- Concettualmente parlanti. - Alla fine del percorso voglio che le opere siano bruciate (come si dice a Roma "Jé daì foco").
Le ceneri delle opere vanno raccolte e gettate nell'azzurro mare di Sardegna, come ceneri di opera di artista. Brucerò di tanto in tanto qualcosa: Fuck al sistema!.
Questa è la mia versione del nuovo video dei Subsonica, "Lazzaro". I video del playback sono stati girati da Gianluca Signorino (Soundcave) presso i Four Studios. Il video scelto da una giuria e il video con più visualizzazioni saranno premiati da Wired e Subsonica in occasione dell'evento di Wired a ottobre 2014 e verranno aggiunti nei canali ufficiali dei Subsonica. Come già mi è capitato per qualche altro videoclip, pure questo si assesta e s'inserisce nella ricerca estetica che sto portando avanti da qualche tempo con i miei lavori di videoarte. SE VI PIACE CONDIVIDETELO, BASTA UN PLAY PER AIUTARMI (ma anche un like al video può essere utile per fomentare la mia autostima). Anche se odio queste strategie social social e mi appellerei volentieri alla sola giuria. A voi la scelta di visualizzarlo o meno.
Da sempre gli "addetti ai lavori" del sistema dell'arte italiano, mi accusano di essere un estremista; un articolo di "The Guardian" di qualche giorno fa, incredibilmente sembra darmi ragione (cosa ne penserà Giancarlo Politi?); una analisi che arriva dalla Gran Bretagna, la capitale dell'arte contemporanea e il vero nodo del sistema dell'arte, le cui quotazioni partono dalle case d'aste Christie's e Saatchi.
L'articolo a firma Mark Brown, recita tradotto più o meno così:
“Una ricerca mostra come il 70 % degli artisti che hanno preso parte a mostre supportate da finanziamenti pubblici non ha ricevuto alcun compenso.
La ricerca è parte di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Pagare gli Artisti”, che si propone di trovare un sistema più equo. (…) La ricerca suggerisce che gli artisti hanno percepito in media, in termini reali, circa £ 6.000,00 (circa € 7.400,00) in meno rispetto al 1997. L’organizzazione an (che ha condotto la ricerca) rappresenta 18.000 artisti, dagli esordienti ai vincitori del premio Turner. Ne sono stati intervistati più di 1.000, ed è emerso che:
il 71% di coloro che hanno preso parte a Mostre con finanziamento pubblico non ha ricevuto alcun compenso. Di questi,il 59% non ha avuto neanche un rimborso spese. Il 63% ha dovuto declinare inviti di partecipazione a mostre perché non può permettersi di lavorare gratis.
Il 72% degli artisti intervistati guadagna meno di £ 10.000,00 (circa € 12.400,00) all’anno (….) la campagna è sostenuta dalla Galleria Showroom che ricava il 40% delle sue entrate dall’Arts Council England (un Ente Pubblico che è finanziato dal Governo e dalla Lotteria nazionale) (….) La Galleria organizza 4 mostre all’anno che sono il risultato di nuove commissioni ad artisti che vengono pagati una media di £ 2.000,00 (circa € 2.500,00) a mostra (oltre al rimborso spese NDR). la Direttrice Emily Pethic ha dichiarato che le piacerebbe pagare di più perchè la risorsa principale degli artisti è il tempo.
“Per aver quel tempo gli artisti devono essere pagati. E’ importante far emergere la rilevanza economica dell’arte. C’è molta produzione culturale in questo paese ma le persone che sono pagate di meno, all’interno di questo processo, sono proprio gli artisti. C’è bisogno di un grande ripensamento.” Che altro aggiungere? Non si tratta in questo caso di riflessioni di una artista come me "dilettante e disobbediente" o un "no global da Rione Sanità"; ma si tratta di una critica al sistema dell'arte contemporanea liberista e occidentale che arriva al cuore dello stesso, il fatto che tale articolo compaia su "The Guardian" ci da anche la misura di quanto siano mediocri, zerbini e periferici gli addetti ai lavori italioti, loro ma anche le forze politiche di riferimento incapaci di normatizzare in altra maniera, un sistema terra di nessuno, dove l'artista è uno schiavo al soldo della sua libertà di firma, a patto che riesca a essere venduta a un prezzo di mercato che consenta di guadagnarci a tutti gli investitori, eccezion fatta che per l'artista.
