giovedì 3 luglio 2014

FATE L’AMORE, NON FATE L’ARCHITETTURA !!!

FARE L'ARCHITETTO NONOSTANTE TUTTO - di Na Tizia

Si definisce Architetto una figura mitologica, parte artistica e parte tecnica che, dopo aver sostenuto 30 esami universitari ed un esame di abilitazione professionale, si ritrova nei primi dieci anni della sua carriera a "tirar linee" presso lo studio di un collega senior, guadagnando meno di € 1.000,00/mese. 


Quando il povero sventurato decide di provare a far decollare la sua attività di libero professionista deve:
-  iscriversi (a pagamento) all'ordine professionale e all'Inarcassa, versando il 10% del fatturato (per poi avere, dopo 30 anni di attività, una pensione di 700 euro).

-  stipulare (a pagamento) una assicurazione professionale; dotarsi (a pagamento) di firma digitale; abbonarsi (a pagamento) alla piattaforma Sister.

- curare (anche a pagamento) il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale; acquisire almeno 90 crediti formativi professionali ogni tre anni (con un minimo di 20 all’anno, di cui almeno 4 sui temi della Deontologia e dei Compensi professionali).

- dotarsi (a pagamento, circa € 1.200/anno), a partire da domani, 1 Luglio 2014, di Pos per consentire ai clienti che pagano, di farlo tramite bancomat; seguire un corso intensivo di circo per imparare a fare i salti mortali in modo da procurarsi lavoro; dotarsi di scarpe da ginnastica comode per correre dietro ai clienti morosi. 

- Con l’abolizione delle tariffe, poi, lo sventurato deve giocare al ribasso, rendendosi conto che lavora non chi è più competente ma chi è più conveniente.

Il povero sciagurato, quando poi decide di uscire per distrarsi un pò, troverà sempre, nel corso di una cena, una persona che gli dirà " ah sei Architetto, ho in borsa la piantina della casa che ho appena comprato, mi dai qualche idea al volo?" o peggio ancora " sei Architetto? Anche mia moglie ha buongusto .."
 

Allora diamo i numeri:

Dal rapporto 2013 CNAPPC/CRESME, in Italia ci sono 150.000 architetti, 2,5 per 1000 abitanti, in Europa 1 Architetto ogni 1000 abitanti; in 20 anni gli architetti sono raddoppiati; il 40% degli architetti è costituito da donne; a 10 anni dal conseguimento del titolo, il reddito mensile medio netto è € 1300; per il 32 % degli architetti l’insoluto raggiunge il 20% del volume d’affari annuo ed infine sono necessari 150 giorni per ottenere un pagamento dalla pubblica amministrazione, 117 dalle Imprese.

Dopo queste premesse non mi resta che rivolgermi ai miei colleghi, Architetti, Paesaggisti, Pianificatori, Certificatori, Impiantisti, Designer, Urbanisti, Ctu: 


FATE L’AMORE, NON FATE L’ARCHITETTURA !!! 

Così in questa giungla siamo in meno a lottare per la sopravvivenza. Ad ogni modo, qualunque cosa vogliate fare, l’amore o l’architettura, fatelo con passione, così come faccio io!

domenica 29 giugno 2014

T.A.M. Cagliari al Camo (CN)


Ma chi vi ha detto che le opere non si possono toccare? 
In certi Musei d'Arte Contemporanea, è addirittura possibile prelevarle, portarsele a casa e creare la propria collezione d'arte contemporanea privata.
Ma quale è il confine tra pubblico e privato nel sistema dell'arte contemporanea?








T.A.M. Cagliari nr.21 # Roberto Fassone vs Luca Rossi.


