sabato 13 dicembre 2014

T.A.M. al Planetario di Palermo.



T.A.M. ( DI CATERINO-ARDAU ): "SE VABBE' SU GRATISSE?"
1) I lavori sono liberamente prelevabili da chi lo desiderasse, è il privato, lo spettatore e il fruitore a determinare il valore simbolico e affettivo che determina una operazione artistica.


2) Lo spettatore che decide di ritirare l'elaborato, ha a disposizione un pennarello con il quale firmare il o i lavori che intende prelevare, altrimenti avrà un lavoro non firmato e non autenticato da lui stesso (sarà impossibile ricostruire le vicissitudini di una operazione artistica a così ampio raggio di interconnessione).


3) Una volta firmato il lavoro, lo spettatore che lo preleva, per la sua abusiva e privata collezione d'arte contemporanea, s'impegna a farsi fotografare con i lavori prelevati e a postare o fare postare dall'organizzazione dell'evento culturale il proprio lavoro tramite facebook con tanto di tag agli autori, allo scopo di documentare negli anni tutta l'operazione e anche l'itinerare dei lavori sulla piattaforma di movimento www.tavorartmobil.blogspot.it.
"L'idea è quella del selfie (sotto la luna) condiviso, da un lato c'è l'opera dell'artista al muro, dall'altra il suo processo di condivisione, che si completa con l'interazione dello spettatore che firma, data e condivide per autentificare la sua presenza attiva nel sistema linguistico dell'arte, restituendo tramite il prelevamento condiviso, con lo stesso "gesto"artistico, il processo del fare al suo moto circolare attivo, rotazione e rivoluzione sono i moti che dalla terra permettono di vedere la luna".




Opening Sabato 13 dicembre 2014, ore 19.00

Venti gli autori che si confronteranno sul tema della luna: Gianni Allegra, Giacomo Barrano, Angelo Bramanti, Andrea Branciforti, Gino Casavecchia, Antonio Curcio, Daniele D’Antonio, Demetrio Di Grado, Giusi Di Liberto, Salvatore Lanzafame, Salvo Ligama, Anna Marconi, Gabriele Raimondo, Jimmy Rivoltella, T.A.M. ( Di Caterino – Ardau), Roberta Toscano, Daniela Tosto, Emanuele Vittorioso, VladyArt, Willow.

La mostra, in collaborazione con Urania, e organizzata e curata da Demetrio Di Grado, associazione ManSourcing, con il patrocinio dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), si terrà al Planetario, piazza San Francesco di Paola n.18, a Palermo.

dal 13.12.2014 al 01.02.2015 – da lunedì a sabato ore 17/22, domenica ore 10/13 e 17/22
dal 10.01.2015 al 01.02.2015 – solo il sabato e la domenica







"Nuove frontiere per il sistema dell'arte a Palermo: Mostra collettiva MOON al Planetario di Villa Filippina.
Opera di T.A.M (DiCaterino-Ardau).
Come istruiscono gli autori, il visitatore si appropria di una delle opere, non firmate, le attribuisce il valore emozionale che motiva la scelta, appone la propria firma e si fotografa insieme con l'opera. Questa da me prelevata, con un occhio chiuso e uno aperto, per me rappresenta la società moderna, occhi chiusi o aperti a convenienza;  contemporaneamente mi è congeniale perché rappresenta un ammiccamento, come a dire : ti tengo d'occhio!"
 

Eugenio Sinatra

IL BUONSENSO DEL “BUON PADRE DI FAMIGLIA” di G Angelo Billia.

IL BUONSENSO
DEL “BUON PADRE DI FAMIGLIA” di G Angelo Billia.


Moneta elettronica, assegni al di sopra delle piccole cifre, niente discrepanze fra le entrate e le uscite, ecc. Lo Stato non lascia nulla al caso, denunci per e la carta igienica che usi costa y? 

