sabato 14 novembre 2015

"Il pianeta del futuro sarà pace o non sarà" di Antonio Musa Bottero

Leggo da più parti: "Il pianeta del futuro sarà pace o non sarà". 
Una bugia bellissima che ancora mi esalta e mi commuove, ma in ogni caso una bugia.
Non prendiamoci per il culo. 

Il pianeta del futuro sarà per sempre guerra, la pace non arriva da sola, non nasce spontanea, non è un futuro ineluttabile e splendente.
La pace è lotta, la pace è tensione continua, è ideale irrazionale continuamente sopraffatto, continuamente perdente. 

L'idea stessa di pace si tiene in piedi non per le sue vittorie ma per la folle utopia di una parte totalmente irrazionale dell'umanità.
Però c'è da dire che il rimanere aggrappati con tutte le forze a questo ideale irrazionale, a questa minchiata per sognatori, ha avuto a volte dei risultati notevoli, assolutamente vaghi e caduchi, ma notevoli.
Questa pazza e sconclusionata idea, per esempio, è riuscita per 70 anni a evitare guerre tra i popoli più sanguinari e violenti della storia dell'umanità, quei popoli che ora chiamiamo Europa.




 Antonio Musa Bottero

"Bisogna stare calmi" di Antonio Musa Bottero



Bisogna stare calmi. 
Non c'è niente di cui aver paura. 
La probabilità di rimanere uccisi in un incidente stradale mentre andiamo al lavoro o accompagniamo nostro figlio a scuola rimane infinitamente più alta del passeggiare tra le vie di Kabul, Beirut o Damasco.
Bisogna stare calmi semplicemente perché non siamo tutti in procinto di morire.

 Stare calmi è di sicuro l'atteggiamento politico più valido in questa circostanza poiché creare il panico costituisce il principale obiettivo di chi compie e pianifica queste operazioni.
Siamo in guerra, questo è vero, ma non dimentichiamo che gli incidenti stradali fanno spesso più vittime delle guerre. 

Se quindi non ci spaventa andare in automobile, allora possiamo continuare nella nostra normalità quotidiana anche in guerra.
Siamo in guerra ma possiamo continuare a stare calmi e analizzare gli eventi con la solidità e la lucidità degli uomini veri e non con l'isteria di mezze seghe molli molli come Salvini e Gasparri. 
Non dovremmo assolutamente nemmeno perdere tempo a controbattere e attaccare questi sgorbi della natura, e sopratutto bisogna diffidare da chi lo fa, poiché altre merde come renzifonzi cercheranno di concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica sullo scontro interno con Salvini e altra feccia varia.
Siamo in guerra e ci sono delle cose da fare assolutamente: per prima cosa iniziamo a capire contro di chi siamo in guerra. 
Partirei da due punti fermi: 

1) di sicuro non siamo in guerra contro l'Islam 
2) di sicuro questa non è una guerra per scimuniti e creduloni. 
Smettiamo innanzitutto di correre a cercare le armi in cantina e andiamo a tirar fuori quel poco di intelligenza e spirito critico per capire, analizzare, e sopratutto, individuare il nemico.
Nessuna guerra può essere vinta senza sapere chi sia il nemico.
Quindi tutti al lavoro!
Di sicuro una certezza l'abbiamo: questa è una guerra per uomini e donne vere, e non per scimuniti che corrono dietro mezze seghe molli molli come Gasparri, Salvini.





giovedì 12 novembre 2015

"Accorpare, uniformare e togliere autonomie." di Antonio Musa Bottero



Circa due mesi fa, un caro amico improvvisamente si è trovato nella condizione di non poter più mantenere la famiglia, quando dico mantenere intendo nemmeno i soldi per mangiare.
È un eccellente artigiano, è cagliaritano ma da qualche anno vive in un paesino del campidano di qualche migliaio di abitanti.
Ormai sessantenne, e senza nessuna possibilità di trovare lavoro, si è recato al comune dicendo loro che non avrebbe voluto nessuna assistenza, nessun elemosina, nessuna mensa caritas, ma che, se fosse stato possibile, avrebbe voluto lavorare.
Lì al comune c'erano quattro gatti ma non si sono mica spaventati, non l'hanno mandato da un ufficio all'altro, non l'hanno riempito di moduli da compilare, si sono mostrati interessati e sensibili e gli hanno parlato come uomini che parlano ad altri uomini. 

Gli hanno chiesto cosa fosse successo di preciso, come mai da Cagliari si fosse trasferito lì, ma sopratutto gli hanno chiesto minuziosamente cosa sapesse fare.
Nel giro di pochi giorni il mio amico ha iniziato a lavorare con piccoli contratti temporanei e con mansioni diverse.
Un sindaco di cui non conosco nemmeno il nome, non so chi sia, non so se sia di sinistra o di destra, un sindaco di un paesino di poche migliaia di abitanti è stato in grado di ascoltare, capire e agire tempestivamente, è stato in grado in tempi ridottissimi di rendere la dignità a un uomo che non l'aveva più.
Ecco, senza nessuna polemica con la città metropolitana (che non costituisce certo il nocciolo del discorso) appare chiaro quanto il Pd, Sel, Don Abbondio, Felicetto il giovane e tutto il variopinto e saltellante "gruppo vacanze università" in prestito alla politica, non capiscano l'inestimabile valore umano dei piccoli comuni, l'insostituibile ruolo di legante tra cittadini e amministrazione pubblica.
Accorpare, uniformare, togliere autonomie, questo è il mantra dei professoroni del "gruppo vacanze università".




