martedì 5 gennaio 2016

“Bromuro" di G Angelo Billia

BROMURO



Quando il servizio di leva era ancora obbligatorio e il massimo d’intervento guerresco del “nostro” esercito erano i terroristi altoatesini, fra le reclute a cui s’imponeva l’assenza totale di libera uscita per un congruo numero di giorni dopo l’arruolamento, era diffusa la convinzione che nel caffelatte mattutino ci fosse una certa percentuale di bromuro. 

Nessuno riusciva a capacitarsi, altrimenti, la rassegnazione con la quale quei giorni venivano affrontati.
Da allora è passata tant’acqua sotto i ponti ed è triste constatare che, ai giorni nostri analogo “additivo dietetico” sembra essere assunto a livello di massa.
Quanti ad esempio, guardano con timore e sospetto al barbuto mediorientale che incrociano per caso? Automaticamente tornano agli occhi le immagini di uomini sgozzati o falciati a colpi di mitra. 

Qualcuno dirà che è una reazione normale: con quello che si vede in televisione!
Ricordo, e non finirò mai di farlo perché non sembra memoria condivisa, l’episodio in auge in televisione, per un certo periodo, del bimbo iracheno senza gambe, unico superstite di una famiglia composta da tredici persone falciata dai bombardamenti americani.

 Per un bel po’ la grancassa mediatica ha battuto sulla bontà americana che donava al bimbo le gambe artificiali. 
Finalmente qualcuno si accorse che, così facendo, anziché ottenere il risultato desiderato, si focalizzava l’attenzione sull’episodio che l’aveva reso storpio e solo al mondo.
Il tutto sparì all’istante, non si sa con quali eventuali strascichi per i responsabili, molti, così come sono quelli che, pur di compiacere il potente, pubblicano acriticamente qualsiasi cosa considerino di suo gradimento.
Quest’episodio parla anche del “nostro” esercito di mercenari (di mestiere), un esercito che già allora aveva le sue responsabilità nell’annientamento sotto le bombe di intere famiglie in quella parte del mondo.
Tant’é, il bromuro chiamato ignavia, fa sì che pochi guardino perlomeno con realismo, quando incrociano un qualsiasi esponente delle forze armate, o un politico, anche sedicente di sinistra, responsabile d’averle trasformate in strumento d’aggressione. 

Dietro all’omelia funebre dei “nostri eroi”, dietro ad ogni applauso alle parate, c’è la sciagura di una guerra con un numero inimmaginabile di morti innocenti di cui anche l’ esercito italiano è responsabile.
Il 2016 è anno di elezioni, Renzi gioca furbescamente all’indipendenza dall’Europa e raccatta un po’ di soldi (nostri) per pagare i voti, mettendo in sordina le scelte “italiane” in merito alla guerra, solo apparentemente mediorientale.
Qualcuno finge d’essere politicamente attivo, annullandosi nelle disquisizioni su quale amministratore sia più adatto a gestire gli interessi privati nella cosa pubblica, fingendo di non sapere che a breve le esigenze dell’impero difese dalla NATO, imporranno il rispetto delle decisioni già prese.
L’Italia con le sue forze armate sarà trascinata in prima linea più di quanto non sia. 

Pochi, veramente pochi razionalizzeranno che ciò comporterà anche un tributo di sangue innocente, ad un paese la cui Carta costituzionale esclude la guerra.
La salvezza, l’unica possibile, è chiamarsi fuori da ogni guerra d’aggressione e da ogni alleanza militare, imponendo la chiusura delle basi USA nel nostro paese.
Purtroppo, se non si rifiuta il bromuro, va detto chiaramente che la responsabilità del sangue versato sarà di tutti. 

Piangeremo i “nostri eroi”, piangeremo i nostri civili e lo faremo con quelle che si dice siano lacrime di coccodrillo, anche se, a ben guardare è un vecchio vizio mai smentito.



G Angelo Billia

lunedì 4 gennaio 2016

I documenti parlano sui monumenti cacano i piccioni.

I documenti parlano sui monumenti cacano i piccioni.