Retextures








www.p-ars.com

lunedì 23 giugno 2014

"Io, tu e Marco Travaglio" di Delfo Cantoni

Caro Domenico Mimmo di Caterino,
io non conto un cazzo, non sono un vicedirettore di giornale con il suo bacino di pubblico ed amici, lettori.
Travaglio?
Scrive bene e quando le belle bandiere non sventolano io mi chiedo il perché?
Non c’è fiducia nelle persone che ci rappresentano ed arrivano i Travaglio a dirci chi sono questi signori di cui voi non sapete, ma siete pure cittadini.
Certo anche D’Alema tirano fuori che usasse delle escort per chiudere importanti affari a Taranto, con imprenditori.
Non lo so, non ci credo, continuo a pensare al compromesso storico come giacobinismo nero ma è gente onesta quella che viene dal PCI.
Regna la concussione reato tra i più gravi verso la pubblica amministrazione.
Lo sanno i politici lo sanno i comuni cittadini.
E' diventato un sistema.
Se io vedo un convento, non mi interessano le preghiere, ma capisco dall’orto di cosa campino questi signori.
Il resto è sovrastruttura.
Presidente Napolitano un onorificenza della Repubblica un bandito?
Come Bonito Oliva.
Aveva ragione un altro Domenico.
Non te.
Hanno i socialisti, usato la cosa pubblica per favorire i loro amici di fatto clienti.
Dopo venti anni di basso impero, politici e circo ci hanno dato la nausea.
Perché invece di applaudire la magistratura non canto con Faber w Don Raffaele?
La camorra da lavoro.
Dategli un premio di odore repubblicano a Cutolo.
Lo avete dato ad un altro grande camorrista come Bonito Oliva.
Chiudo il cerchio verità su due morti quella di Claudio Cintoli, lasciato su una panca dell’ospedale romano "Umberto primo".
Un ictus, scambiato per ubriachezza molesta.
La massoneria e le corti di giustizia a volte si danno la mano.
Sono state cancellate le responsabilità di quella morte.
Ci lasciò un grande artista.
Della lotta di classe in Italia, dei morti.
Anche i carabinieri praticarono con il generale Dalla Chiesa la tortura bianca.
Davano da bere acqua e sale legando a dei tavolacci i futuri pentiti delle brigate rosse.
Caselli non si può toccare è mezzo eroe e mezzo santo di fatto, è un boia di stato con polizie segrete ai suoi ordini.
Di un'altra morte voglio sparlare così la misura è piena.
La morte di Serpico un poliziotto ucciso da quella destra neo nazista che voleva emulare le brigate rosse.
Nar o terza posizione.
Di fatto, questa feccia negli anni ottanta controllava il quartiere Salario Trieste.
Da li vennero i massacratori del Circeo, amici di questi signori promossi a rivoluzionari, di fatto solo trucidi assassini.
Un omicidio davanti al liceo romano Giulio Cesare.
Solo efferati assassini, mai rivoluzionari quelli della cosiddetta estrema destra.
Non sono cerchio bottista, la lotta di classe continua, Caselli per i suoi metodi doveva essere radiato dalla magistratura e il defunto Dalla Chiesa era iscritto alla loggia P2.
Oggi la destra si definisce antisistema, sono solo servi e delatori dei servizi alleati in quei nuclei cosiddeti di difesa dello stato, stato ombra che ha compiuto le stragi pensate ai Freda ai Ventura.
In vacanza in Grecia o da Franco è esistita un internazionale nera antisemita, razzista adesso stanno andando a Kiev.

Delfo Cantoni




domenica 22 giugno 2014

Io, tu, Pierpaolo Mameli e Toni Negri.

Pierpaolo Mameli, accompagna musicalmente la lettura del testo "L'Europa e l'Impero" di Toni Negri.

martedì 17 giugno 2014

INSOPPORTABILE PUZZA DI STANTIO di Angelo Billia

INSOPPORTABILE PUZZA DI STANTIO di Angelo Billia

Il sistema è semplice e dei più collaudati, ogni volta che si vuole prendere a calci la parte migliore della contemporaneità, quella, per capirci, che è tale perché effetto di un sostanziale rinnovamento positivo del passato, non c’è di meglio che un’espressione di disgusto, unita al piglio spregiudicato, attribuito, in modo tanto fraudolento quanto convincente al mondo giovanile. 


L’operazione così concepita risulta tanto più riuscita quando, come da tradizione, viene supportata anche da personalità “progressiste” che devono la loro fama alla magnanimità dei media, sempre attenti al “pluralismo”, idoneo a dare la sensazione di servire una democrazia applicata.


Il tutto, in questo momento, ha lo scopo di scardinare, anche formalmente, una costituzione che, per gran parte della sua essenza non è mai stata applicata e la forma parlamentare da essa concepita. 


Eppure, come si sa, non si tratta di una costituzione socialista. Semplicemente riflette il tempo in cui, in Italia, i rapporti di forza fra capitalismo e classe antagonista, per alcuni erano sbilanciati a favore di quest’ultima.

Le riflessioni che si possono fare sull’argomento sono centinaia, ma basta per tutte la constatazione che il capitalismo, quello stesso che ha costruito e usato l’ideologia fascista, si è preso la sua rivalsa nei confronti della resistenza costruendo un’Europa a sua immagine e somiglianza. 


Il risultato sotto gli occhi di tutti è costituito dal suo pasto insaziabile a spese delle masse lavoratrici dell’intero continente.

La classe dirigente, come ha dimostrato la storia, tanto più è famelica e tanto più ha bisogno di un ordinamento repressivo, idoneo a coprire “politicamente”, culturalmente e materialmente il fiero pasto. Ecco quindi gli uomini di mano necessari: Napolitano, Monti, Renzi. 