E’ evidente che tu evadi, semplice no?
Chissà come mai “l’occhiuto” perde smalto quando arriva a ridosso della cosca?
“Il buonsenso del buon padre di famiglia”

Quest’espressione abusata senza ritegno, in un paese dove abbondano i padri di famiglia carichi di buonsenso, che non sanno che farsene visto che non serve a nulla per mettere insieme il pranzo con la cena, viene in mente quando il “pubblico”, cioè la parte visibile della cosca, insiste varando progetti che, valutati col metro del “buon padre di famiglia” lasciano perlomeno straniti.
Qualche esempio? Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Dov’era la logica nei finanziamenti pubblici alla FIAT, decisi per aiutare la produzione a salvaguardia dei posti di lavoro?

 Nessuno si è accorto che i soldi rimbalzavano direttamente negli utili degli azionisti? 
E che dire del ricorso immediato alla cassa integrazione quando i finanziamenti finivano? 
L’”occhiuto” è davvero strano se non si è accorto che con gli stessi soldi, anzi, forse addirittura risparmiando, avrebbe potuto tranquillamente pagare direttamente gli stipendi. 
Non si trattava, allora, di atti pubblici confezionati per favorire interessi privati?
Che dire dell’idrovora mangiasoldi pubblici definita TAV? 

Tutto corretto? 
Il fatto che ci sia già una linea ferroviaria che copre lo stesso percorso, utilizzata ampiamente al di sotto delle proprie capacità, è lì per dire che l’interesse pubblico non ha valore, perché nel paese dove formalmente si finge d’incentivarlo, in realtà ciò che conta davvero è l’interesse di cordate "imprenditoriali" che con il pubblico c’entrano come i cavoli a merenda.
Dov’è la logica nella trasformazione delle città in monoblocco cementizi gremiti di appartamenti vuoti? Molte delle speculazioni edilizie di questi anni hanno la particolarità di essere incomprensibili secondo il metro del “buon padre di famiglia”.
E’ vero, spesso sono edifici per ricchi, cresciuti nelle zone di pregio, a volte grazie alla “bontà” di un Demanio che rinuncia a ciò che in teoria sarebbe irrinunciabile, ma ciononostante anche alcuni di questi edifici rimangono vuoti.
Se sono operazioni apparentemente in perdita dov’è l’inghippo? 

La “manica larga” degli amministratori pubblici sarebbe quindi sprecata?
Come si vede basta allungare il dito in qualsiasi direzione, per trovare elementi che solo con molta benevolenza possono essere definiti sospetti, incongruenti secondo la logica del “buon padre di famiglia”, ma perfettamente digeribili per istituzioni che, per “decenza” continuano a chiamarsi pubbliche e democratiche.
La conclusione desolante è solo ed incontestabilmente una: 

la Repubblica è stata ceduta armi e bagagli a chi vede nell’interesse pubblico esclusivamente una montagna di quattrini. Che sia il caso di prenderne atto e comportarsi di conseguenza?


venerdì 12 dicembre 2014

LA MADRE DELL’EVERSIONE di G Angelo Billia

LA MADRE DELL’EVERSIONE  di G Angelo Billia

“L’antipolitica è eversiva, bisogna colpire i corrotti, ma combattere l’antipolitica”. Afferma all’incirca Napolitano.
Si possono dare molte definizioni della politica e tutte fondamentalmente corrette. 

