giovedì 4 giugno 2015

T.A.M. Cagliari allo STREET DREAMS FESTIVAL di Caltagirone 2015











T.A.M. Cagliari nr. 48 # Alfonso Siracusa "John Titor Revolution 2036"

T.A.M. Cagliari nr. 48 # Alfonso Siracusa "John Titor Revolution 2036"



T.A.M. Cagliari nr. 48 # Alfonso Siracusa "John Titor Revolution 2036"

“Saluti. Sono un viaggiatore temporale proveniente dall'anno 2036. 
Sto tornando a casa dopo aver recuperato un computer IBM 5100 dal 1975.”
Con queste parole, un uomo di nome John Titor si presentò in un forum Internet giorno 2 novembre 2000, usando come nickname "TimeTravel_0".
Ovviamente, nessuno, immediatamente volle credergli, ritenendo le sue parole semplicemente i deliri di un pazzo.
Il progetto nella Tavor Art Mobil (2015), nasce da questo curioso Forum apparso in rete.
L'idea del “viaggio estetico” nell'isola sarda, con la T.A.M. (2015), si rafforza con un nuovo progetto, John Titor Revolution 2036, il quale si addentra nei meandri del “viaggio temporale" già intrapreso nelle due personali:
 -Centro Angelo Savelli - Viaggiatori del Tempo (1994) con un testo in catalogo Raffaele Gavarro..
- Mission to Mars (2014), al LAB4, basata interamente sulla controversa storia di Andrew Basiago, il “Crononauta” più famoso al mondo, precisamente nell'installazione Jump room (2014), meglio conosciuta come “stanza del salto”!!!
Nella T.A.M. (2015) saranno installate delle opere site-specific, all'interno delle quali, degli specchi bi-facciali da barba e stampe digitali ( Stargate), simuleranno dei portali dimensionali mobili.
Sulla portiera laterale, lato guida, una grande scritta adesiva RaiUfo (2004), con il logo della rete televisiva manipolato e simbolo della programmazione “Monarch”, realizzato con due volti speculari (profilo di Marcel Duchamp).
Il tutto diventa motivo di gustose elaborazioni, in un processo dinamico in cui sperimentare nuove soluzioni.
Inoltre, una brochure esplicativa  potrà essere consultata dal pubblico "Mobil" per un'eventuale "macchina del tempo"!!!
Un non luogo, dove il pubblico sarà invitato a spostarsi nello spazio e forse "nel tempo"!
Alfonso Siracusa



mercoledì 3 giugno 2015

PARLANDO DI “VECCHI” di G Angelo Billia

PARLANDO DI “VECCHI” di G Angelo Billia


Per una volta mi permetto d’andare oltre la correttezza, più o meno accettata da tutti, sconfinando su un argomento di cui si parla poco, ma che aleggia, pudicamente inespresso, in tutto ciò che noi diciamo.
Mi riferisco al concetto di vita, riferito al genere umano, che sempre traspare nei nostri scritti, nei nostri dialoghi, nelle nostre battute, persino nei nostri pensieri inespressi.
Poiché mi picco d’usare lo stesso metro che uso per gli altri anche per me stesso, chiarisco che le osservazioni sotto riportate sono sempre riferite a “noi” e non “agli altri”.

 In particolare parlo di noi, vecchi combattenti comunisti, che portiamo nel colore dei capelli le tracce indelebili delle stagioni vissute.
“I giovani non capiscono nulla”. 

Questo concetto variamente espresso, lo ritroviamo ogni qual volta non crediamo soddisfacente il loro operato. 
Il massimo dell’obiettività che riusciamo ad esprimere consiste nell’attribuirne la causa all’azione perniciosa, sul piano culturale, dei media.
Dimentichiamo che i giovani, pur essendo cresciuti nella società marcia e corrotta che conosciamo, sono pur sempre un nostro “prodotto”.
Se la fragilità giovanile ci colpisce, a maggior ragione dovrebbe colpirci la nostra fragilità, cosa che ha permesso alla società di caratterizzarsi in questo modo.
Già, la nostra fragilità, quella che neghiamo ponendoci come maestri traditi.
Non sarà che, in fondo, tutti i nostri insegnamenti nascondono l’incapacità di continuare a rapportarci con la vita in prima persona? 