Lo storico Fasanella invita il popolo della rete a divulgare questa ricerca che sta svolgendo avendo acquisito del materiale dai servizi di intelligence britannici.
Junio Valerio Borghese contava sull’appoggio della Gran Bretagna per attuare il suo colpo di stato. 
Le bombe avrebbero creato la domanda di ordine e la svolta golpista.
La ricerca di Fasanella verte sul conflitto libico, il colonnello filo italiano Gheddafi era sulla lista nera britannica. 
Ma sappiamo la storia di Junio Valerio Borghese il suo golpe sul piede di partenza non ebbe l’avvallo degli americani.
Per fortuna fallì.
La storia si fa con i documenti che sono monumenti, i documenti parlano sui monumenti cacano i piccioni.
Prepariamoci alle memorie del questore Guida che nelle carceri fasciste piantonava Pertini.
Ci sono storie inventate, storie spazzatura.
In buona fede ci sono nelle epoche che ci succedono rivisitazioni, si diceva non possiamo ridurre la storia ad una continua retrospettiva la rendiamo spazzatura.
Adesso la ricerca si è arrestata, le bombe di san Giorgio al Velabro e di San Giovanni forse tra tanti anni si saprà.
Usare documenti fare congetture nello stesso tempo non è aver vissuto un fatto in prima persona, chiede l’apporto di testimoni.
Ma tra due diritti e due ragioni vince la forza.
La storia la scrivono i vincitori, la storia d’Italia nel blocco Nato l’hanno determinata gli anglo americani.
Un mio amico dice che esagero, ma così vengono filtrate le elites la pubblica opinione parlando una lingua dei sudditi dei colonizzati e le cose partono dagli USA perché hanno vinto la guerra. 



Filadelfo Anzalone

"Se sei..." di Antonio Musa Bottero




Se sei fascista o leghista puoi lottare per i marò, per il presepe, per arrestare i clandestini e gli zinghiri, per fermare gli sbarchi, per difendere poliziotti e carabinieri la cui dignità è minacciata da liberi cittadini ammazzati di botte nelle loro caserme. 

Se sei grillino puoi batterti per l'aumento del prezzo della spigola al ristorante del Parlamento e per Fedez presidente della Repubblica. 

Se sei piddino puoi lottare per distruggere lo stato sociale, i diritti deilavoratori e ripristinare la schiavitù. 

Se sei sellino puoi batterti per Luciano Uras e per le sue agenzie del lavoro (dove già lavori o dove speri un giorno di lavorare).

Se sei zeddiano puoi batterti per piazzette, rotonde, frorixeddus e per il diritto politico di selfie col sindaco o con uno qualsiasi dei suoi assessori alla felicità. 

Se sei civatiano puoi batterti per il diritto politico all'ingrandimento del pene.
Tutti hanno obiettivi per i quali battersi con seria speranza di riuscita, tranne noi comunisti.
(Parafrasando liberamente un post dell'anno scorso di Alberto Scotti)



Antonio Musa Bottero

domenica 3 gennaio 2016

"A sulài pròccus" di Antonio Musa Bottero





Meteo Sardegna è da più di un mese che annuncia l'arrivo di freddo, gelo, neve e pinguini.
 Ci riprova di nuovo anche oggi.
Spesso mi chiedo a quali modelli matematici s'ispirino per elaborare le loro previsioni.
Secondo me hanno ricevuto in regalo "Il piccolo meteorologo" Clementoni nel quale hanno trovato la complessa formula matematica che afferma: "Generalmente d'inverno fa freddo".
Continueranno imperterriti a predire freddo e gelo e vedrete che prima o poi c'azzeccheranno ed esulteranno pure.
Più o meno sulla stessa linea Arpa Sardegna (dipartimento specialistico regionale idrometeoclimatico)... che nome impressionante! 

La Clementoni dovrebbe chiederne i diritti alla regione Sardegna.
In molti campi la sardità è diventata buffoneria.
Dovremmo tornare alla terra, ai mestieri, a cercare le vecchie radici, le conoscenze antiche. 

Altro che meteorologia!
Nel mondo pastorale agli incompetenti si diceva: "A sulài pròccus" (a soffiare porci).


Antonio Musa Bottero

"Giustizia per Pinelli" di Filadelfo Anzalone

Giustizia per Pinelli 3 Gennaio 2016.