Era politica quella che la monarchia esercitava per affermare il proprio dominio, lo era quella del ventennio, quella dei padri costituenti della repubblica democratica e lo è quella di una masnada di faccendieri che gestiscono il potere, per conto terzi, nella maniera più confacente alla loro natura e a quella dei loro committenti, cioè quella borghesia riverniciata, che fa capo a gruppi imprenditoriali, spesso sovranazionali, a gruppi speculativi ad essi collegati e alle banche, autentico crocevia dei loro variegati interessi.
Stando così le cose, bisogna pensare che, Napolitano si rifaccia ad una definizione tanto generale quanto generica della politica?
Si potrebbe, ma se parla d’eversione qualcosa non torna.
Per limitarsi agli ultimi anni, quelli in cui, finalmente, la politica migliorista, tanto cara al Presidente, è entrata nella fase di concretizzazione definitiva, è sufficiente ricordare Monti, l’impiegato modello dei banchieri europei trasformato in un batter di ciglia in Senatore a vita e Presidente del consiglio.
Ma non bastava, il lavoro sporco svolto dal bocconiano aveva bisogno di essere proseguito, oltre che nel paese rapinando al popolo lavoratore tutto il rapinabile, anche a livello istituzionale, per rendere le istituzioni stesse adeguate, anche formalmente, alla macelleria sociale necessaria ai nuovi assetti interni ed internazionali della borghesia.
Ecco quindi il chierichetto fiorentino, anch’egli mai eletto in Parlamento, sostituire con l’eloquio fluente degli imbonitori da fiera, l’arcigno professore.
L’operazione patrocinata dal Presidente, diviene cristallina se si considera che avviene con l’ausilio di un Parlamento il quale, in quanto composto da nominati, ha cessato di essere quello della Repubblica per caratterizzarsi come luogo d’incontro di dipendenti privati pagati con denaro pubblico.
Ma l’autentica chicca è costituita dal fatto che quest’accozzaglia indefinibile è al lavoro sotto l’alto patrocinio di Napolitano stesso, per modificare non solo le leggi ordinarie, bensì la stessa Costituzione. Si noti bene che, il Presidente ha la “decenza” di non dire mai che il Parlamento è esautorato dal Governo per l’infinito ricorso ai voti di fiducia e ai decreti.
Intanto, di quando in quando, si scopre che cotanta “politica” si esprime anche con la corruzione.

 Mafia capitale è solo l’ultima finestra su un cortile nazionale dove le bande “politiche” dettano la loro legge, dando una vigorosa mano alla spoliazione del paese con un intreccio inestricabile fra politica e mondo degli affari. 
Guardando con un minimo di buonsenso ciò che accade anche nelle più minute realtà territoriali, ci si rende conto che mafia capitale è, banalmente, il sistema paese, com’è stato costruito dalla politica dominante.
Vale appena la pena di ricordare, quand’anche la purulenza del bubbone sia tale da forzare finalmente i dipendenti che stanno in Parlamento, che nessuna legge, per la parte punitiva può essere retroattiva e che, comunque, la legge non è uguale per tutti.
Queste sono alcune delle ragioni che rendono evidente l’obiettivo degli strali presidenziali, non ridare centralità e legalità costituzionale al Parlamento, ma puramente e semplicemente far accettare come normale e non eversivo il regime che con tanta cura ha contribuito a costruire.
In queste condizioni è fuori discussione che i parametri della politica a cui eravamo abituati sono saltati. L’opposizione, consistente in un barcamenarsi in cambio di qualche risultato, che non modifica il quadro generale, mostra sempre più la sua natura d’espediente di bassa lega per garantirsi un posto al sole. 

I tempi sono maturi per un’opposizione a tutto campo, che non può essere disgiunta, mai, dalla prospettiva di una società diversa, radicalmente alternativa agli interessi tanto cari al pluripresidente e ai suoi rappresentati.



Domando se questa poesia è fuori tempo, superata, obsoleta.
Personalmente l’ho sempre in mente.
La ricordo quando assisto agli sfratti dei più deboli, nell’indifferenza di gran parte di quelli che la casa l’hanno ancora.
Quando vedo caricare i ragazzi dei centri sociali, nel silenzio dei ragazzi altrettanto senza futuro, ma molto sospettosi verso quelli che il regime definisce violenti;
assistendo al cinismo ignavo degli “spettatori”, quando il bersaglio sono zingari ed extracomunitari;
guardando alla tolleranza verso la violenza delle “sentinelle in piedi”, perché tanto è roba da matti e al massimo riguarda “solo” gli omosessuali;
osservando lo scempio delle istituzioni ad opera della nota banda e tutti gli “insigni costituzionalisti” della domenica voltarsi dall’altra parte, dopo qualche brontolio;
ascoltando le proteste dei lavoratori dell’ultima fabbrica che chiude, in ordine di tempo e il silenzio di chi dovrebbe solidarizzare lottando e non lo fa, fingendo di non sapere che, prima o poi toccherà anche a lui.
-Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)