In fondo siamo “vecchi”, le forze sono quelle che sono e il nostro l’abbiamo fatto. 
Eh sì, perché alla fine, espresso o no è questo l’elemento centrale.
Se ci pensiamo, ci sono molte spie a cui porre attenzione rispetto a questo argomento: il fastidio rispetto alle manifestazioni più rumorose del mondo giovanile; la giustapposizione, a volte inconscia, fra umanità e mondo animale; l’incapacità persino di capire che il mondo giovanile possa avere proprie dinamiche da comprendere, prima che da condannare.
Sopra a tutto, però, c’è l’elemento dirimente, cioè l’abitudine di buttare ciò che resta della vita assisi sul trono dei ricordi, nell’attesa sdegnata che qualcuno raccolga il nostro scettro.
Personalmente sono convinto che la missione dell’uomo sia quella di garantire la continuazione della specie, non solo in senso biologico. 

Ciò vuol dire che mettere al mondo dei figli è importante, ma lo è altrettanto fare tutto il possibile perché la specie si liberi di ciò che le impedisce di vivere al meglio, liberando le sue potenzialità in tutti i campi.
E’ per questa ragione che, pur sapendo che alla fine saranno i giovani a liberarci, penso anche che il posto dei “vecchi” sia ancora e sempre sulle barricate. 

L’alternativa, anche se non ce ne accorgiamo, è la vita vegetale, in attesa della morte biologica.


Da "Crisitaly" di G Angelo Billia

Da Crisitaly di G Angelo Billia

Ascoli Piceno: Licenziati e senza casa, in 33 dormono in auto e magazzini. E’ emergenza.
Ascoli Piceno: Boom degli sfratti, in aumento del 30%. Famiglie senza alloggi.
Ascoli Piceno: Prysmian, confermata la chiusura. Operai bloccano traffico lungo la statale 81.
Ascoli Piceno: Prysmian, 113 operai licenziati e senza stipendio vanno dal prefetto.
Fano: Coppia di senzatetto, un inverno passato sotto il portico di palazzo San Michele.






2.786.000 (DUEMILIONISETTECENTOOTTANTASEIMILA)

E' il numero dei disoccupati ufficiali in Germania.
Tutto normale, compreso i commenti italiani che plaudono, perchè rientra nel limite fisiologico del mondo capitalista.



martedì 2 giugno 2015

T.A.M. Cagliari # HUMAN RIGHT A ROVERETO (TN).

SPAZIO–TEMPO ARTE e FONDAZIONE OPERA CAMPANA DEI CADUTI
presentano
HUMAN RIGHTS? ‪#‎LA‬ CASA DELLA PACE | THE HOUSE OF PEACE
dal 31 maggio al 30 agosto 2015
Rassegna internazionale di Arte Contemporanea a cura di Roberto Ronca
101 Artisti da 25 Nazioni Raccontano la Pace
Fondazione Opera Campana Dei Caduti – Rovereto (TN) – Italy
www.spaziotempoarte.com
www.humanrightsart.com




"Mi piace il lavoro e l'idea è molto bella, dimostra generosità e non attaccamento che è lo spirito del movimento muralisti a cui appartengo". 
Susanna Viale


"Lo spettatore determini l'opera con il suo sguardo d'artista...
(uno dei 100 schizzi);
"IL DIRITTO DEL DONO DELL'ARTISTA by T.A.M. CAGLIARI"


















lunedì 1 giugno 2015

ELEZIONI: IL GIORNO DOPO di G Angelo Billia

ELEZIONI:
IL GIORNO DOPO di G Angelo Billia


Ho posto attenzione a ciò che penso, ai miei commenti espressi e a quelli non espressi, li ho uniti a quelli formulati dagli altri, amici e no, sono giunto alla conclusione che tutti quanti noi recitiamo un copione ripetuto, ripetuto e ripetuto.
Ho il non invidiabile privilegio di poter fare un raffronto, per conoscenza diretta, di una lunga sequenza di giorni dopo, e ancora constato, nonostante alcuni cambiamenti obiettivi della situazione generale, la ripetizione meccanica, sempre uguale, non solo delle ragioni politiche, bensì delle stesse metodiche adottate per commentare.
Per i puristi della politica dirò che sono consapevole che le argomentazioni non cambiano perché nulla è cambiato dal punto di vista dei rapporti fra le classi. 

Vorrei, però, cercare di capire perché, alla fine, ognuno prescinde obiettivamente da essi, in un apparente dialogo fra sordi.
Il motivo dominante fra chi ritiene d’aver perso, chi d’aver vinto, ma non abbastanza e chi ritiene che sia stato meglio non giocare partite truccate in partenza, è costituito dal livore, a volte mitigato dal bon ton, verso gli “altri”, colpevoli di non aver capito niente.
Mi chiedo: e se fosse davvero così? 

