Marco, il tuo nome è naturalmente associato all'operazione "di adescamento" che ti vedeva coinvolto nell'operazione dell'organizzazione della prima Biennale di Tirana organizzata da Flash Art e Giancarlo Politi nel 2001, curata di fatto da te o meglio da un finto Oliviero Toscani che poi si è scoperto essere te, come è nata questa operazione è stata progettata?
Mimmo:
Nel dicembre del duemila, spedisti un'e-mail a Giancarlo Politi, presentandoti come Oliviero Toscani.
Intuivi che stavi tramando la prima opera d'arte criminale del nuovo millennio?
ML:
Quando inizi un'opera senza un progetto, ti senti libero di esprimerti senza pensare alle conseguenze e da un piccolo movimento delle ali di una farfalla, si crea un terremoto: funziona sempre così, anche nell'arte. Si era entrati in una nuova epoca piena di foschi presagi e meditando sulla sporcizia che c'era in giro, scelsi di mettermi in gioco usando internet. Volevo farmi sentire senza farmi vedere e sfruttai la clandestinità, che si adattava alla mia mente camaloentica, costruendo, giorno per giorno, passaggi tra il mondo reale al mondo della finzione. Usai tutte le mie piccole conoscenze per bollire a fuoco lento l'arte contemporanea, governata da critici deficienti con artisti noiosi e strapagati. Se avessi esposto un quadretto del Lavagetto in una galleria a New York e se una collezionista me lo avesse comprato, non mi avrebbe dato quella soddisfazione che provai. Sapevo già che, prima o poi, sarei stato scoperto: l'arte senza rischio è priva di tensione. Questa è stata la prima operazione chirurgica-artistica che mi ha fatto capire quanto sia debole il sistema immunitario dell'arte. Se fossi nato nel Mondo Duplex, sarei già diventato famoso! In quel mondo cubico si può fare di tutto e i vigili ti fanno la multa perché non hai sporcato un muro, cose che sulla terra non si possono fare. Per tornare al nocciolo della questione, conoscevo Politi solo dalle sue lettere irritanti pubblicate sul suo giornale, un uomo che poteva accettare la sfida senza abbassare la guardia. Tornando alla questione del battito d'ali di una farfalla, la cosa che mi fece premere il grilletto, fu la classica hit parade dei cento artisti su Flash Art pubblicata nel 1999: io ero l'ultimo della lista ed il penultimo era Oliviero Toscani. Così, colsi l'attimo fuggente e cambiai identità usando un nome famoso e conosciuto solo per le sue continue provocazioni.
Con quello specchietto per le allodole ero sicuro che potevo manovrare di nascosto il settore debole dell'arte “per vedere l'effetto che fa”, come cantava il cinico Jannacci. Poi fu fondamentale l'ingenuità e, perché no, la ignorante resistenza del Politi che contribuì in toto a costruire un'opera senza dimensioni e incatalogabile.
Mimmo:
Ma Politi non ha mai avuto un sospetto, un minimo dubbio, che stava scrivendo a Oliviero Toscani?
ML:
Giancarlo era sicurissimo che, tutti i santi giorni, scriveva al “vero” Toscani. Nell'arte c'è sempre qualcuno che accetta il ruolo della vittima per aumentare il valore aggiunto... Politi ha partecipato casualmente ed io volontariamente. Lui si era immedesimato a tal punto che battezzò, i Fantastici quattro artisti di Toscani, sul suo giornalaccio con un titolo grottesco, “Saranno famosi".
Mimmo:
In nove mesi sei riuscito a partorire con facilità e con giubilo, le tue mostruose creature. Lo avevi già fatto in passato?
