venerdì 17 aprile 2015

“Cristiani buttati a mare dal barcone” di G Angelo Billia.

“Cristiani buttati a mare dal barcone”.



Allora fra quelli che vengono a “mangiarci tutto” ci sono anche cristiani?
Come la mettiamo intrepidi difensori delle “tradizioni europee”, solerti sostenitori delle “radici cristiane”, che vagheggiate l’affondamento dei barconi per “risolvere il problema”?
“Affondiamoli tutti e poi Dio sceglierà i suoi”, tanto per pescare nelle vostre radici?
Capisco… Ambaraba cicì coco sulle spiagge libiche, e poi vada come vada.
Della linea: quando l’esca deve essere di merda per pescare fra gente di merda.



NON C’E’ ALTERNATIVA PESCANDO NEL SACCO DEL NEMICO di G ANGELO BILLIA

NON C’E’ ALTERNATIVA PESCANDO NEL SACCO DEL NEMICO di G ANGELO BILLIA



Difesa. 

Quante volte nel corso della vita militante, questo verbo è stato usato. 
Difesa della Costituzione, delle conquiste democratiche, di quelle sindacali, ecc. 
Normale certamente, ma c’è un particolare che nella sua essenza obiettiva manda all’aria questa normalità. 
Si tratta del fatto che la declinazione del verbo corrisponde alla constatazione che il nemico è all’attacco. 
Constatazione veritiera, la quale, però, raramente s’accompagna ad un’analisi sulle molte ragioni a causa delle quali le masse lavoratrici hanno perso la prima battaglia per l’emancipazione dal mostro capitalistico.
Qualsiasi cultore dell’arte della guerra, posto di fronte ad una sconfitta politico militare sarebbe naturalmente indotto ad analizzarne le cause: le capacità del nemico, certo, ma soprattutto gli errori commessi dall’esercito sbaragliato.
A distanza di decenni dalla guerra guerreggiata, nelle ridotte incenerite dal nemico s’indugia ancora, invece, in un inverecondo scaricabarile senza alcun costrutto. 

Legioni di “generali” s’affannano a propinare ricette, ognuno pescando dal suo pezzo di storia “buono” indica il percorso infallibile da seguire, senza mai por mente al fatto che il cedimento della truppa, in guerra, corrisponde quasi sempre alla stupidità dei comandi.
Ed è così che, mentre le ruspe capitalistiche spianano anche il ricordo delle ridotte proletarie, i macilenti compartimenti dell’ex “armata rossa”, ponendo mano alle cerbottane, cioè alle armi che magnanimamente il vincitore concede, rincorre, con improbabili assalti “democratici”, le truppe del nemico, ormai intente al sacco dei vinti.
Se è vero che storica
mente i vincitori, dopo la vittoria militare, normalizzano la situazione sul piano culturale, è anche vero che per alimentare le speranze di riscossa dei vinti occorre resistere strenuamente a questa normalizzazione. 
In Italia, ma non solo, questa battaglia trova il suo ostacolo principale nella collaborazione attiva col nemico di settori consistenti della sinistra, o, per dirla in termini più purgati, settori che hanno introitato i “valori” del vincitore.
Sfruttare le contraddizioni del nemico è fattore fondamentale, ma ridurre la battaglia per la presa del potere a fattore interamente dipendente da ciò è segno d’immaturità, perché indica comunque un atteggiamento di dipendenza culturale, i cui riflessi si ritrovano nell’accettazione acritica degli strumenti messi a disposizione dalla borghesia.
Per questo il movimento partigiano è stato quanto di meglio si sia potuto fare in quel periodo storico, ma senza deimenticare che la Costituzione è frutto di un compromesso nell’ambito del quale le istanze sociali, peraltro mai applicate, sono comunque in second’ordine rispetto a quelle della borghesia.
Il fatto, poi, che la Costituzione repubblicana sia stata in gran parte ignorata e sia oggetto da decenni di modifiche peggiorative, sta solo ad indicare l’insofferenza profonda della borghesia per qualsiasi regola.
Per questo, da comunista qual mi ritengo, considero la battaglia per la salvaguardia della Costituzione, nei termini in cui è condotta, un momento di lotta di per sé tutto interno al sistema borghese.
Costituzionalisti “insigni” e la stessa Corte costituzionale rappresentano il volto “buono” di un sistema sociale destinato a servire molto meno dell’un per cento degli interessi della collettività. 