giovedì 4 dicembre 2014

"I ZINCHERI, SONO STATE GLI ZINCHERI. STATO ATTENTI AGLI ZINCHERI QUANDO USCITO DA CASA". di Luciano Perrotta

"I ZINCHERI, SONO STATE GLI ZINCHERI. 
STATO ATTENTI AGLI ZINCHERI QUANDO USCITO DA CASA". di Luciano Perrotta

La stampa, da due giorni a questa parte, riporta notizie che, bene o male, tutti noi che viviamo a Roma sappiamo da tempo. 

Tante volte abbiamo fatto spallucce, oppure ci siamo abbandonati ad un moto di rabbia davanti allo sportello quando si è trattato di pagare l'ennesimo balzello. 
Viene spontaneo prendersela cogli amministratori di questa città, dare tutti i torti ai politicanti di turno, sventolando la bandiera del giustizialismo; ma essendo loro inarrivabili
perché scortati da energumeni alti due metri, ce la prendiamo con gli extracomunitari o, se loro sono assenti, con il vicino di pianerottolo. 

Gli altri sporcano ovunque, non pagano il biglietto del bus e le bollette dell'acqua, noi no, noi siamo cittadini probi con l'amor patrio nel cuore e senso civico che sprizza dai nostri pori.
Carminati e Buzzi e Alemanno sulle prime pagine di ogni testata. 

Quest' ultimo riuscirà a cavarsela, ne sono certo, benché abbia aiutato i suoi amici palazzinari a distruggere Roma. 
Eh si, bisognerà pur stoppare le frenesie dei costruttori edili, delle agenzie immobiliari di mezza capitale, se si vuole porre fine alle occupazioni abusive e al mercanteggiare truffaldino che ne consegue. 
Gli alloggi popolari a Roma ci sono, ma non vengono affidati per favorire questi signori, ché se le case IACP od altri immobili venissero davvero affidati a chi ne ha realmente bisogno e da anni è in lizza, la bolla del mercato immobiliare scoppierebbe.
In fondo alle pagine di tutte le testate, in piccolo, le notizie sui misfatti degli agenti di polizia che hanno aiutato Carminati. 

Notizie che passano. I politici, a quanto pare, sono gli unici capri espiatori. 
I titoloni di giornali indipendenti per modo di dire, scrivono a caratteri cubitali, in neretto, i nomi dei politici responsabili dei rapporti fra Stato e Mafia Capitale, ma non parlano del poliziotto corrotto che applaude estasiato alle gesta dell'ex capo dei Nar:
 "...Sono affascinato...Starei qua due giorni a sentirti, anche se non sei un santo...". Criminali che spalmano di merda i cadaveri degli agenti che da vivi furono ligi al dovere.
Mafia Capitale è ovunque. 

Costituiscono associazioni a delinquere anche i vigili sensibili alle mazzette che se ne fregano della viabilità, i tanti cacciatori che, bardati come soldati e muniti di costosi fucili, sparano quintali di piombo nelle campagne circostanti Roma.
I problemi sono altri. 

Il sette per cento di extracomunitari presenti, per esempio, i zincheri che fregano il ferro e il rame, i ladri di polli, i pensionati che escono dal Discount senza aver pagato il formaggio.




JOBS ACT di G Angelo Billia

I violini piangevano, le cetre guardavano meste i rami dei salici lontani e la campana esalava l’ultimo rintocco funebre, mentre i becchini della Repubblica gettavano le ultime palate di terra sulla “Repubblica fondata sul lavoro”.
ROMA, mentre l’istituzione giudiziaria pensa a ripulire alcune delle croste purulente, spia incontestabile della fase in cui la malattia preludeva alla fase terminale, la feccia della politica, occupante ormai stabilmente le istituzioni, effettuava l’ultimo massacro legislativo: sì al jobs act.
Fuori, facendosi largo fra le mille corruzioni, anche spicciole, della città eterna, una Roma giovane e determinata affrontava a muso duro l’apparato repressivo del regime. 