Se avessimo, al di là delle differenze, centrato inconsapevolmente il problema di fondo?
Proviamo a spostarci in tribuna e a guardare senza opinioni precise il gioco che si sta sviluppando. I più compassati di noi prenderebbero partito per i più abili, i più sportivi, a prescindere dal padrone della squadra alla quale appartengono, altri, magari frustrati da una vita senza arte né parte, s’accoderebbero ai più decisi e spregiudicati, altri ancora farebbero una scelta estetica basata sul colore delle magliette, altri ancora sceglierebbero il campanile.
Ora immaginiamoci all’uscita dello stadio, a festeggiare i “nostri” vincitori, e a discutere con i perdenti, o viceversa. 

C’è davvero molta differenza dal giorno dopo elettorale?
So di urtare molte suscettibilità, compresa la mia, ma noto che la maggior parte delle argomentazioni sportive, pardon, politiche, esula completamente dalla realtà delle cose.
Viviamo in un mondo nel quale cento cioccolatini diversi sono poeticamente ognuno “più buono” dell’altro e per renderci edotti di ciò si spende un centesimo per fare i cioccolatini e nove centesimi per la poesia. 

Il fatto che i cioccolatini siano alla portata esclusiva dello 0,05% della popolazione non è motivo su cui accapigliarsi.
Spendiamo la vita per produrre i cioccolatini, avere di che sopravvivere e arricchire l’industriale, ma, nell’ipotesi in auge, più “onesta” politicamente, bisogna dare altri soldi all’industriale.


A norma costituzionale dovremmo avere di che vivere decentemente, ma lo Stato deve pensare a garantire l’indecente ricchezza dei padroni d’Europa.
La perversione secondo la quale il diritto al lavoro e ad una vita degna dipende dalla bontà del datore di lavoro è divenuto elemento indiscutibile fra le forze politiche.
E’ del tutto normale discutere di disoccupazione e povertà, non in termini di diritti negati, ma in termini di questione umanitaria, da risolvere con qualche elargizione.
L’asse fra affaristi, industriali e forze politiche, non è più banditesco in quanto tale, ma lo è solo se sono disonesti, secondo parametri forniti da loro stessi.
L’emolumento percepito dai politici ha attratto le ire di tutti, divenendo il capro espiatorio atto a coprire l’illegalità generale di quella che è stata definita classe politica. 

E’ un fatto che siamo tutti a fauci digrignanti sul percepito e lo siamo molto meno sulla ragione che, chi percepisce, per il solo fatto di essere abusivamente in Parlamento dovrebbe essere in galera.
Di tutto questo e molto altro c’è senz’altro traccia nei commenti, ma è la traccia peggiore, quella che mi porta a dire che vedo prevalente lo “spessore” degli “argomenti” tipici del dopo partita.
E’ partendo dalle considerazioni sopra accennate che mi accingo a trarre delle conclusioni.
A chi non ha votato perché la partita era truccata, dico senza mezzi termini, che la scelta ha un senso solo se ad essa fa seguito l’organizzazione alternativa, destinata a creare le condizioni per rovesciare completamente questo sistema sociale. 

In caso contrario non c’è differenza col piccolo borghese stizzito che vive nella “grandezza” della sua solitudine.
A chi ha votato 5s rivolgo l’invito a guardare l’insieme della politica del movimento. 

Non è un atto rivoluzionario l’auto decurtazione di cotanto stipendio e lo è ancora di meno usare i soldi così ottenuti per sostituirsi alle banche, foraggiando nuove aziende, nell’ambito delle quali i lavoratori subiranno lo sfruttamento al pari di qualsiasi altra azienda. 
Certamente è una misura indicativa di onestà personale dei politici 5s, ma non basta se non serve ad una strategia di cambiamento radicale. 
Le performance di Grillo nelle assemblee degli azionisti, contro i disonesti, non tolgono nulla al fatto che si consideri onesta la proprietà privata dei mezzi di produzione.
 Il reddito di cittadinanza, così com’è espresso dal movimento, relega in un ambito assistenzialistico una questione, quella del diritto al lavoro, che è materia di diritto costituzionale. 
Il motivo dominante, quello che nei commenti appare dirimente della scelta 5s, è la questione degli onesti contrapposti ai disonesti.
 Posso dire che ho visto passare sotto gli occhi tutte le scadenze elettorali della repubblica, e affermo che questo motivo è stato presente in tutte le campagne elettorali. 
Mancava, come manca ora, l’onestà di mettere in discussione la profonda disonestà insita in un sistema sociale che fa dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo la sua ragion d’essere.
A chi ha votato per liste “di sinistra”, dico solo che non bastano le parole per essere veramente tali. 