Ecco il motivo per cui la rappresentazione della difesa della Costituzione come momento rivoluzionario, assolutizzante, avulso dal contesto generale dello scontro di classe, è lontano anni luce da ogni istanza di cambiamento reale del sistema stesso.
Ogni istituzione, rappresentativa di questo Stato, trova il suo motivo fondante nella necessità di garantire un simulacro di legalità, ad un sistema sociale disumano nella sua essenza profonda. 

E’ per questa ragione che, nell’incoscienza generale, l’attenzione sugli elementi di corruzione di cui la società è infarcita, mette in secondo piano la sua matrice dirigente, annidata in profondità nel sistema di potere.
Si dice che la Legge è uguale per tutti, ed è vero, lo è per tutti quelli che deve proteggere, cioè ispiratori e autori materiali della legge stessa.

 E’ facile ingannare gli sprovveduti col contrasto al brutto e cattivo che ruba il portafogli e lo è ancora di più se si persegue anche qualche truffatore altolocato uscito dai compiti che gli sono stati assegnati. Ma nessuno persegue chi mette la collettività in ginocchio in nome degli interessi superiori del mercato, né potrebbe farlo, si tratterebbe di cannibalismo.
 Sono veramente pochi ad aver compreso che l’attribuzione al pubblico del debito di Stato, che ha ben altra origine, è un insulto al più elementare concetto di giustizia.
Oggi gli strali della “sinistra” si rivolgono contro l’”Italicum”, la nuova legge elettorale proposta da Renzi. E’ giusto, ma quanti di questi strali hanno come retroterra la consapevolezza che non c’è mai stato in Italia un momento elettorale veramente libero? 

Quanti hanno compreso che l’alternativa al sistema non ha mai avuto la benché minima possibilità elettorale?
La verità, per chi la vuol vedere, è che questa repubblica è una finzione dietro la quale si nasconde, come sempre, la dittatura della borghesia. 

Come diceva qualcuno: “i fatti hanno la testa dura”. 
E’ un fatto che quando la sinistra ha avuto l’accesso ai mezzi d’informazione di massa e ha potuto strappare una rappresentanza istituzionale, lo ha potuto fare solo grazie all’adesione ad un progetto di gestione della borghesia stessa. 
La borghesia “illuminata” a volte “di sinistra” contrapposta a quella “retriva” o, per dirla con qualche irriducibile, “meglio poco che niente”, è stata la cortina fumogena dietro alla quale il potere reale ha continuato a fare i propri porci comodi.
Quanto sopra vale sia per la concreta traduzione del compromesso storico, sia per chi ha ritenuto successivamente, dopo che il progetto è giunto alle estreme conclusioni, eliminando persino l’ambiguità del termine comunista, in un partito che comunista non era da tempo, di rivitalizzare quell’esperienza storica senza punto considerare il cammino interclassista che stava ripercorrendo.
Nei giorni in cui le “teste di turco” di chi conta danno vita all’ennesima farsa definita fraudolentemente elezioni democratiche, si nota con stupore l’arrembaggio velleitario di chi, illudendosi di trarre qualche vantaggio per il popolo dalla Kermesse elettorale, con un bailamme di posizioni che spazia dall’apprezzamento cieco e immemore di Landini, fino a giungere all’idea, semplicemente ridicola in questa fase storica, di usare i media di regime per propagandare il verbo.
Oggi, salire su ogni sella apparentemente disponibile, cioè illudersi di usare qualche elemento sovrastrutturale fornito dalla borghesia, assolve tristemente il compito di offuscare, quando non di far sparire, nella consapevolezza delle masse, il fatto che quello fornito è il cavallo del nemico.
La situazione indotta dalle scelte della borghesia è tale, che settori sempre più consistenti delle masse rifiutano, spesso su una base puramente istintiva, di dar credito alla borghesia rifiutando il momento elettorale. 

Concretamente tale rifiuto implica una condanna anche per le pseudo soluzioni della componente “legalitaria” della borghesia stessa. 
Tutto questo presenta dei rischi d’involuzione qualunquista, ma non è un buon motivo per far quadrato col nemico di classe “buono”.
L’idea dell’alternativa di classe, in questa situazione, passa prima di tutto attraverso i settori popolari che istintivamente hanno preso coscienza dell’inutilità dell’adesione ai riti che la borghesia ostenta. 

