venerdì 3 luglio 2015
giovedì 2 luglio 2015
"Il mio sciopero della fame per le unioni civili" di Viviana Bruno
Scalfarotto: "Il mio sciopero della fame per le unioni civili"
Ivan Ivan Ivan, sbaglio o sei al governo?
Invece di non mangiare, non basterebbe prendere parola in parlamento e ricordare a tutti che si dovrebbe parlare di matrimonio invece che di unioni?
Non basterebbe parlare in consiglio dei ministri ricordandoti, ogni tanto, di essere gay anche tu?
Non basterebbe prendere una posizione decisa al fine di aiutare concretamente la tua/nostra battaglia?
E invece ti sei messo a digiunare.
Senti a me, magna, che le cose non le cambi più ormai, poveretto sei, poveretto rimani!
Viviana Bruno
"Caso De Luca" di G Angelo Billia
CASO DE LUCA di G Angelo Billia
SIG. GIUDICE, LASCI STARE!
Da ciò che apprendo, sembra che il magistrato che si è occupato del caso De Luca, abbia spiegato la sentenza con l’esigenza di non modificare il risultato elettorale.
Pensi che ero convinto, prima della sua sentenza, che la Legge fosse uguale per tutti.
Evidentemente non tenevo conto dell’inclinazione personale di chi, poi, è chiamato a far rispettare questo principio.
Se ciò che ho appreso corrisponde al vero, sono sicuro che lei si sente paladino della democrazia.
Lasci stare, la prego.
Avrei voluto sentire la sua voce di cittadino morigerato quando il Governo, utilizzando un Parlamento illegittimo, sì, fuorilegge, dal punto di vista costituzionale, se preferisce, aggiungo eletto in modo illegale, si prendeva la libertà di cambiare la Costituzione e la stessa legge elettorale.
Che dice?
Non è lei che deve giudicare?
Ma santo Dio!
Lei non si sente in dovere di spendere un po’ della sua morale “democratica”, a difesa della “democrazia” difesa nella sua sentenza?
In questo paese è vezzo comune attaccare quelli in vista per i loro stipendi, senza accorgersi che si focalizza una “sciocchezza” per nascondere la madre di tutte le rapine.
Va beh, ma lei, nell’anonimato del suo conto bancario, è proprio sicuro di meritare ciò che le viene corrisposto per cotanto lavoro?
Credo di sì, anzi, penso che si senta insufficientemente retribuito.
Sa cosa le dico?
Nella mia veste di corresponsore, assieme ad altri, del suo stipendio, non sono d’accordo.
A mio parere lei merita d’essere pagato esattamente come lo meritavano i giudici del tribunale speciale.
SIG. GIUDICE, LASCI STARE!
Da ciò che apprendo, sembra che il magistrato che si è occupato del caso De Luca, abbia spiegato la sentenza con l’esigenza di non modificare il risultato elettorale.
Pensi che ero convinto, prima della sua sentenza, che la Legge fosse uguale per tutti.
Evidentemente non tenevo conto dell’inclinazione personale di chi, poi, è chiamato a far rispettare questo principio.
Se ciò che ho appreso corrisponde al vero, sono sicuro che lei si sente paladino della democrazia.
Lasci stare, la prego.
Avrei voluto sentire la sua voce di cittadino morigerato quando il Governo, utilizzando un Parlamento illegittimo, sì, fuorilegge, dal punto di vista costituzionale, se preferisce, aggiungo eletto in modo illegale, si prendeva la libertà di cambiare la Costituzione e la stessa legge elettorale.
Che dice?
Non è lei che deve giudicare?
Ma santo Dio!
Lei non si sente in dovere di spendere un po’ della sua morale “democratica”, a difesa della “democrazia” difesa nella sua sentenza?
In questo paese è vezzo comune attaccare quelli in vista per i loro stipendi, senza accorgersi che si focalizza una “sciocchezza” per nascondere la madre di tutte le rapine.
Va beh, ma lei, nell’anonimato del suo conto bancario, è proprio sicuro di meritare ciò che le viene corrisposto per cotanto lavoro?
Credo di sì, anzi, penso che si senta insufficientemente retribuito.
Sa cosa le dico?
Nella mia veste di corresponsore, assieme ad altri, del suo stipendio, non sono d’accordo.
A mio parere lei merita d’essere pagato esattamente come lo meritavano i giudici del tribunale speciale.
"Oggi voglio essere superficiale" di Antonio Musa Bottero
Oggi voglio essere superficiale e faccio i conti della massaia.