Non passerete, dicevano, stringendo l’estremità del manganello, nerboruti giannizzeri in divisa.
 Nella migliore tradizione della sbirraglia al servizio dei potenti stavano negando l’ultima possibilità di difesa ai condannati.
Da oggi i padroni tornano ad essere tali in tutto e per tutto, il velo legislativo, utile più a dare l’idea che anch’essi fossero soggetti alle regole comuni, piuttosto che a tutelare i lavoratori fino in fondo è caduto. Il padrone è lo Stato, all’occorrenza tuo padre, il tuo aguzzino, colui che determina come sarà la tua vita e quindi la tua morte.
D’ora in poi sai ciò che prima a volte non vedevi, tu non hai mai avuto patria.

 Quando t’inducevano ai festeggiamenti celebrativi, celebravano il loro potere su di te e tu facevi ala a trionfi che tu stesso avevi pagato. 
Quando sfilavi nelle feste del lavoro, senza capire che il parassita, se non vuoi i danni che causa, lo devi eliminare e non c’è compromesso che tenga, quando guardavi fiducioso a dirigenti che curavano amorevolmente le loro carriere, beh, oggi lo capisci, sei stato preso in giro.
Occorre ripartire da quei volti giovani che ieri assediavano il potere, occorre farlo sapendo che sono disarmati perché le generazioni del dopoguerra sono state inconcludenti, nella migliore delle ipotesi auto celebrative e nulla hanno trasmesso del patrimonio di conoscenze, di esperienze spesso anche negative che pure si è accumulato.
Il mostro, cioè il regime, continuerà alacremente a scavare fosse di povertà, di emarginazione, di schiavitù sempre meno mascherata, in una guerra che ha per obiettivo lo spietato predominio sulla grande maggioranza del genere umano.
A noi capire che chi sta alla finestra, chi continua ancora a coltivarsi l’orticello è qualcosa di peggio di un semplice cretino.
E’ ora di scendere in campo perché è una guerra per la vita o per la morte quella che si sta combattendo. Il nostro esercito c’è, deve essere mobilitato e dotato di uno Stato maggiore, chi ne sta fuori è un nemico e deve essere combattuto come tale, pena una sconfitta che pagheranno anche i nostri figli e nipoti.




mercoledì 3 dicembre 2014

INCHIESTA DI ROMA: "non chiedere dov’era la Magistratura chiediti invece dov’eri tu" di G Angelo Billia.

INCHIESTA DI ROMA: "non chiedere dov’era la Magistratura
chiediti invece dov’eri tu" di G Angelo Billia.


Già, dov’eri quando i mazzieri fascisti venivano sdoganati dal satrapo di Arcore, nel silenzio accondiscendente e complice della cosiddetta “sinistra” parlamentare?
Ti sei accorto che la Camera dei deputati a suo tempo è stata assegnata ad un arnese fascista chiamato Fini e che lo stesso arnese fascista era Ministro degli interni ai tempi della “macelleria messicana”?

 Non ricordi che la Repubblica nata dalla resistenza ha avuto come Ministro della difesa un altro compare di mazza chiamato La Russa? 
Gasparri che imperversava pontificando sulle leggi della Repubblica mentre l’altro eia eia, Alemanno, andava a sporcare il Campidoglio, ti dicono niente?
Oggi ti meravigli scoprendo che la magistratura ne inquisisce alcuni perché, in combutta con altri fascisti, come loro, facevano quello che sanno fare meglio?
Domande oziose, lo so, eri troppo preoccupato ad inseguire la chimera delle coalizioni di “sinistra”, proprio quella che agitava la bandiera della giustizia sociale insidiata dai mascalzoni. 