Un mondo senza sfruttatori è possibile, sta ai comunisti essere capaci di dimostrarlo a chi già rifiuta questo sistema sociale istintivamente. 
La borghesia stessa e il suo sistema sociale hanno aperto una voragine nella fiducia delle masse destinata ad estendersi. 
Se questa voragine non sarà riempita dall’idea dell’alternativa socialista, lo sarà nuovamente dalla borghesia, sotto mentite, ma consuete spoglie.
Non saranno né magistrati “onesti”, né sindacalisti “illuminati”, né tantomeno amministratori pubblici “alternativi” e di “sinistra”, a costituire le fondamenta del progetto d’alternativa comunista. 

E non saranno nicchie “rivoluzionarie” idonee ad appagare moralmente gli aderenti, a porre le basi per l’assalto frontale senza compromessi ai parassiti dell’umanità.
Certamente il cammino è ancora lungo, ma sarebbe già molto percorrerlo lasciando per strada le false illusioni gentilmente fornite dal nemico di classe.



giovedì 16 aprile 2015

70° DELLA LIBERAZIONE di G Angelo Billia.

70° DELLA LIBERAZIONE  di G Angelo Billia:



Commemorazione in Parlamento:
In quel luogo, là dove, dalla liberazione in poi si trascina stancamente la farsa di una democrazia mai realizzata, usata sempre per coprire la spietatezza di un sistema di potere che nulla ha da invidiare al fascismo, essendo figlio della stessa classe dirigente, oggi ho sentito l’ambiguità di una Resistenza che, anziché fare i conti con la sua incompiutezza, si specchia nel potere sporcando sé stessa.
Non c’è d’esser fieri degli elogi di chi ha contribuito a normalizzare il paese, restituendo tutt’intero il potere di vita e di morte sulle masse a chi ha fatto uso del fascismo per gli stessi scopi.
Se la metà della popolazione sopravvive con la certezza di non avere nessuna voce in capitolo nella determinazione del suo presente e del suo futuro, e se l’altra metà è incapace persino di porsi il problema, per mancanza dei mezzi culturali necessari a vedere la situazione per quella che è e non per quella che gli viene detto che sia, è un problema della Resistenza. 

Non sarà la benevola pacca annuale sulla spalla, di chi porta tutt’intera la responsabilità d’aver permesso al mostro di sopravvivere e prosperare nelle determinazioni assunte dalle istituzioni, che potrà cancellare questo fatto.
C’è voluta la sentenza di un tribunale europeo, il quale non se l’è sentita di falsificare una fotografia che ormai era stata vista da tutti, per far dire agli uomini delle istituzioni, a mezza bocca e neanche a tutti, che sì, c’è stata tortura.



Ma questa ammissione ha cambiato uno Stato ancora fascista nella sua struttura profonda? 

No. Anzi, si prosegue imperterriti nella restaurazione anche formale del sistema , sia pure sotto l’egida della “modernità”, attraverso la modifica delle istituzioni in senso ancor più autoritario.
Oggi i figli della lupa sono stati sostituiti dai dipendenti dei partiti aziende, i quali a loro volta hanno il loro duce, designato con gli stessi sistemi “democratici” del fascismo. 

Il profitto aziendale, parlo soprattutto delle aziende vere, è l’unico valore a cui tutto viene subordinato. Intere generazioni sono scientemente considerate alla stregua dei molti oggetti usa e getta contemporanei.
 Il mercato viene prima degli uomini e l’interesse economico è, per legge, un valore assoluto.
In poche parole, la mancata attuazione della Costituzione, se non si vogliono alimentare finzioni è lì per dirci che le stesse istituzioni non hanno alcun legame con la Resistenza, con i suoi ideali di libertà e giustizia sociale. 

Chi pretende di rappresentare l’epopea partigiana deve avere il coraggio di vedere questa realtà e rompere ogni rapporto col nemico. 
Occorre coscienza del fatto che chi non lo fa non ha alcuna legittimazione e che, anzi, è complice nel processo di restaurazione avviato il giorno dopo la liberazione.


lunedì 13 aprile 2015

I “troll” del Pd: influencer che si autodefiniscono “spartani” di Riccardo Ghezzi da Qelsi quotidiano.

 I “troll” del Pd: influencer che si autodefiniscono “spartani” di Riccardo Ghezzi da Qelsi quotidiano del 15-02-2015.



“Questa è Sparta”. Inizia così, con l’urlo di Leonida che ha reso celebre il film 300, il video di Youdem, la tv digitale del Partito Democratico, per celebrare le mirabolanti imprese della truppa di ragazzini arruolati come influencer per diffondere i contenuti propagandistici in rete.
Bisogna pur sempre giustificare l’esistenza di un Youtube del Pd, la cui direttrice Chiara Geloni, che si è dimessa appena due settimane fa, percepiva lo stipendio di seimila euro al mese. Una tv di partito che costa 2 milioni all’anno alle casse disastrate del Pd.
Qualcosa deve pur fare. 