Correggetemi se sbaglio:
1) Abbiamo deciso di non salvare la Grecia dal default per circa un miliardo di euro.
2) Per questa decisione nei mercati finanziari vanno in fumo circa 250 miliardi di euro.
3) Il ministro Padoan ci dice che nel caso ci fosse il rischio di contagio sono già pronte delle contromisure, ovvero la BCE comprerà ancora più titoli di Stato per tenere basso lo spread (altra vagonata di miliardi che volano via)
Direi che solo un demente o un thatcherino (non sempre le due tristi condizioni coincidono) potrebbero ancora pensare che si tratti di una crisi economica.
Ma, badate bene, nemmeno finanziaria; sebbene queste operazioni si prestino a operazioni finanziarie selvagge (i grandi speculatori di tutto il globo sono già lì a sfregarsi le mani) non si può certo pensare che l'Europa intera sia alle dipendenze e succube dei poteri occulti (nemmeno tanto) della finanza (lasciamo questi pensieri ai mezzi scemi grillini).
La realtà è che questa devastazione selvaggia ha, come spesso accade nella storia, un significato puramente politico.
Siamo di fronte a una battaglia politica che mette in discussione le basi stesse della democrazia, i diritti storicamente acquisiti, gli assetti, le regole, gli equilibri di potere in seno all'unione Europea e ai singoli stati.
Trattasi di precise strategie politiche mascherate da regole economiche e finanziarie, anche perché le regole economiche e finanziarie non vivono di vita autonoma ma sono elaborate e alimentate da decisioni politiche ben individuabili, portate avanti secondo gli interessi di gruppi dominanti.
Decisioni tanto più forti quanto più condivise.
Per complessi motivi di natura culturale che non stiamo qui ad analizzare, negli ultimi trent'anni è stato più semplice ottenere l'adesione incondizionata e plaudente del "cittadino medio del cazzo" mascherando da ineluttabili e fisiologici processi economici e finanziari radicali strategie politiche di riassetto della forma stessa degli ordinamenti repubblicani e democratici.
Ma, badate bene, nemmeno finanziaria; sebbene queste operazioni si prestino a operazioni finanziarie selvagge (i grandi speculatori di tutto il globo sono già lì a sfregarsi le mani) non si può certo pensare che l'Europa intera sia alle dipendenze e succube dei poteri occulti (nemmeno tanto) della finanza (lasciamo questi pensieri ai mezzi scemi grillini).
La realtà è che questa devastazione selvaggia ha, come spesso accade nella storia, un significato puramente politico.
Siamo di fronte a una battaglia politica che mette in discussione le basi stesse della democrazia, i diritti storicamente acquisiti, gli assetti, le regole, gli equilibri di potere in seno all'unione Europea e ai singoli stati.
Trattasi di precise strategie politiche mascherate da regole economiche e finanziarie, anche perché le regole economiche e finanziarie non vivono di vita autonoma ma sono elaborate e alimentate da decisioni politiche ben individuabili, portate avanti secondo gli interessi di gruppi dominanti.
Decisioni tanto più forti quanto più condivise.
Per complessi motivi di natura culturale che non stiamo qui ad analizzare, negli ultimi trent'anni è stato più semplice ottenere l'adesione incondizionata e plaudente del "cittadino medio del cazzo" mascherando da ineluttabili e fisiologici processi economici e finanziari radicali strategie politiche di riassetto della forma stessa degli ordinamenti repubblicani e democratici.
Quant'è bella libertà, che si fugge tuttavia
Chi vuol esser scemo sia, di doman non v'è certezza...
Chi vuol esser scemo sia, di doman non v'è certezza...
Antonio Musa Bottero
mercoledì 1 luglio 2015
La notizia in un'ora su Rai news 24 di G Angelo Billia
La notizia in un'ora su Rai news 24:
Sviluppi nell'indagine sullo stupratore della sedicenne;
Il presunto sopettato di... è stato accompagnato in Questura;
Sembra si tratti di un dipendente del ministero della difesa;
Sembra si tratti di un militare;
Sembra si tratti di un marinaio;
E' un militare della marina in procinto di partire per una missione.
Pensate al dramma dei giornalisti di dover sputtanare un "eroe", quante devono averne passate, poverini!
Sviluppi nell'indagine sullo stupratore della sedicenne;
Il presunto sopettato di... è stato accompagnato in Questura;
Sembra si tratti di un dipendente del ministero della difesa;
Sembra si tratti di un militare;
Sembra si tratti di un marinaio;
E' un militare della marina in procinto di partire per una missione.