Aspettiamo le memorie di Guida, quel questore che piantonava Pertini nelle carceri fasciste? 
No la storia l’abbiamo scritta noi.
Sappiamo che la strage è di stato.


I fatti tragici dell’uccisione di Pino Pinelli adesso che il figlio del commissario Calabresi dirigerà quel feudo che è il quotidiano "la Repubblica" De Benedetti, è la prima tessera del PD, saranno mai chiariti.
Ma ci viene il dubbio che mai sia stata fatta giustizia per Pino Pinelli.
Ucciso da un colpo di Karatè che gli spezzò il collo.
Poi il colpevole non era nella stanza quando veniva detto "Liberatevene"ed il corpo dell’anarchico veniva buttato dalla finestra.
Evviva il nuovo direttore.
Non so se Sofri sia colpevole, penso che da giovane sia stato un grande leader politico.
La sentenza parla di un mandante e di esecutori, fatta l’accusa da parte di Marino che si rese corresponsabile.
La mia logica si ferma a questi fatti.
I socialisti vogliono assolto moralmente Sofri, perché Soffri ha smontato le idee che aveva da giovane ed ha dato vita ad un riflusso ideologico che si voleva per una generazione da togliere dalla lotta.
Renzi ed il PD agiteranno colpe e fantasmi su chi lotta.
Per me la morte di Pinelli rappresenta il mio primo impegno da pittore, allora avevo quindici anni ero studente dell’istituto d’arte.
Arrivai anche ad ipotizzare chi avesse potuto uccidere Calabresi sbagliando, e mio malgrado solo questo si è voluto vedere.
Ho chiesto scusa agli interessati ma qualcuno da anni mostra questa mia opera scellerata.
Che rettifica?
Ribadiamo, non solo Pinelli è stato ucciso ma hanno devastato la vita di Pietro Valpreda accusandolo, lui un ballerino che voleva fare solo la sua arte.
Sono contento di aver lasciato l’attività plastica e pittorica.
Sono lieto e sereno di augurare al direttore Calabresi lo stesso v............. che dedicavo a di Mauro e Scalfari.
Mai mi è piaciuto il vostro giornale che ha fatto diventare la sinistra liberale ed adesso reazionaria con il figlio di una assassino in divisa.






Vostro Filadelfo Anzalone

sabato 2 gennaio 2016

"Quando fai politica..."


Quando fai politica e vuoi toglierti dalle palle qualche ominicchio che ti ha sempre combattuto, disprezzato e deriso è sufficiente dargli un ruolo del cazzo, un contrattino di collaborazione (ché non guasta mai) e la promessa di una carriera politica dietro la quale ha sempre sbavato e puntualmente fallito.
Gli ominicchi si conquistano così, da sempre, e non c'è niente di più divertente di stare seduti a bere una birra e osservare le acrobazie della loro miseria.
Nella campagna elettorale cagliaritana ne vedremo delle belle...
Credo che mi assenterò per un po' da questo salottino virtuale cedendo volentieri il posto al rocky horror picture show di ominicchi e miserabili 
(stanotte mi è apparso in sogno Don Paolo De Magistris, ci siamo fatti una lunga e cordiale chiacchierata notturna passeggiando per le vie di Castello, proprio come capitava quando abitavo lassù).

