedì 3 gennaio 2013

E.T.L.A.: Esercito Transnazionale Liberazione Artistica


l "sistema dell'arte", quello che si autorappresenta come "sistema dell'arte" è costituito da truffatori; è degenerato ed è corrotto.
La depravazione etica tradotta in estetica degli artisti che lo sostengono per vile interesse privato è vile e volgare, costituiscono il putridume e il corpo più ignobile dell'arte.
Questo comunicato dal sud di un isola è per dire a tutti gli artisti che lo rifiutano che questa è la nostra ora.
Il sistema è agonizzante, gli addetti ai lavori degenerano, gli artisti che ne fanno parte degenerano, sono moribondi e un moribondo prima o poi muore anche con l'accanimento terapeutico.
Questo sistema dell'arte morirà, lo sostituirà un altro, con un nuovo ordine di cose, questo sistema altro sarà il nostro.
Dovete combattere tutti il moribondo, lottare semanticamente con poesia per se stessi e per chi non sa combattere.
Avanti con il cuore puro, altrimenti non si vincerà nulla e sarà un ulteriore vittoria di una effimera squadriglia di avanguardia su di un altra, un gruppo di indigeni su un altro.
Combattiamo, ma senza odio, non attacchiamo, schiviamo e seguiamo il cammino.
Servono artisti di pace, la guerra tra artisti è funzionale ai tiranni.
Non restare passivi e neanche opporre resistenza, ma cervello, cuore e azione, per trovare la forza di essere artisti dell'unità dell'arte.

E.T.L.A.
Esercito Transanazionale Liberazione Artistica


mercoledì 2 gennaio 2013

Il giusto, il Tonno e Wanda Alì....


Leggo una dichiarazione imbarazzante di una tale Wanda Alì, Capo detrattore per la Sardegna della nota testata d'arte Art rapine  su Lorenzo il Giusto, toscanaccio, scuola renziana direttore del Man di Nuoro dopo avere fallito con lo spazio Ex3 di Firenze, Wanda Alì scrive pubblicamente così:

"Mi auguro che non si persista nell’errore di promuovere quasi esclusivamente i soliti vecchi “storici” sardi (dei perfetti sconosciuti al di là dell’isola) trascurando i contemporanei e che sopratutto si dia spazio alla pittura, ma non mi sembrano queste le intenzioni di Giusti, con la consapevolezza che gli errori si pagano, sopratutto se si persevera"

Riguardo al Giusto, altro non è che un Diretto re  strombazzato, anche grazie a complicita’ locali,  le RELAZIONI che i progetti del Man avrebbero dovuto avere con il Territorio sono praticamente ASSENTI.
Inutile importare nomi anche altisonanti, se non si creano le condizioni affinché’ costoro NON siano dei perfetti ESTRANEI per chi ospita.
Bisogna accettare supinamente il peso dei nomi che contano , solo perché supportati  ai suppostati artisti locali?
Il Gusto che ogni fine settimana torna a Firenze non riesce a coinvolgere Artisti che con i loro linguaggi possano interpretare in modo contemporaneo territorio e cultura locali e ci sono, basta sbirciare la programmazione del ControMan di Oristano per rendersene conto. 
Le sue mostre  mostruose non sono state concepite tenendo in considerazione quello che sta intorno al MAN e sono inserite di forza senza stabilire neppure una premessa di dialogo.
Residenze di artista?
Villeggiature in Sardegna a carico del contribuente, questa brutta abitudine di accettare tutto a scatola chiusa e zitti, fa veramente perdere la pazienza.


Firma? A posteriori....



FIRMA? A POSTERIORI PLEASE….

Mi racconta un artista non troppo anonima che ultimamente si recano nel suo studio figli di noti  esimi Maestri d'Accademia di arte decaduta partenopea per imparare a dipingere e anche per comperare suoi quadri da ri-firmare, fin qui tutto normale, storia che si riconferma, la cosa triste è nelle nuove tendenze di questi detentori politici degli spazi Accademici dell'arte che in nome della loro produzione sempre supina al mercato, distillano consigli imbarazzanti che offendono la loro intelligenza prima che quella dei loro interlocutori:

- Un consiglio per essere un artista trend da Accademia e non firmare il quadro anteriormente ma sempre posteriormente, il che equivale a consegnare il posteriore ai posteri, come se quando si firmasse un contratto a futura memoria si firmasse sul retro del contratto.

- Un altro consiglio per essere un Accademico artista trend è quello di evitare i telai di un tempo, così ci si risparmiano una serie di problemi come la cornice e la qualità del colore, telai spessi made in China e ti passa la paura di non decorare e anche la questione etica di se il lavoro meriti la cornice.

Gli Accademici si distinguono sempre per una idiozia diffusa e per cavalcare l'Accademico attributo di stato ponendolo al servizio del mercato.