Volto rassicurante, pacatezza espressiva, manuale del perfetto depistatore in mano e spietatezza nelle decisioni, è questo il curriculum necessario per accedere alle vette del comando.

Quando il meccanismo è ben oliato tutta la struttura agisce come un sol uomo. 


Due milioni di voti delle cosiddette primarie trasformano un imbonitore da fiera in imbonitore nazionale e il 40% del 57% dei voti lo trasforma in maggioranza assoluta. 

Tanto è bastato per garantire la vittoria della marcia su Roma del moderno duce. 

E come allora, mentre s’appresta a trasformare quell’aula sordida e grigia in un bivacco per i figli del PD, per giunta senza Aventino perché manca ogni tipo d’opposizione reale, il moderno istituto LUCE (il serraglio dei media nazionali) s’affanna a presentarlo come il condottiero senza macchia e senza paura, per coprire il fatto che la guerra di Renzi, esattamente come quella di Mussolini, è prima di tutto condotta contro il suo popolo.

Ovviamente, perché l’operazione proceda senza intoppi qualche contentino bisogna pur darlo.

 Ecco, quindi, l’argomento degli argomenti: la corruzione. 
Questa “novità assoluta” che merita tutta la spietatezza del duce (in guerra tutti i soldati sono sacrificabili). 
Quindi, mentre sul campo di battaglia si contano a milioni le vittime falciate, qualche migliaio “suicidate”, il resto trasformate in semi vivi dalla mancanza di lavoro, l’attenzione viene concentrata sui ladri, come se la rapina sulle masse non fosse dovuta prima di tutto all’obolo sostanzioso strappato al popolo per “nutrire” una classe di parassiti. 

Eppure, telegiornali a parte, chiunque è in grado di capire che la corruzione ha fatto sempre parte integrante di questo sistema sociale; era l’essenza della monarchia applicata, lo è stata per il fascismo, lo era per lo Stato a conduzione DC prima, DC PSI poi, per quello aziendal populista e lo è per quello a conduzione Napolitano & c.. 

Tant’è, è un argomento talmente “nuovo”, da divenire periodicamente uno dei cavalli di battaglia preferenziali di tutti gli aspiranti alla gestione della galera eufemisticamente chiamata Stato. 

Si solletica il meccanismo mentale del linciaggio, secondo il quale il nemico principale è colui che ruba il cavallo e si considera galantuomo il banchiere che deruba tutti indistintamente.

Semplificando, anche l’avventura aziendal populista di Grillo è l’effetto di questa logica perversa, la stessa che, forse con maggior consapevolezza e soprattutto credibilità per gli interessi profondi che devono essere tutelati, presiede all’operato di Napolitano Renzi. 


Del tutto logico che, dopo il tentativo di spallata fallito, Grillo ricerchi la collaborazione con Renzi, sia pure da posizioni di concorrenza, ambedue hanno il compito di assicurare il restailing dell’immagine fornita dal potere parassitario e, soprattutto, adeguare gli strumenti legislativi a copertura dei suoi perfezionati modelli di rapina.

Nell’opera di depistaggio culturale propedeutica al progetto autoritario, un ruolo di primo piano è svolto dall’operazione mediatica che può essere semplificata con “negativo uguale vecchio”. 


Vecchie sono le ideologie, vecchi i partiti che le veicolavano, vecchie le dialettiche che permettevano a chi rappresentava i deboli di limitare i danni, vecchi gli ordinamenti dello Stato che permettevano una qualche voce in capitolo alla classe subordinata. 

Ovviamente il tutto non può essere reso credibile senza una martellante opera mistificante degli aspetti positivi di quel passato. Ecco, quindi, i “ragazzi” di Salò messi sullo stesso piano dei partigiani, i comunisti uguali ai fascisti, i personaggi più ambigui dei partiti del dopoguerra trasformati in modelli ad uso e consumo di chi, oggi, vuole portare a compimento i loro progetti.

Non c’è da stupirsi se, anche fra chi fino a ieri si definiva di sinistra, questa campagna è riuscita a fare proseliti. 

Chi oggi storce il naso di fronte alla parola partito, consapevolmente o no è il prodotto di quest’operazione. 
L’ipercriticismo apparente che permea ormai vastissimi settori della società non è altro che la rinuncia effettiva all’esercizio stesso della critica, per la semplice ragione che prende di mira i picciotti in secondo piano collaborando con la cupola di cui sono espressione.
Cambiare perché nulla cambi è la parola d’ordine del capitale, guai a noi, se non saremo capaci di cambiare perché tutto cambi.