Pensate al dramma dei giornalisti di dover sputtanare un "eroe", quante devono averne passate, poverini!
"Non ci sto!" di G Angelo Billia!
NON CI STO! di G Angelo Billia
E chi se ne frega!
Mi rispondo da solo, per evitare la fatica ai tanti in fibrillazione per la “rivoluzione” di Tsipras.
Per gli altri, per quelli che non pensano che il ragionamento, quando non condiviso, sia portatore del reato di lesa maestà, vorrei porre qualche elemento di riflessione.
Ovviamente si parla di Grecia, di referendum, di Europa politica ed Europa economica.
Sento Renzi parlare di fallimento della visione economica dell’Europa e improvvisarsi paladino dell’Europa politica che, sostiene, non è mai stata attuata.
E’ vero, l’Europa immaginata da alcuni non è quella che si è concretizzata.
Ma è falso attribuire alla sola economia il disastro europeo attuale.
L’Europa è un’entità politica, che ha il compito di garantire l’attuazione del potere sui suoi abitanti per conto della borghesia e delle sue espressioni organizzative economiche.
Ciò è reso possibile dalla trasformazione dei gruppi dirigenti politici nazionali in semplici attuatori delle decisioni maturate in quell’ambito.
La perdita delle nazionalità, nei paesi europei, ha comportato anche il ridimensionamento, quando non l’annientamento, delle stesse garanzie democratiche, considerate un orpello non utile a garantire l’attuazione dei progetti economici.
Serve a poco, anche se va rilevato, che Renzi denuncia sé stesso quando sostiene il contrario del suo operato governativo.
La perdita dei diritti più elementari dei lavoratori, il massacro della Sanità pubblica, della Scuola, dei servizi sociali, delle pensioni, unito alla controriforma costituzionale e l’affidamento sempre più insistente ai privati di settori vitali dell’economia nazionale, è lì, ad indicare, più di qualsiasi parola, la natura politica di quest’Europa.
Se servisse altro per capire, basterebbe guardare il percorso del debito pubblico nei paesi dell’eurozona.
Soprattutto in paesi più indebitati, come l’Italia, nel momento in cui è iniziata la macelleria sociale per limitarlo, è continuata la sua crescita senza controllo.
Facendo sfoggio di una verve da imbonitore da fiera di terz’ordine, Renzi giustifica il suo allineamento alla reggia ragionieristica europea, sostenendo che gli italiani non hanno perso pensioni e quant’altro per pagare la pensione ai greci.
Non sarà qualificando il popolo greco come accattone che riuscirà a convincere, che le cosiddette riforme non hanno avuto che lo scopo di disarmare le masse e consegnarle inermi all’ingordigia dei suoi rappresentati.
Il debito pubblico non è altro che il corrispettivo economico delle scelte politiche banditesche fatte dai governi a nome e per conto di chi ne traeva profitto.
Un esempio per tutti: l’esercito di un paese come l’Italia, considerando la Costituzione, avrebbe pesato per una parte infinitesimale sui conti pubblici.
Al contrario, nel corso degli anni le scelte governative hanno favorito l’arricchimento dell’industria delle armi a tutto discapito dei conti stessi.
In queste condizioni, qualsiasi politica improntata alla riduzione del debito pubblico dovrebbe tener conto delle sue modalità di costruzione, a maggior ragione per escludere che a pagare debba essere chi non ha mai goduto vantaggi dal suo consolidamento.
La Grecia, in modo, rispetto ad altri paesi, per varie ragioni più marcato, sta subendo gli effetti di questo conto fraudolento.
Non è cosa recente, senz’altro, ma sta di fatto che Tsipras ha apertamente accettato questa contabilità prima ancora di essere eletto.
La contraddizione è tutta lì, nel chiamarsi fuori o meno dalla logica perversa europea.
La trattativa per la ristrutturazione del debito greco, non ha mai messo in dubbio il meccanismo perverso che ha messo in ginocchio la parte più debole del popolo.
Anzi, in un certo senso lo ha legittimato, facendo credere che la rapina dei popoli europei sia solo frutto della maggiore o minore disponibilità a trattare.
Anche il referendum, scorporato dalle fantasie dei tanti sinistri che hanno come modello la borghesia buona, lungi dall’essere un fatto democratico, si inserisce nel filone della legittimazione delle richieste banditesche europee.