Antonio Musa Bottero

mercoledì 4 novembre 2015

COME IL CACIO SUI MACCHERONI di G Angelo Billia

4 novembre
COME IL CACIO SUI MACCHERONI di G Angelo Billia




Si, proprio così, dopo il bombardamento inarrestabile di “buone notizie”, su quest’Italia che si libra spavalda, vento in poppa, verso i suoi destini luminosi e sui colli fatali di Roma si erge granitico il muro dei prefetti designati dal regime, nelle piazze d’Italia si scatena il baccanale del 4 novembre.
Si tratta ancora dell’orgia farsesca, attraverso la quale la classe dirigente glorifica sé stessa, annettendo strumentalmente nobiltà a milioni di caduti, immolati sull’altare delle sue contraddizioni.
E’ così che, mentre il becchino contemporaneo, nella cecità generale, gratifica dell’ultima palata di terra l’ultimo suicidato trasparente, le “autorità”, coprendosi dei brandelli dei loro agnelli sacrificali, intendono accreditare come normalmente doverosi i presenti e futuri bagni di sangue.
Il popolo, quello stesso considerato come un vivaio di bestiame pronto all’uso, in assenza di riferimenti alternativi di qualsiasi tipo, beve, sino ad ubriacarsi. 

Solo così è possibile spiegare l’uso spregiudicato delle scolaresche le quali, mentre scrivono pace, grazie al silenzio indotto dall’ignoranza, fanno da corollario festante all’indegna commemorazione guerresca.
I “cronisti”, fra una recita preelettorale e l’altra, gonfiano le gote d’orgoglio mentre spiegano, che le manovre militari interforze in atto sono comandate da un generale italiano. 

Dimenticano, perché gli appunti li hanno sotto il sedere, di nominare i macellai come Cadorna, oppure come Graziani. 
Si tratta di un eccesso di zelo, perché tanto, gli italiani, si sa, non hanno memoria.
Mentre i nuovi Cadorna sono in rodaggio, Renduce prepara il suo plebiscito affondando le mani nel forziere, tanto, gli interessi li ha già presi, ma pochi se ne sono accorti.
Buon baccanale.



lunedì 2 novembre 2015

"Expò a debito" di Luciano Perrotta

Sono stato duramente redarguito, per aver espresso i miei dubbi su Expo ancora prima che questa manifestazione iniziasse. 
Mi hanno detto che parlo con frasi copia-incolla, che sono un guastafeste, che non capisco niente. 

Forse perché penso per idee semplici, forse perché capisco qualcosa di economia, dovendo farla ogni giorno per pareggiare le entrate con le uscite e non ridurmi sul lastrico. 
Al netto degli incassi per i biglietti venduti, restano i debiti. 
Voi mi direte: "Si, ma in questo modo si è creata occupazione."
Bene, so per certo che l'impresa è stata resa possibile grazie ai volontari e ai contratti a progetto, come tutti sappiamo non retribuiti o mal-retribuiti. 
Sono stati favoriti, ancora una volta, i grandi brand con soldi pubblici, e i picccoli produttori sono stati accontentati, come sempre, con gli avanzi del grande banchetto. 
Posso sbagliarmi, e vi prego di correggermi se sbaglio, adducendo valide argomentazioni, ma la conferma alla mia posizione è stata confortata dal patetico, disarmante discorso di chiusura di Mattarella.




Luciano Perrotta

Alfonso Siracusa T.A.M. Cagliari nr. 48 # Alfonso Siracusa “John Titor Revolution 2036” a cura di Mimmo Di Caterino e Barbara Ardau dal 13 Giugno al 07 Dicembre 2015 “Saluti. Sono un viaggiatore temporale proveniente dall’anno 2036. Sto tornando a casa dopo aver recuperato un computer IBM 5100 dal 1975.” Con queste parole, un uomo di nome John Titor si presentò in un forum Internet giorno 2 novembre 2000, usando come nickname “TimeTravel_0″. Ovviamente, nessuno, immediatamente volle credergli, ritenendo le sue parole semplicemente i deliri di un pazzo. Il progetto nella Tavor Art Mobil (2015), nasce da questo curioso Forum apparso in rete. L’idea del “viaggio estetico” nell’isola sarda, con la T.A.M. (2015), si rafforza con un nuovo progetto, John Titor Revolution 2036, il quale si addentra nei meandri del “viaggio temporale” già intrapreso nelle due personali: Centro Angelo Savelli – Viaggiatori del Tempo (1994) con un testo in catalogo Raffaele Gavarro. Mission to Mars (2014), al LAB4, basata interamente sulla controversa storia di Andrew Basiago, il “Crononauta” più famoso al mondo, precisamente nell’installazione Jump room (2014), meglio conosciuta come “stanza del salto”!!! Nella T.A.M. (2015) saranno installate delle opere site-specific, all’interno delle quali, degli specchi bi-facciali da barba e stampe digitali (Stargate), simuleranno dei portali dimensionali mobili. Sulla portiera laterale, lato guida, una grande scritta adesiva RaiUfo (2004), con il logo della rete televisiva manipolato e simbolo della programmazione “Monarch”, realizzato con due volti speculari (profilo di Marcel Duchamp). Il tutto diventa motivo di gustose elaborazioni, in un processo dinamico in cui sperimentare nuove soluzioni. Inoltre, una brochure esplicativa potrà essere consultata dal pubblico “Mobil” per un’eventuale “macchina del tempo”!!! Un non luogo, dove il pubblico sarà invitato a spostarsi nello spazio e forse “nel tempo”!