A proposito, hai guardato qualche volta verso il basso, là dove finiva la bandiera e cominciavano gli uomini che la sorreggevano? 
Hai fatto caso al fatto che guardavano dalla stessa parte di quelli che tu ritenevi, giustamente, nemici della giustizia sociale?
Decisamente avevi troppo da fare, non potevi abbandonarti all’unica cosa sensata che si poneva: prendere anch’essi a calci non metaforici e rivendicare la centralità assoluta della Costituzione repubblicana.
Eh sì, perché, se non te ne sei accorto, anche nella vicenda romana emerge una certa trasversalità, come dire, di schieramenti, nell’apprezzamento dell’assioma secondo il quale i soldi non hanno colore, anche se, a ben guardare, l’unico colore che li accomuna è il nero.
Si dirà che è tutta “roba da magistratura”, la quale interviene e sistema. 

Considerazione semplice, adatta a coprire il dolce far niente più o meno “impegnato” di chi ancora preferisce inseguire chimere, anziché battersi perché la montagna di fango che ricopre la Repubblica venga lavato via.
Come ulteriore momento di riflessione, si pone l’argomento dell’attualità politica, anche in rapporto a questa indagine.
Singolare che il bubbone sia scoppiato quando, a tutti i livelli istituzionali il progetto parafascista è giunto alla logica conclusione dell’instaurazione di un regime reazionario, nel quale è davvero difficile scorgere qualche anticorpo. 

Certo, a sinistra la bocca è buona, quindi basta il vagito di qualcuno che si chiama idealmente fuori, ma si guarda bene dall’opporsi davvero, per far gridare al miracolo.
E ci vorrebbe davvero un miracolo per far capire la singolarità del fatto che l’inchiesta parte nel momento in cui nessun nocumento può venirne al regime. 

L’occupante di palazzo Chigi e l’inquilino del colle, pur essendo i passacarte più autorevoli del regime, sul versante inchiesta non hanno nulla da temere, così come non hanno da temere gli oppositori che, anzi, trarranno nuova ispirazione per dimostrare che gli “onesti” esistono e possono tranquillamente sostituire gli altri.
Ma tu, indignato dall’accaduto, non credi sia giunto finalmente il momento di abbandonare i trastulli inconcludenti e dedicarti veramente alla battaglia per scacciare i mercanti dal tempio della Repubblica?




lunedì 1 dicembre 2014

"Una sconosciuta persona perbene", G Angelo Billia.


"Una sconosciuta persona perbene", G Angelo Billia.