Antonio Musa Bottero

venerdì 1 gennaio 2016

Parole dell'ezln nel 22° anniversario dell'inizio della guerra contro l'oblio

Parole dell'ezln nel 22° anniversario dell'inizio della guerra contro l'oblio


Primo di gennaio del 2016,
Buonanotte, buongiorno, compagni, compagne basi di appoggio dell'esercito zapatista di liberazione nazionale, compagni / e miliziani e milizie, insurgentas e ribelli, responsabili locali e regionali, autorità delle tre istanze di governo autonomo, compagni / e promotori e promotrici delle diverse aree di lavoro. Compagni, compagne della sesta nazionale e internazionale e tutti i presenti.
Compagne e compagni, oggi siamo qui per celebrare il 22° anniversario dell'inizio della guerra contro l'oblio.
Per più di 500 anni abbiamo sofferto la guerra che i potenti delle varie nazioni, lingue, colori e credenze ci fecero per annientarci.
Volevano ucciderci, sia uccidendo i nostri corpi, sia uccidendo le nostre idee.
Ma abbiamo resistito.
Come popoli originari, come guardiani della madre terra, resistiamo.
Non solo qui, e non solo il colore che siamo della terra.
In tutti gli angoli del mondo che faceva male prima e fa male ora, c'è stato e c'è gente dignitosa e ribelle che ha resistito, che resiste contro la morte, che impone il di sopra.
Il primo gennaio 1994, 22 anni fa, abbiamo reso pubblico il " basta!" che abbiamo preparato in silenzio dignitoso per un decennio.
Zittendo il nostro dolore preparavamo così il grido del nostro dolore.
Di fuoco fu allora la nostra parola.
Per svegliare chi dormiva.
Per alzare a chi cadeva.
Per indignar a chi si accontentava e si arrendeva.
Per ribellarsi la storia.
Per costringerla a dire ciò che tace.
Per svelare la storia delle aziende, omicidi, frattaglie, offese e dimenticanze che si nascondevano dietro la storia di sopra.
Quella storia dei musei, statue, libri di testo, monumenti alla menzogna.
Con la morte dei nostri, con il nostro sangue, facemmo abbuffata di un mondo rassegnato alla sconfitta.
Non erano solo parole. Il sangue dei nostri caduti e cadute in questi 22 anni si è sommata alla di anni, lustri, decenni, secoli precedenti.
Abbiamo dovuto scegliere allora e scegliamo la vita.
Per questo, allora e ora, per vivere, moriamo.
Così semplice come il nostro sangue dipingendo le strade e le mura delle città che ci disprezzano ora come prima l'hanno fatto, era la nostra parola allora.
E lo rimane:
Come bandiera di lotta furono le 11 richieste: terra, lavoro, alimentazione, salute, istruzione, alloggio dignitoso, indipendenza, democrazia, libertà, giustizia e pace.
Queste richieste sono state quelle che ci hanno fatto alzare in armi perché è quello che ci manca ai popoli originari e la maggior parte delle persone in questo paese e in tutto il mondo.
In questo modo, conduciamo la nostra lotta contro lo sfruttamento, emarginazione, umiliazione, disprezzo, dimentico e per tutte le ingiustizie che viviamo causate da un sistema.
Perché per i ricchi e i potenti noi serviamo solo come suoi schiavi, così che essi diventino sempre più ricchi e noi sempre più poveri.
Dopo aver vissuto tanto tempo sotto questa dominazione e deperimento, dicemmo:
Basta! 

E fin qui è finita la pazienza!
E visto che non abbiamo altra scelta che prendere le armi per uccidere o morire per una giusta causa.
Ma non eravamo soli, soli.
Non lo siamo ora.
In Messico e il mondo la dignità ha preso le strade e le chiese di spazio per la parola.
Capito allora.
A partire da quel momento è cambiato il nostro modo di lotta e siamo stati e siamo tuttora orecchio attento e parola aperta, perché fin dall'inizio sapevamo che una giusta lotta del popolo è per la vita e non per la morte.
Ma abbiamo accantonato le nostre armi, non le lasceremo, saranno con noi fino alla fine.
Perché abbiamo visto che dove il nostro sentito era cuore aperto, il prepotente oppose la vostra parola d'inganno, il suo cuore di ambizione e menzogna.
Abbiamo visto che la guerra di cui sopra ha continuato.
Il suo piano e il suo obiettivo era ed è farci la guerra fino a sterminarci. 

Per questo, invece di risolvere le giuste domande, preparato e prepara, ha fatto e fa la guerra con i loro armamenti moderni, forma e finanzia gruppi paramilitari, offre e distribuisce briciole sfruttando l'ignoranza e la povertà di alcuni.
Quelli soggetti di cui sopra sono stupidi. 

Pensavano che erano disposti ad ascoltare, erano anche disposti a vendersi, a rinunciare, a cedere.
Si sbagliavano allora.
Si sbagliano ora.
Perché noi le zapatisti, gli zapatisti, abbiamo ben chiaro che non siamo mendicanti o inutili che aspettano che tutto si risolva da solo.
Siamo popoli con dignità, con decisione e coscienza di lottare per la vera libertà e giustizia per tutti, per tutti, per tutti. 