Per chiarezza dirò che sono schierato per il no, ma lo sono solo per la valenza di protesta che in questo risultato si rileverebbe.
Rifiutare l’Europa capitalistica, a mio giudizio implica un percorso diverso, e non necessariamente di tipo barricadiero.
I percorsi rivoluzionari sono dettati dalle situazioni concrete, senza cedere ad idealizzazioni infantili, ciò vuol dire che il governo che intende percorrere questa strada deve percorrere tutte le opzioni a disposizione, compreso l’uso strumentale delle contraddizioni interimperialistiche.
Sul piano interno, però, non ci si può esimere dal por mano a misure coerenti con l’obiettivo, ad esempio, facendo pagare la parte della Grecia che finora è vissuta arricchendosi all’ombra delle misure europee.
Ciò comporterebbe, innanzitutto la nazionalizzazione senza indennizzo dei settori chiave della finanza e dell’industria e la privazione dei diritti civili, per chi, a vario titolo, ha contribuito a determinare la rapina sulle spalle del popolo greco.
In assenza, purtroppo, devo dire che i peggiori nemici della Grecia sono ancora lì, e alcuni, purtroppo, sono anche presenti fra i promotori del referendum.
Comunque, quand’anche si verificasse la vittoria auspicabile dei no, lo strabismo di certa sinistra, finirà nell’ennesima mano a sua maestà, il capitale.
P. s. Chi parla di ripresa dipendente dal maggiore o minore tempo a disposizione per pagare i debitori, mente.
Il debito costruito dalla borghesia e dai suoi uomini non si paga, o, in alternativa, lo paga chi l’ha prodotto.
E chi se ne frega!
Mi rispondo da solo, per evitare la fatica ai tanti in fibrillazione per la “rivoluzione” di Tsipras.
Per gli altri, per quelli che non pensano che il ragionamento, quando non condiviso, sia portatore del reato di lesa maestà, vorrei porre qualche elemento di riflessione.
Ovviamente si parla di Grecia, di referendum, di Europa politica ed Europa economica.
Sento Renzi parlare di fallimento della visione economica dell’Europa e improvvisarsi paladino dell’Europa politica che, sostiene, non è mai stata attuata.
E’ vero, l’Europa immaginata da alcuni non è quella che si è concretizzata.
Ma è falso attribuire alla sola economia il disastro europeo attuale.
L’Europa è un’entità politica, che ha il compito di garantire l’attuazione del potere sui suoi abitanti per conto della borghesia e delle sue espressioni organizzative economiche.
Ciò è reso possibile dalla trasformazione dei gruppi dirigenti politici nazionali in semplici attuatori delle decisioni maturate in quell’ambito.
La perdita delle nazionalità, nei paesi europei, ha comportato anche il ridimensionamento, quando non l’annientamento, delle stesse garanzie democratiche, considerate un orpello non utile a garantire l’attuazione dei progetti economici.
Serve a poco, anche se va rilevato, che Renzi denuncia sé stesso quando sostiene il contrario del suo operato governativo.
La perdita dei diritti più elementari dei lavoratori, il massacro della Sanità pubblica, della Scuola, dei servizi sociali, delle pensioni, unito alla controriforma costituzionale e l’affidamento sempre più insistente ai privati di settori vitali dell’economia nazionale, è lì, ad indicare, più di qualsiasi parola, la natura politica di quest’Europa.
Se servisse altro per capire, basterebbe guardare il percorso del debito pubblico nei paesi dell’eurozona.
Soprattutto in paesi più indebitati, come l’Italia, nel momento in cui è iniziata la macelleria sociale per limitarlo, è continuata la sua crescita senza controllo.
Facendo sfoggio di una verve da imbonitore da fiera di terz’ordine, Renzi giustifica il suo allineamento alla reggia ragionieristica europea, sostenendo che gli italiani non hanno perso pensioni e quant’altro per pagare la pensione ai greci.
Non sarà qualificando il popolo greco come accattone che riuscirà a convincere, che le cosiddette riforme non hanno avuto che lo scopo di disarmare le masse e consegnarle inermi all’ingordigia dei suoi rappresentati.
Il debito pubblico non è altro che il corrispettivo economico delle scelte politiche banditesche fatte dai governi a nome e per conto di chi ne traeva profitto.
Un esempio per tutti: l’esercito di un paese come l’Italia, considerando la Costituzione, avrebbe pesato per una parte infinitesimale sui conti pubblici.