Un video per rivelare l’esistenza dei troll, ad esempio, che tanto ha fatto infuriare i grillini.
“Il Pd usa ragazzi per insultare su internet” è il titolo di un post apparso sul sito pentastellato attivo.it. Nel video di Youdem, che pubblichiamo anche noi, non traspare che l’attività sia quella di insultare e causare flame, ma certo non si fa mistero dell’uso propagandistico della rete.
Quei ragazzi, però, più che 300 spartani giovani e forti sembrano leoni da tastiera!

“Fare propaganda e campagna” per l’allora segretario Bersani, ma soprattutto “usare l’arma dell’ironia”. Oddio, non che faccia particolarmente ridere “Mitopoiesi contemporanea”, certo sono più divertenti le supercazzole del conte Mascetti o le frasi astruse dell’alleato Nichi Vendola, ma i ragazzotti ci sanno fare.
L’occupazione militare e spartana di internet, costituita da una ventina di coordinatori che stanno nella redazione del Nazareno e da un migliaio che “trolleggiano” da casa propria, ricorda la logica degli influencer di Casaleggio. 

Quelli del Pd sono ragazzi che stanno su internet parecchie ore al giorno, si definiscono “volontari” ma è difficile pensare che lo facciano del tutto gratuitamente.
Sono a loro volta coordinati dai leader di partito, a meno che con la segreteria di Renzi non sia cambiato il modo di gestire la propaganda: chissà cosa potrebbe partorire il Rottamatore, sindaco di Firenze a tempo perso nonché inventore di Florence Multimedia, la società di comunicazione della provincia di Firenze trasformata in una macchina da guerra per valorizzare l’immagine di Renzi.
Ma cosa hanno prodotto i troll di Bersani immortalati da Youdem e finiti nel mirino dei grillini? Tanti bei risultati. 

La viralità di certe bufale, la campagna pro Pisapia sostenuta dalle cosiddette “Sentinelle politicamente scorrette della rete” (influencer del Pd, per l’appunto), cyber-stalking a Red Ronnie, azioni di cyber-bullismo, una famigliola di simpatici troll che si fa chiamare “Skura” e che genera pagine satiriche a ripetizione. 
Alcuni esponenti degli Skura collaborano con la testata Giornalettismo, altri preferiscono invadere pagine di centro-destra o grilline.
E poi c’è la pagina finta satirica, molto propagandistica pro Pd, per eccellenza:Siamo la gente il potere ci temono, che ha avuto il privilegio di essere pubblicizzata pure da Radio24 nonostante non abbia esattamente un esercito di fan!


Che ruolo hanno avuto i “troll” del Pd in fenomeni come Popolo Viola e Se non ora quando, nati sulla rete?
 E qual è stata la loro capacità di influenza virale nel proliferare di bufale sul web?
Non siamo in grado di dirlo.
Né sappiamo se ad oggi la forza del Pd sulla rete sia superiore addirittura a quella del Movimento 5 Stelle.
L’unica certezza è che i Democratici stanno tentando di monopolizzare satira e informazione on line. E non sembra stiano fallendo.
Certo, sarebbe ironico e paradossale se si scoprisse che gli unici utenti pagati per fare propaganda politica su internet siano proprio coloro che definiscono “servi prezzolati da Berlusconi” i loro avversari politici.

mercoledì 8 aprile 2015

T.A.M. Cagliari a Salerno.