Non importa il suo colore, razza, genere, la sua credenza, il calendario, la sua geografia.
Per questo la nostra lotta non è locale, né regionale o nazionale. 

È universale.
Perché universali sono le ingiustizie, i crimini, le frattaglie, le offese, aziende.
Ma sono anche universali la ribellione, la rabbia, la dignità, il desiderio di essere migliori.
Per questo abbiamo capito che era necessario costruire la nostra vita noi stessi, noi stesse, con autonomia.
In mezzo alle grandi minacce, dei harassments militari e paramilitari, e le continue provocazioni del cattivo governo, iniziamo a modellare il proprio sistema di governare, la nostra autonomia, con la nostra educazione, la nostra salute, la nostra comunicazione, il nostro modo di Prendersi cura e lavorare alla nostra madre terra; una nostra politica come popolo e la nostra ideologia di come vogliamo vivere come popoli, con un'altra cultura.
Dove altre, altri aspettano che dall'alto si risolverà quello sottostante; noi, noi zapatisti, abbiamo iniziato a costruire la nostra libertà come si semina, come si costruisce, come si cresce, cioè dal basso.
Ma il cattivo governo cerca di distruggere e finire la nostra lotta e resistenza con una guerra che cambia di intensità come cambia la sua politica ingannevole, con le cattive idee, con le sue menzogne, usando i loro mezzi di comunicazione per divulgarle e con la suddivisione delle briciole nei villaggi Indigeni dove ci sono zapatisti, per dividere e acquista coscienze, applicando in questo modo il suo piano di controguerriglia.
Ma la guerra che viene dall'alto, compagni, sorelle e fratelli, è sempre la stessa: porta solo distruzione e morte.
Possono cambiare le idee e le bandiere con le quali arriva, ma la guerra di sopra sempre distrugge, uccide sempre, mai semina come non sia il terrore e la disperazione.
In mezzo a quella guerra abbiamo dovuto camminare verso ciò che vogliamo.
Non potevamo sederci ad aspettare che capissero coloro che non capiscono nemmeno che non capiscono.
Non potevamo sederci ad aspettare che il criminale rinnegasse di sé e della sua storia e diventasse, pentito, uno bravo.
Non potevamo sperare in una lunga e inutile lista di promesse che sarebbero dimenticate pochi minuti dopo.
Non potevamo aspettare che l'altra cosa, diversa ma uguale nel dolore e rabbia, ci guardasse e guardandoci si vedesse.
Non sapevamo come fare.
Non c'era e non c'è libro, manuale o dottrina che ci dicesse come fare per resistere, e allo stesso tempo, costruire qualcosa di nuovo e migliore.
Forse non perfetto, forse diversa, ma sempre il nostro, dei nostri popoli, delle donne, uomini, ragazze e anziani che con il suo cuore collettivo coprono la bandiera nera con la stella rossa a cinque punte e le lettere che danno loro non solo Nome anche impegno e destinazione: E Z L N.
Allora cerchiamo nella nostra storia ancestrale, nel nostro cuore collettivo, e gli scossoni, con difetti ed errori, siamo andati costruendo ciò che siamo e che non solo ci tiene in vita e resistendo, ma anche li alza degni e ribelli.
Durante questi 22 anni di lotta di resistenza e ribellione continuiamo a costruire un'altra forma di vita, governando noi stessi come popoli collettivi che siamo sotto i 7 principi del mandare obbedendo, costruendo un nuovo sistema e un'altra forma di vita come popoli originari .
Uno dove il popolo comanda e governo obbedisce.
E il nostro cuore semplice lo vede che è quanto di più sano, perché nasce e cresce dello stesso popolo, cioè, è lo stesso popolo che ritiene, discute, pensa, analizza, propone e decide cosa è meglio per il suo profitto, seguendo gli esempi che ci hanno lasciato i nostri antenati.
Come andiamo spiegando dopo, vediamo che nelle comunità partitiche regnano il terrore e la miseria, manda la pigrizia e il crimine, la vita comunitaria è rotta, già ferita mortalmente.
Il vendersi al cattivo governo non solo non ha risolto i suoi bisogni, ma ha aggiunto più orrori.
Dove prima c'era la fame e povertà, oggi le rimane, ma inoltre c'è disperazione.
Le comunità di partito si sono trasformati in gruppi di mendicanti che non lavorano, aspettano solo il seguente programma governativo di aiuto, o aspettano la prossima stagione elettorale.
E questo non apparirà in nessun rapporto di governo municipale, statale o federale, ma è la verità che si può vedere nelle comunità: contadini che non sanno già lavorare la terra, case di materiale vuote perché né il cemento né le pellicole si possono mangiare, famiglie distrutte, comunità che solo si riuniscono per ricevere le elemosine governative.
Nelle nostre comunità forse non c'è casa di cemento, né televisioni digitali né camion ultimo modello, ma la nostra gente sa lavorare la terra. 