Al contrario, nel corso degli anni le scelte governative hanno favorito l’arricchimento dell’industria delle armi a tutto discapito dei conti stessi.
In queste condizioni, qualsiasi politica improntata alla riduzione del debito pubblico dovrebbe tener conto delle sue modalità di costruzione, a maggior ragione per escludere che a pagare debba essere chi non ha mai goduto vantaggi dal suo consolidamento.
La Grecia, in modo, rispetto ad altri paesi, per varie ragioni più marcato, sta subendo gli effetti di questo conto fraudolento.
Non è cosa recente, senz’altro, ma sta di fatto che Tsipras ha apertamente accettato questa contabilità prima ancora di essere eletto.
La contraddizione è tutta lì, nel chiamarsi fuori o meno dalla logica perversa europea.
La trattativa per la ristrutturazione del debito greco, non ha mai messo in dubbio il meccanismo perverso che ha messo in ginocchio la parte più debole del popolo.
Anzi, in un certo senso lo ha legittimato, facendo credere che la rapina dei popoli europei sia solo frutto della maggiore o minore disponibilità a trattare.
Anche il referendum, scorporato dalle fantasie dei tanti sinistri che hanno come modello la borghesia buona, lungi dall’essere un fatto democratico, si inserisce nel filone della legittimazione delle richieste banditesche europee.
Per chiarezza dirò che sono schierato per il no, ma lo sono solo per la valenza di protesta che in questo risultato si rileverebbe.
Rifiutare l’Europa capitalistica, a mio giudizio implica un percorso diverso, e non necessariamente di tipo barricadiero.
I percorsi rivoluzionari sono dettati dalle situazioni concrete, senza cedere ad idealizzazioni infantili, ciò vuol dire che il governo che intende percorrere questa strada deve percorrere tutte le opzioni a disposizione, compreso l’uso strumentale delle contraddizioni interimperialistiche.
Sul piano interno, però, non ci si può esimere dal por mano a misure coerenti con l’obiettivo, ad esempio, facendo pagare la parte della Grecia che finora è vissuta arricchendosi all’ombra delle misure europee.
Ciò comporterebbe, innanzitutto la nazionalizzazione senza indennizzo dei settori chiave della finanza e dell’industria e la privazione dei diritti civili, per chi, a vario titolo, ha contribuito a determinare la rapina sulle spalle del popolo greco.
In assenza, purtroppo, devo dire che i peggiori nemici della Grecia sono ancora lì, e alcuni, purtroppo, sono anche presenti fra i promotori del referendum.
Comunque, quand’anche si verificasse la vittoria auspicabile dei no, lo strabismo di certa sinistra, finirà nell’ennesima mano a sua maestà, il capitale.
P. s. Chi parla di ripresa dipendente dal maggiore o minore tempo a disposizione per pagare i debitori, mente.
Il debito costruito dalla borghesia e dai suoi uomini non si paga, o, in alternativa, lo paga chi l’ha prodotto.
"Madre Teresa di Calcutta" leader del PCI di G Angelo Billia
MI DISPIACE, PERCHE' CERTAMENTE MI FARO' DEI NEMICI, MA MADRE TERESA DI CALCUTTA NO?
Provate a chiedere a Landini il modello di società che immagina, chiedetegli anche il posto che in quell'ambito riserva al padronato.
Già che ci siete, perchè non chiedere cosa pensa dei "compagni" che hanno approvato, nel PD e nel Parlamento, la macelleria sociale di Monti, Letta e Renzi.
Se, poi, siete a corto d'interrogativi, scrivetemi, ne ho in serbo un'intera cartella!
Se siete in vena d'accettare suggerimenti, invece, suggerisco di prendere in considerazione Dio, essendo indubitabilmente un personaggio di fantasia, potete attaccarci tutte le valenze ideologiche che volete e senza tema d'essere smentiti dai fatti.
Provate a chiedere a Landini il modello di società che immagina, chiedetegli anche il posto che in quell'ambito riserva al padronato.
Già che ci siete, perchè non chiedere cosa pensa dei "compagni" che hanno approvato, nel PD e nel Parlamento, la macelleria sociale di Monti, Letta e Renzi.
Se, poi, siete a corto d'interrogativi, scrivetemi, ne ho in serbo un'intera cartella!
Se siete in vena d'accettare suggerimenti, invece, suggerisco di prendere in considerazione Dio, essendo indubitabilmente un personaggio di fantasia, potete attaccarci tutte le valenze ideologiche che volete e senza tema d'essere smentiti dai fatti.
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