V Seminario di Formazione in Sessoanalisi

Sabato 11 e domenica 12 aprile 2015

Con Domenico Trotta.
Interventi di Tatiana Strepetova, Goffredo De Maio, Loredana Otranto, Franca Pirolo.
Sabato. Ore 09:00-13:00-14:00-18:00
Definizione di perversione: perversione, aberrazione, parafila, atipia, diserotismo, etc
Normalità e perversione
La perversione nel linguaggio comune
La perversione nel tempo e la perversione oggi (microperversione, sexting, sex addiction etc)
Scritti sulla perversione
Krafft Ebing, Sacher Masoch, Fairbairn, De Sade, Stoller, Kahn, Crépault, De Masi
Perversione: aspetti teorici
La perversione secondo Freud e la psicoanalisi
Perversione e relazione oggettuale
La perversione nel DSM IV e V
Perversione e microperversione
Perversione ed emozioni
Domenica. Ore 09:00-13:00-14:00-18:00
Perversione: aspetti descrittivi e fenomenologici
Feticismo
Sado Masochismo
Esibizionismo e Voyeurismo
Altre perversioni
Perversione: aspetti clinici
Casi clinici
Isteria e Perversione
Arte e Eros
Erotismo, arte erotica, deviant-art, aggressività e pornografia
Presentazione di opere erotiche sul tema fallico: di Sergio Angeli, Barbara Ardau, Bicet, Dario Carmentano, Athos De Blasio, Nizzo de Curtis, Domenico Di Caterino, Lorenzo Cleffi, Antonio Coppola, Pino Florio, Ernesto Jannini, Pietro Lista, Antonio Mandarino, Ugo Marano, Domenico Liguori, Osvaldo Liguori, Pietro Lista, Paolo Pizzi, Franco Raimondi, Angelo Roberto, Lello Ronca, Diana Sodano, Tania Strepet.
Consulenza Artistica: Nicola Scontrino. Con Lorenzo Cleffi, Pino Florio, Angelo Riviello
Sabato ore 20:30
Cena presso ristorante “La Frestola” di Pontecagnano Faiano

sabato 4 aprile 2015

"Salvini non indossa le felpe FIOM" di Delfo Cantoni.

"Salvini non indossa le felpe FIOM" di Delfo Cantoni.



Come i fascisti i nuovi squadristi prezzolati della lega hanno i loro padroni.
Per questi padroni aboliscono la natura progressiva della tassazione indebolendo le casse dello stato e facendo il torto a tutti di non far pagare i ricchi e ricchissimi.
Il loro liberismo:
Lo stato minimo ed al posto dell’odiata forza pubblica ronde padane e fasciste, per intimidire, ecco la vecchia ricetta di Farinacci e Balbo, lo squadrismo.
Ecco chi sono i mandanti di questi signori, ricchi possidenti, industriali di quel nord, che sfrutta il lavoro non fa che evadere e cerca di contrapporre gli ultimi.
Menano le mani pronti a lutti ed a piazze in sommossa, squadristicamente con Iannone, casa Pound gente che usa le lame, e ti aggredisce quando sei solo e loro sono una decina.
Il fascismo di cui è reato l’apologia, tanto da determinare quadro istituzionale e carta costituzionale si ripresenta oltre il duemila.
La Lega il peggio del turpiloquio fa riabilitare Cossiga che sapeva minacciarli a dovere, e viste le ruberie e i diamanti le lauree comprate, Cossiga era un docile.
Kissinger sardo amico dei servizi, pazzo, ma aveva ragione sulla LEGA.
Il più vecchio partito che siede in parlamento è la LEGA, sempre presi per sbruffoni debutteranno con violenza se non creiamo ad ogni loro passo un argine cari compagni.
Alleati di Berlusconi, capaci con la legge Biagi di precarizzare tutto.
La lega è una cosa vecchia.
Una sola aliquota per convincere a pagare coloro che spalleggiano di più.
Quei padroncini di un nord dove venti o forse trent’anni fa ormai al benessere si univa l’incultura e la degenerazione di un gretto economicismo, che disgusta chiamare comunismo padano.
Nome che si è dato Salvini tanto per ricordare il Mussolini che è stato socialista massimalista.
Tutte queste felpe nessuna è della FIOM.
Ma sempre nel bacino del popolo guardano per portare la mistica della nazione, loro adoratori delle acque del po razzisti contro gli stessi meridionali, ineggiano alla mistica della nazione, contro l’Europa, ma sono su cose grandi tornati indietro.
La seccessione? 
Torneranno indietro anche sull’Europa.
A chi vuole il socialismo danno il nazionalismo che ne è la negazione, all’internazionalismo dei popoli, oppongono una visione corporativa intimamente gerarchica e violenta.
Sempre al carro del populismo si dicono di popolo e sono stati alleati di un miliardario corrotto.
Ma è dalla Francia, si è scritto, di ceti popolati e coltivatori, e perfino ex appartenenti alla classe operaia, che si prepara con la signora Le Pen a sdoganare un prodotto che è made in Italy cioè il fascismo stesso di vent’anni della nostra storia.
Ricomprato e rivenduto nel mercato delle cose vecchie delle ideologie colpevoli assieme a questo liberalismo liberismo ottocentesco che elimina il diritto al lavoro al welfare, rendendo la vita precaria, abbattendo diritti conquistati e conclamati facendo sciocchi favori al padronato per piacere ai poteri forti, e questo è Matteo Renzi l’altro Matteo, quello che fa caricare studenti e lavoratori dalla forza pubblica.