Quello che si mette sul suo tavolo, i vestiti che le hai viste, la medicina che le lenisce, il sapere che si impara, la vita che scorre è sua, prodotto del proprio lavoro e del suo sapere. 
Non è un regalo di nessuno.
Possiamo dirlo senza pena: le comunità zapatiste non solo sono meglio che 22 anni fa. 

Il loro livello di vita è superiore a quello di coloro che hanno venduto ai partigiani di tutti i colori.
Prima per sapere se qualcuno era zapatista si vedeva se portava paliacate rosso o passamontagna.
Ora basta vedere se sa lavorare la terra; se cura la propria cultura; se studia per conoscere la scienza e la tecnica; se si rispetta come donne che siamo; se ha lo sguardo in alto e pulita; se sa che manda come collettivo; se vede Gli incarichi di governo autonomo ribelle zapatista come servizio e non come business; se quando gli chiedono qualcosa che non sa, risponde " non lo so... ancora "; Se quando prendono in giro dicendole che gli zapatisti non esistono più, che sono molto pochi, risponde "non importa, perché vogliamo essere più, cerchiamo di essere più"; Se guarda lontano in calendari e geografie; se sa che il domani si semina oggi.
Ma sì, riconosciamo che ci manca molto da fare, abbiamo bisogno di organizzarci meglio e di più.
Per questo ci dobbiamo sforzare di più per prepararci per eseguire più e meglio il nostro lavoro di governarci, perché sta arrivando di nuovo il male dei mali: il maligno sistema capitalista.
E dobbiamo sapere come affrontarlo. 

Abbiamo già 32 anni di esperienze di lotta, di ribellione e resistenza.
Siamo quello che siamo.
Siamo l'esercito zapatista di liberazione nazionale.
Siamo anche se non ci nominate.
Siamo anche se con silenzi e calunnie ci dimenticano.
Siamo anche se non ci sentite.
Siamo nel passaggio, nel cammino, in origine, nel destino.

E in quello che siamo, vediamo, osserviamo, ascoltiamo dolori e sofferenze lontani e vicini nei calendari e aree geografiche.
E guardiamo prima, e guardiamo ora.
Una notte cruenta, più se possibile fuori, si tende sul mondo.
Il prepotente non solo si ostina a continuare a sfruttare, reprimendo, disprezzando e spogliandosi.
E ' deciso a distruggere il mondo intero se questo vi dà profitti, soldi, paga.
È chiaro che viene il peggio per tutti, tutti, tutti.
Perché i grandi ricchi miliardari di alcuni paesi, continuano con l'obiettivo di saccheggiare tutte le ricchezze naturali in tutto il mondo, tutto quello che ci dà vita come l'acqua, le terre, foreste, montagne, fiumi, aria; e tutto ciò che E ' sotto il suolo: oro, petrolio, uranio, Ambra, zolfo, carbone, e altri minerali. 

Perché loro non la considerano la terra come fonte di vita, bensì come un business e tutto lo trasformano in merce, e la merce la trasformano in denaro, e così ci vogliono distruggere completamente.
Il male e il male hanno un nome, storia, origine, calendario, geografia: è il sistema capitalistico.
Non importa come lo dipingete, non importa il nome che vi mettete, non importa la religione che l'ho vista, non importa la bandiera che levante.
È il sistema capitalistico.
È lo sfruttamento dell'umanità e del mondo che abita.
E ' il disprezzo per tutto ciò che è diverso e che non si vende, non si arrende, non chini.
É che insegue, imprigiona, assassina.
È quello che ruba.