Prendi una domenica pomeriggio con Medea (il ciclone), due scugnizzi che riempiono la casa, un telefono cellulare stanco, che riposa come te, uno squillo importuno, un display con un numero sconosciuto.
-“pronto!”- una voce guardinga che chiede: -“chi parla?” -
Sarà una delle tante imbranate che non riconoscendo la voce si accorge di aver sbagliato numero.
Col barlume di creanza che ti porti dietro ingoi il -“ma chi è lei piuttosto!”- - “Sono Billia, mi dica.”-
- “Lei ha fatto un messaggio di auguri sul cellulare di mia figlia, la conosce? “-
-“E’ un po’ difficile signora e per due ragioni, la prima perché non so di chi stia parlando, la seconda perché ho quasi sessantotto anni e nella mia vita non mi sono mai trastullato a fare gli auguri col cellulare a chicchessia.”-
-“Eppure ho trovato il messaggio mandato da questo numero 33…, sa, mia figlia è minorenne.”-
Con uno slalom degno del migliore Tomba per evitare la furia sanguinaria che detta tutt’altra risposta: -“Signora, confermo che il numero è il mio e che non ho mai fatto messaggi d’auguri. Se è certa di ciò che dice sarà opportuno che procediamo ad una denuncia.”-
Segue una risposta incomprensibile dalla quale traggo solo la parola “carabinieri” e la convinzione che la signora non ci pensa nemmeno.
Clic! Finito?
 Forse dovrebbe, se da questa parte del cellulare non ci fosse un uomo che non sopporta le situazioni ambigue.
Display- numero del telefono che ha chiamato prima- chiamata. -“Buongiorno, sono Billia, quello a cui ha telefonato poco fa.”- Segue passaggio del telefono da chi risponde alla signora con la voce che riconosco.
-“Sì, mi dica!”-
-“Signora, riflettendoci mi chiedevo se lei stessa ha ricopiato il mio numero dal cellulare di sua figlia. Capisce che, se ho la certezza che il numero è effettivamente il mio, devo procedere per cautelarmi, questa volta sono auguri, ma la prossima potrebbero essere minacce o qualsiasi altra cosa. Anche se mi sembra impossibile devo verificare che il mio numero non sia stato clonato.”-
-“Ma, adesso mia figlia non c’è …”-
-“Non importa, quando arriva faccia la verifica e poi mi chiami per dirmi se conferma oppure no.”-
-“Ma, sa, mia figlia si è già lamentata prima, dice che le consumo i soldi della scheda.”-
Ingoiando la rabbia: -“Ho capito signora, buongiorno.”-
Inutile dire che era una scusa visto che, a quel che so le nostre conversazioni sono avvenute sul telefono della madre e non della figlia.
Lunedì, Medea continua ad imperversare. Ore 14, portineria delle poste:
-"buongiorno, devo parlare con la Polizia postale.”- 
-“Mi spiace, ci sono solo dalle nove alle dodici.”-
Pazienza, un altro giorno per pretendere che una madre poco attenta e una figlia, minorenne, ma evidentemente già spregiudicata, non si permettano mai più di coinvolgere nei loro problemi una sconosciuta persona per bene.


"La restaurazione della Transavanguardia e Bettino Craxi" di Delfo Cantoni.

"La restaurazione della Transavanguardia e Bettino Craxi" di Delfo Cantoni.