Gli spazi per strappare qualche conquista agendo di concerto con la borghesia “buona” non ci sono più, in quanto questa borghesia non esiste, e sono troppi i danni che sono stati fatti rincorrendo questo miraggio. 
E’ ora di por mano ad un profondo ripensamento sulle ragioni che inducono a cercare affermazioni in un campo occluso e che, per giunta, non è quello dei lavoratori.
 Nessuna illusione, quand’anche per una serie di circostanze fortunate, per ora certamente neppure ipotizzabili, fosse possibile creare una situazione politica simile a quella greca, il compito che dovrà essere svolto è quello di coprire con qualche misura popolare, il lavoro fondamentale di tenere in piedi il sistema che ha reso possibile lo sfacelo della società.
A chi ha votato per l’area governativa, ivi compreso il centro destra, osservo solo che dovrebbero accettare la definizione di elettorato intercambiabile, così come lo sono le forze politiche a cui si riferiscono. 

Certamente hanno la responsabilità di aver favorito la fascistizzazione dello Stato, l’affossamento della Costituzione, la perdita dei diritti dei lavoratori. 
Qui, mi spiace dirlo, non c’è nulla da discutere sul piano politico, siamo su schieramenti opposti ed incompatibili. 
Solo chi dovesse rinsavire è ancora in tempo per trovarsi dalla parte giusta al momento dello scontro. Eh sì, perché, anche se non ci credono, lo scontro ci sarà, eccome!


LEGA E “COESIONE TRIBALE” di G Angelo Billia

LEGA E “COESIONE TRIBALE” di G Angelo Billia


Ho appena letto (sono un lettore masochista, lo ammetto), lo scritto di un tal leghista il quale, grondando di commozione per la festa del campanile del suo paese natio, tenta un’improbabile nobilitazione letteraria della stupidaggine più grande che un uomo possa sostenere.
La perdita della coesione sociale, secondo l’apprendista “scrittore”, è da attribuire all’aumento dei flussi migratori e all’ingresso di religioni diverse dalla “nostra”.

 A sostegno della sua tesi scomoda anche i celti, nostri progenitori, l’Europa del 3°secolo AC, i contatti con la cultura romana e greca; sono gli argomenti da cui fa derivare la coesione tribale, in via di perdizione ai giorni nostri.
In passato ho letto altri scritti simili e tutti avevano lo scopo di sostenere con argomentazioni paraobiettive, tipiche delle culture dedite all’attribuzione del valore dello scritto contando il numero di parole usate, la superiorità di qualcuno e l’inferiorità di qualcun altro. 

Chi fosse in dubbio si legga le argomentazioni a sostegno della “razza” ariana e della sua superiorità rispetto alle razze “inferiori”.
Per questo sé pensante “letterato” la storia non è altro che una serie di luoghi comuni talmente generici da essere antistorici. 

L’incontro tra la cultura celtica e quella greco romana è stato quanto di più traumatico si possa immaginare per l’epoca, così come lo è stato l’incontro delle varie componenti religiose. 
E come se non bastasse, la coesione tribale all’interno dei vari ceppi d’origine era tutt’altro che tale. Senza parlare, poi, dello scannatoio europeo di durata plurimillenaria, scannatoio dal quale occorrerebbe prendere le distanze, altro che identificarlo come una tradizione da rivendicare!
Fa veramente sorridere l’idea che ci possano essere ancora uomini incapaci di una veduta d’insieme obiettiva.

 Ciò che questo signore non sa è il fatto che i suoi antenati erano neri, esattamente come quelli degli altri europei, e provenivano esattamente dallo stesso continente dal quale proviene oggi la maggior parte degli emigranti.
Ho anch’io origini celtiche e conosco bene la realtà di quei paesi additati ad esempio nello scritto. Perché parlare della dedizione al campanile dei parrocchiani e tacere sul fatto che meno di un secolo fa gli stessi, organizzati per bande, se le davano di santa ragione ad ogni piè sospinto, con le bande organizzate dei paesi vicini? 

Eh sì, o non sa, oppure, più semplicemente, rompe la simmetria della balla tribale.
Credo sia appropriato terminare questo commento ricordando una grande verità storica: chi semina vento, prima o poi raccoglie tempesta.

 L’Italia è un paese nel quale abbondano i “tradizionalisti” che l’hanno dimenticato.