Di fronte a lui sorgono, nascono, crescono, si riproducono e muoiono, salvatori, leader, condottieri, candidati, governi, partiti che offrono la soluzione.
Come una merce più, si offrono le ricette per risolvere i problemi.
Forse qualcuno ancora creda che dall'alto, da dove arrivano i problemi, arriveranno le soluzioni.
Forse c'è ancora chi crede in liberatori locali, regionali, nazionali e mondiali.
Forse c'è ancora chi aspetta che qualcuno faccia quello che spetta a noi fare a noi, noi stesse.
Sarebbe molto bello, sì.

Tutto facile, comodo, senza sforzo maggiore.

 Solo alzare la mano, cancellare una schedina, compilare un modulo, applaudire, urlare un baule, aderire a un partito politico, votare per buttare a uno e l'altro tra.
Forse, diciamo, pensiamo noi, noi zapatisti che siamo quello che siamo.
Sarebbe molto bello così, ma non lo è.
Perché ciò che abbiamo imparato come zapatisti che siamo e senza che nessuno ce lo abbia insegnato, come non sia il nostro passo, è che nessuno, assolutamente nessuno verrà a salvarci, ad aiutarci a risolvere i nostri problemi, ad alleviare i nostri dolori, a regalarci la giustizia che ci serve e che meritiamo.
Solo quello che facciamo noi, noi, ognuno secondo il calendario e la sua geografia, secondo il suo nome collettivo, il proprio pensiero e azione, la sua origine e il suo destino.
E abbiamo anche imparato come zapatisti che siamo, che è solo con organizzazione che è possibile.
Abbiamo imparato che se si indegna uno, uno, unoa, è bello.
Che se si indignano diversi, molte, molte, molti,poi una luce si accende in un angolo del mondo e la sua luce raggiunge a illuminare per qualche istante tutta la faccia della terra.
Ma abbiamo anche imparato che se queste indignazioni si organizzano... 

Ah!, Allora non è una luce momentanea la che illumina le vie terrene.
Allora è come un sussurro, come una voce, come un terremoto che inizia a squillare rimango prima, più forte dopo.
Come se questo mondo fosse a partorire un altro mondo, uno migliore, più giusto, più democratico, più libera, più umano...
Per questo oggi iniziamo questa parte delle nostre parole con una parola già da prima, ma che è ancora necessario, urgente, vitale: dobbiamo organizzarci, prepararci per combattere, per cambiare questa vita, per creare un'altra forma di vita, un'altra forma di governo , noi stessi i popoli.
Perché se non ci organizziamo, saremo più schiavi.
Non c'è più nulla di cui fidarsi nel capitalismo. 

Assolutamente niente. 
Già lo viviamo centinaia di anni il sistema, perché le abbiamo subito le 4 RUOTE DELLA CARROZZA DEL CAPITALISMO: lo sfruttamento, la repressione, il deperimento e il disprezzo.
Ora c'è solo la fiducia tra di noi, noi stessi, dove noi, noi sappiamo come costruire una nuova società, un nuovo sistema di governo, con la vita giusta e dignitosa che vogliamo.
Perché ora non si salva nessuno dalla tempesta dell'Idra capitalista che distruggerà le nostre vite.
Nella stessa artiglio del capitalismo.

Non c'è salvezza nel capitalismo.
Nessuno ci dirigere, siamo nosotr@s mism@s che ci rivolgiamo, ci prende in considerazione di come lo pensiamo di risolvere ogni situazione.