scrivo dopo avere assistito ieri,in diretta nazionale, al concertone “Sardegna chi_ama”, a
sostegno dell’isola per la catastrofe dell’alluvione dello scorso Novembre.
Non voglio polemizzaresulle scelte artistiche, ma soltanto fare un ragionamento, come tutte le
catastrofi, l’alluvione e la tragedia dell’isola, ha avuto un ampia risonanza
mediatica ed è bello vedere tanta solidarietà e tanta manifestazione d’amore e
passione verso questa terra, che vivo oramai da quattordici anni.
In quattordici anni, ho avuto la fortuna di interagire con
degli artisti che quotidianamente vivono, somatizzano e metabolizzano le
infinite sofferenze e problematiche di questo territorio, che ne costituiscono
l’anima e l’essenza attivistica, poetica e anche politica.
Lodevole che
grossi nomi del panorama artistico musicale italiano, abbiano aderito alla
causa del concerto solidale a costo zero, anche se si potrebbe fare un
ragionamento sui costi degli hotel di tutti gli artisti coinvolti con il loro
entourage al seguito e la relativa diretta nazionale, che potrebbe fare pensare
a scopi pubblicitari e promozionali invece che sociali, ma non è questo il
punto su cui vorrei ragionare, non voglio passare come un qualunquista in cerca
di polemiche pretestuose.
Il punto su cui vorrei soffermarmi, è l’omissione, il non
pervenuto, nella mancata partecipazione di artisti che da almeno vent’anni
animano la scena artistica isolana, con un loro pubblico reale che li segue
nelle varie comunità isolane; artisti di grande spessore e dalla ricerca
artistica di grossa qualità, che in nome della loro localizzazione geografica,
sono spesso ignorati dai media nazionali.
Non sarebbe stata questa una bella occasione, per diffondere
un tale patrimonio culturale e artistico sommerso?
Faccio qualche nome, in ordine sparso, di quelli che
considero “Giganti di Momti Prama” che questa terra si ostina a non
mostrare:Joe Perrino, Tamurita, Alberto
Sanna, Quilo dei Sa Razza-Maloscantores, Randagiu Sardu, Almamediterranea, Claudia
Aru, Dr Drer e Crc Posse, i Balentia (che forse neanche lo si sa, ma sulla
tragedia hanno anche scritto un meraviglioso pezzo), Ratapignata,Marco Fadda, Lucido Sottile e molti
altri.
Questi artisti sono stati invitati o sono stati
deliberatamente ignorati, perché forse “troppo politici” (cito Caparezza, tanto
siamo in tema)?
Termino il ragionamento per farle capire dove voglio andare
a parare:
Come mai, in un’occasione espositiva e solidale
mediatica (che ci sarebbe stata comunque visto il livello della tragedia), che (senza
nulla togliere agli artisti presenti, sardi e non, tutti di grande livello e
qualità) poteva dare forte visibilità nazionale a artisti isolani che da anni
fanno un lavoro serio di militanza artistica e politica per la loro terra
costituendone l’anima, questi siano puntualmente nascosti, occultati e omessi?
La solidarietà può essere simpatica o antipatica o più
o meno mediatica?
Sarà forse perché bisogna continuare a mostrare
l’isola come il cliché richiede?
Bella, povera, da amare in maniera incondizionata e
assistenzialista, in questa maniera, non solo si è tutti sardi (senza distinguo
tra vacanzieri e residenti), ma si è anche tutti Italiani, in nome dell'arte,
senza stare troppo a chiederci quale e cosa sia arte in una comunità e in un
territorio sofferente come questo.