In Bonito Oliva si è visto cosa contraddistingueva un decennio. 
L’economia intesa come soldi facili.
I socialisti dicevano se guadagni meno di cinque milioni sei un fallito, adesso le escort dell’olgettina dicono se guadagni meno di ventimila euro sei un fallito.
Il proselitismo, che le televisioni gestite dai partiti e dai salotti, mettendo in mostra il critico, trasformavano il cosiddetto uomo di ‘’cultura’’ in uomo di spettacolo che sta sul mercato.
La televisone e le liti con quelli del quartetto Cetra, gli improperi al povero Michelle Serra dicendo che "in Russia aspettano la carta igienica".
Parole di Achille nostro audace, dicendo tutti temono un uomo, era Craxi.
Lo stesso Maurizio Costanzo in Sgarbi, con tutte le colpe che hanno entrambi, ha dato agli italiani almeno un uomo che piace alle donne, il Vittorio nazionale mentre Bonito Oliva ha sempre dovuto dare in cambio qualcosa alle sue preferite.
Erano gli anni dei socialisti e Bonito Oliva si diceva dovesse essere conteso dalla RAI a suon di milioni.
Gli ha ricevuti insieme a tanto d’altro.
Per Bonito Oliva americano come Arbore, la distinzione che spetta è quella per cui Arbore è campato con i ritmi americani dimenticando la pelle di Liliana Cavani mentre la pelle di Bonito Oliva, dura coriacea inversamente faceva sbarcare il nostro in America.
Il dollaro moneta di riserva mondiale signore di tutti gli scambi, comprava l’arte italiana.
I conti protezione i tesoretti, con cui è stata finanziata l’operazione della transavanguardia, vuole dirci che quell’arte ruspante piacesse allo stesso Craxi, che chiese proprio un ritorno alla pittura.
Basta contestazioni, Bonito Oliva nella sua letteratura tanto conosciuta scrive di ‘’angeli del ciclostile’ ’lamentando un clima di guerriglia quale sarebbe stato quello all’ uscita dagli anni settanta.
La pittura della transavanguardia dove al posto dell’invenzione c’è la citazione, dove l’artista è messo al lavoro zitto ed ubbidiente, è stata una vera restaurazione.
Gli artisti e le sacre ideologie i loro libri sacri oppure lo scientismo, questo era detto nel manifesto della transavanguardia.
Un operazione, mi si passi per rivitalizzare il mercato, un operazione di realizzo, cosa è in magazzino ora si vende.
Alla televisione trasmettevano Dallas e Bonito Oliva si presentò in televisione vestito come il protagonista di questo serial, lui tanto serioso e pronto a prendersi il suo ruolo, il suo intervento ‘’sovrastrutturale’’come ebbe a scrivere addebitando al critico e non all’artista l’idea i concetto e la definizione dell’arte.
Ora in tv faceva il buffone a garanzia che l’arte ed i poveri restano pascolo dei ricchi.
Non verrano mai turbati infastiditi.
Gli anni ottanta non sono stati la nostra "Belle Epoque", sono stati anni di arretramento di lotte sono iniziati con il processo sette Aprile, tutti dentro, speravamo che gli anni novanta finissero con un cambiamento di mano.
Franco Piperno non condividerebbe se si dicesse si ai giudici di Milano sempre sbirri.
Bonito Oliva negli anni novanta rompe con Politi ma raccoglie le messe che il quotidiano trincea "La Repubblica" gli fa raccogliere, è la guerra per il lodo Mondadori, ecco il vero anelito di De Benedetti, eppure il bipolarismo prepara la divisione o sei con l’Ulivo o sei con la destra.
Gioco facile la riabilitazione di Bonito Oliva mentre gli uomini della banda Craxi passano con il loro liberismo all’italiana un po' da una parte un po' dall’altra.
Lo stesso Brunetta era intimo amico di Bonito Oliva, il cosiddetto economista era correttore di bozze del critico dal piè veloce, che ha prodotto tanti testi ri assemblandoli da far dire che sia un pessimo sarto parole di un curatore di "Aperto 93", degna persona a cui va il mio saluto. 
Perché si, di scritti di Bonito Oliva sono pieni i fossi e continua a dire che gli artisti sono pochi mentre se li è fatti tutti riassemblando quelle parole da cabaret filosofico adatte per dare un prezzo alle cose.
Probabilmente non tutti sanno che il grande intellettuale Felix Guattari nel suo celeberrimo libro: Caosmosi scrive:’’l’arte della transavanguardia è l’arte degli artisti che seguono il mercato’’.
Proprio negli anni novanta grazie all’editore Castelvecchi esplode la rilettura della coppia meravigliosa Deleuze- Guattari.
Un altro filosofo francese papà del termine post moderno Jean Francoise Lyotard si infuria: "La condizione post moderna non c’entra con l’uso improprio che ne fa un certo signor Bonito Oliva".
Sul quotidiano "Il Manifesto" che vi pare, ci sono Alessandra Vanzi che era la fidanzata di Achille e scrive dei bei moti Nicoliniani quando l’estate romana di sinistra portava grandi artisti e il nostro puzzone. 
L’arte degli anni novanta e degli zero già degli anni dieci, hanno visto che di fatto Bonito Oliva non ha scoperto proprio niente pur peregrinando in Asia ed Africa.
Il ruolo del critico oggi è curare grandi mostre allora lo stesso Bonito Oliva è un curator come con disprezzo dice dei suoi meno presuntuosi colleghi.
Appalti pubblici artisti che durano una sera in un caffè o partecipano nell’immediatezza della loro troppo giovane età a questa giostra senza che il tempo e lo studio gli abbia fornito il bagaglio per durare, incidere un pochino.
Il critico signore delle notte e di quella tanto teorizzata lateralità rispetto alla storia per cui lui solo primo attore tutto fagocita. 
Gli altri a perdere.
Bonito Oliva ha contribuito a far perdere ruolo agli artisti, ruolo culturale e di fatto economico in virtù di quei pochi le cui pressioni del sistema non permettono stroncature gli intoccabili, i cosiddetti nostri maestri.
Equivalenti a tanto denaro.