ML:
Nei primi anni Ottanta, avevo ideato un'Enciclopedia illustrata delle arti normali (Eian) con nomi di artisti fittizi, ma non potei pubblicarla perché non avevo i soldi e non avevo il permesso di usare immagini tratte da un libro per ragazzi. Per farti un esempio, usai il nome di Achille Bonito Oliva, storpiandolo come Avion Bolito spa. Usavo sempre pseudonimi: Aldo Samuele, Toni Kupì, Oreste Vitale, Santo Colella, Lorenzo Quadro, Tito Mussoni e mi fermo qua per non annoiarti.
Non trascurando che pubblicai nel 1984 su Panda's Over, un articolo Sulle false arti con artisti inesistenti. In quel tempo, non conoscevo Borges ma sarà stato il suo meme potente che si era già infilato nella mia mente. Arrivando al 2001, anno importante per cambiamenti storici, mi resi conto che avevo in mano una bomba, come quella scatoletta di cartone ticchettante che esposi nella Galleria Kaiman per il G8 nel 2001 di Genova.
Avevo un ordigno mediatico pronto per esplodere in faccia a quelli che guardavano solo programmi infarciti di commozioni pilotate, politicanti sempre in tv, con Vittorio Sgarbi onnipresente e gli opinionisti di bella presenza per dare un messaggio (?). Anche Sgarbi ne parlò su Il Giornale, citando la brutta figura che fece Giancarlo Politi, “invitando artisti inesistenti proposti da un finto Oliviero Toscani”. In quel momento, pregno di significanti e significati, avevo solo voglia di farmi una bella cagata in santa pace. E io la feci! una cagata assoluta, una situazione che coinvolse tante persone – giornalisti, critici d'arte, avvocati, puttane, clandestini e carabinieri – ribaltando completamente il concetto dell'arte. Vomitai quattro biechi personaggi votati all'attualità del secondo millennio quali il terrorismo, la pedofilia, la pornografia, il voyerismo, la guerra, la violenza e la religione.
Mimmo:
Ho letto il libro autoprodotto Il Complotto di Tirana e ho notato che, in alcuni punti, mancano i nomi e le corrispondenze sono state cancellate. A mio parere, sembra un “opera collettiva”. Come hai fatto a spedire quelle opere da Marrakesh, Gainsville, Lagos e da Moiola?
ML:
Sicuramente! Avevo un team di collaboratori e amici che contribuirono in ombra a celebrare questa opera barbarica. Ora non me la sento di fare nomi perché non mi va di essere di nuovo querelato. Se vai su Wikipedia e cerchi “Il Complotto di Tirana”, trovi anche il mio nome.
Un anno fa, su quella pagina, sembrava una operazione senza appartenenza e senza esiti. Adesso qualcuno – un ignoto wikipediano – ha avuto il coraggio di citarmi. Non so chi sia e non voglio saperlo.
Mimmo:
C'è stato qualche momento in cui ti sei sentito di mollare il colpo?
ML:
Se abortivo, non sarebbe mai nata questa creatura. Io ero il dottore e decisi di continuare fino alla fine. L’arte, se si può chiamare arte, continua a sopravvivere grazie agli imbecilli che c'hanno creduto, come Giancarlo. Il Politi giudicò “immagini estremamente interessanti, a detta anche di altre persone esperte, opere straordinarie, richieste da altri galleristi”...
Sì, persone esperte dei catarri nel mondo opaco dell’arte contemporanea.
Mimmo:
Esistono ancora i tuoi artisti?
ML:
Sì, ma non sempre. Vorrei aprire uno spazio per la Biennale di Bolzaneto. Se fosse vivo Vitelli, lo inviterei a suonare il suo violoncello presentando, musicalmente, i miei e i suoi cospiratori artisti.
MIMMO:
Per te cosa significa l'identità e come ti rapporti, concettualmente, con un'opera d'arte?
ML:
Per fare un esempio paradossale, Isidore Ducasse - che era stato uno dei primi situazionisti – scriveva: ”Scavare una fossa, spesso, sorpassa le forze della natura ”. E la performance di Bola Ecua, Funeral in Chinguetti, ne è stata la prova.
MIMMO:
Su cosa stai lavorando adesso?