Per questo, compagni e compagne, la lotta non è finita, stiamo solo iniziando, appena sono 32 anni, 22 dei quali sono pubblici.
Per questo dobbiamo unirci più, organizzarci meglio per costruire la nostra barca, la nostra casa, cioè la nostra autonomia, perché è quella che ci salverà la grande tempesta che si avvicina, dobbiamo rafforzare ulteriormente le nostre aree di lavoro e i nostri lavori collettivi.
Non abbiamo altra scelta che unirci e organizzarci per combattere e difenderci da la grande minaccia del cattivo sistema capitalista, perché le malvagità del capitalismo criminale che minaccia l'umanità non farà rispettare a nessuno, va a spazzare via tutti senza distinzione di razza, Di Partito, né religione, perché lo hanno già dimostrato per molti anni che hanno sempre gestito male, minacciato, perseguitato, incarcerato, torturato, scomparso e ucciso i nostri popoli del campo e della città in tutto il mondo.
Ecco perché vi diciamo, compagni, compagne, ragazzi e ragazze, come le nuove generazioni sono il futuro dei nostri popoli, della nostra lotta e della nostra storia, ma devono capire che hanno un compito e dovere: seguire l'esempio I nostri primi compagni, dei nostri compagni d'età, dei nostri genitori e nonni e tutti quelli che hanno avviato questa lotta.
Loro ci hanno segnato la strada, ora ci tocca seguire e mantenere quel cammino, ma per questo si ottiene soltanto organizándonos in ogni generazione e in generazione, capirlo e ad organizzarsi per quello, e così fino ad arrivare al finale della nostra lotta
Perché voi come giovani sono parte importante dei nostri popoli, per questo devono partecipare a tutti i livelli di lavoro che c'è nella nostra organizzazione e in tutte le aree di lavoro della nostra autonomia, e che siano le generazioni che seguiranno che dirigono il nostro destino con Democrazia, libertà e giustizia così come ci stanno insegnando i nostri compagni e compagne primi.
Compagne e compagni tutti e tutte, siamo sicuri che faremo un giorno quello che vogliamo, per tutti, ovvero la nostra libertà, perché ora la nostra lotta sta avanzando a poco a poco e le nostre armi di lotta sono la nostra resistenza, la nostra ribellione e la nostra Parola vera che non ci sono montagne o frontiere che possono impedirla, ma che arriva fino all'orecchio e nei cuori di altri fratelli e sorelle nel mondo intero.
È dire che siamo sempre più quelli che capiamo la lotta contro la gravissima situazione di ingiustizia che ci hanno, che causa il male sistema capitalista nel nostro paese e nel mondo.
Stiamo anche chiari che nel corso della nostra lotta sono state e ci saranno delle minacce, repressioni, persecuzioni, sfratti, contraddizioni e prendere in giro da parte dei tre livelli dei cattivi governi, ma dobbiamo essere chiari che se il cattivo governo ci odia perché Andiamo in un buon cammino; e se ci applaude è che ci stiamo trasferendo nella nostra lotta.
Non dimentichiamo che noi siamo gli eredi di più di 500 anni di lotta e resistenza. 

Nelle nostre vene scorre il sangue dei nostri antenati, loro ci hanno ereditato l'esempio di lotta e ribellione e l'essere custode della nostra terra madre perché a lei siamo nati, viviamo e moriamo in essa.
-*-
Compagne, compagni zapatisti:
Compagni, compagne, compañeroas della sesta:
Sorelle e fratelli:
Questa è la nostra prima parola in questo anno che comincia.
Più parole verranno, più pensieri.
A poco a poco se ne andrà mostrando di nuovo il nostro sguardo, il nostro cuore che siamo.
Ora vogliamo solo finire dicendo loro che per onorare e rispettare il sangue dei nostri caduti, non basta solo ricordare, stupirsi, piangere, né pregare, bensì che dobbiamo seguire l'esempio e continuare il compito che ci hanno lasciato, fare nella pratica il cambiamento Che vogliamo.
Per questo, compagni e compagne per questo giorno così importante è il momento di riaffermare la nostra coscienza di lotta e di impegnarci per andare avanti, con noncuranza e qualunque cosa accada, non lasciamo che il maligno sistema capitalista distrugga ciò che abbiamo conquistato e che abbiamo potuto costruire con il nostro lavoro e impegno per più di 22 anni: la nostra libertà!
Ora non è il momento di tornare indietro, di perdersi o di stancarci, dobbiamo essere più forti nella nostra lotta, mantenere salde le parole e gli esempi che ci hanno lasciato i nostri primi compagni: di non arrendersi, non vendere e non arrenderci.
Democrazia!
Libertà!
Giustizia!


Dalle montagne del sudest messicano.
Per il comitato clandestino rivoluzionario indigeno - comando generale dell'
Esercito Zapatista di liberazione nazionale.
Subcomandante Insurgente Mosè. 

Subcomandante Insurgente Galeano.
Messico, primo di gennaio del 2016.