sabato 28 luglio 2012

Si tassi l'arte contemporanea ed il suo possesso!

Sembrava che nell'anno 2012 il governo Monti stesse pensando di tassare i proprietari di quadri ed opere d'arte di un certo valore di mercato attestato dalle case d'aste e dalle gallerie private d'arte contemporanea, finalmente raschiando il fondo si intravedeva qualche proposta concreta per arginare gli eccessi e le speculazioni del mercato ad uso e consumo del facoltoso privato....

venerdì 27 luglio 2012

Da "Altro sistema", si spera prima o poi in una qualche libreria....


DIRITTO AL SUCCESSO?
........ dilettante è colui che si diletta di 
una cosa ma anche 
colui che non riesce, suo malgrado a superare 
i limiti formali del diletto.
E il tuo Di Caterino è uno di questi. Ma se io rispetto 
i dilettanti, perché si realizzano entro
i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro 
Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, 
pretende  come diritto di entrare nel 
sistema dell’arte, di esporre, di vendere,
 di avere visibilità, 
senza avere alcuna qualità, senza d
over superare filtri selettivi.
Ritiene debba essere un suo diritto 
partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,
solo per il fatto che dipinge e produce 
opere come quella pubblicata. 
Ritiene che qualsiasi dilettante,
 come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.
Reclama e proclama di voler attuare la democrazia 
in arte, dove tutti debbano essere invitati alla 
Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è 
diventato insegnante (anche se precario) senza 
avere  alcun merito.
Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna 
arte questo Domenico Di Caterino. 
Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo?
 Vorrei parlare con il Direttore e c
hiedergli quali
sono i meccanismi e gli eventuali esami che 
permettono a una persona senza alcuna 
preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione
 e di arroganza pericolosa, di diventare docenti
di arte o di qualsiasi altra cosa. 
Sono tutti così i precari? 
Cosa può insegnare (a meno che non sia 
docente di educazione fisica) questo Di Caterino? 
Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane? 
Chissà quanta scuola italiana, 
senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi
“disobbedienti”  senza qualità? 
Qualcuno potrebbe dirmelo? 
Grazie

giovedì 26 luglio 2012

Facebook Profile Value

Ho beccato Damien Hirst che si vantava con i suoi amici di Facebook della quotazione del suo profilo, ragion per cui ho valutato il mio, piccole soddisfazioni dal basso :)





mercoledì 25 luglio 2012

Pazzo, molesto, scemo e frustrato, ma si può?


  • A proposito di Massimo Minimi...‏


Caro Goffredo,
in che modo è possibile fermare le esternazioni di questo pazzo? Non riesco a contenere le sue sceme provocazioni. Non si potrebbe denunciare alla polizia postale per molestie continuate? E da anni ormai.
Marco, tu come webmaster riesci a tenermelo lontano questo pazzo frustrato?
Grazie a entrambi.
Giancarlo





Inizio messaggio inoltrato:

Da: Domenico Mimmo Di Caterino <mariopesceafore@hotmail.it>
Data: 25 luglio 2012 15.08.03 GMT+02.00
A:
Oggetto: A proposito di Massimo Minimi...


...ho tentato d'inviare questa mail a Minimi senza successo, l'inoltro a lei ed esprimo la mia sull'argomento....

Esimio gallerista Massimo Minimi, francamente la sua recente presa di posizione dove minaccia di spostare la sua galleria fuori dagli italici confini mi sembra anacronistica e fuori luogo, non curante di un contesto storico e sociologico ineluttabile.
Gallerie come la sua di cosa hanno sopravvissuto ad oggi se non dello sciacallaggio del libero mercato? 
Il libero mercato ha o non ha saccheggiato e depredato le casse pubbliche? 
Quanti dei suoi collezionisti si sono potuti permettere di comprare da lei per nascondere conti non fatturati? 
Lei stesso ha sempre fatturato il valore reale dell'opera? 
Io penso che sia giusto che spazi come i suoi chiudano e che finalmente l'arte e la ricerca artistica possa essere riconsegnata agli artisti, questo sistema economico fatto di inutili intermediazioni e di valore di capitale che si gonfia in maniera spropositata ha fallito e non è solo una questione italiana anche se in maniera strumentale e piagnona lei e sciacalli che come lei hanno cavalcato senza scrupoli i tempi di vacche magre vuole fare sembrare. Vuole che rispondo al quesito di Ghada Amer? 
Gli italiani che comprano all'estero sono quelli che non fatturano, che non pagano le tasse e che stanno portando il debito pubblico allo scatafascio, detto questo le auguro buon lavoro ma mi auguro che in fondo in fondo la finanza riesca a beccare lei ed i galleristi come lei al confino.
Mario pisci a forasa, dal Sud Sardegna


Giancarlo Politi
Direttore e Editore
Flash Art
Via C. Farini 68
20159 Milano

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Lettera aperta a Massimo Minimi


Esimio gallerista Massimo Minimi, francamente la sua recente presa di posizione dove minaccia di spostare la sua galleria fuori dagli italici confini mi sembra anacronistica e fuori luogo, non curante di un contesto storico e sociologico ineluttabile.
Gallerie come la sua di cosa hanno sopravvissuto ad oggi se non dello sciacallaggio del libero mercato? 
Il libero mercato ha o non ha saccheggiato e depredato le casse pubbliche? 
Quanti dei suoi collezionisti si sono potuti permettere di comprare da lei per nascondere conti non fatturati? 
Lei stesso ha sempre fatturato il valore reale dell'opera? 
Io penso che sia giusto che spazi come i suoi chiudano e che finalmente l'arte e la ricerca artistica possa essere riconsegnata agli artisti, questo sistema economico fatto di inutili intermediazioni e di valore di capitale che si gonfia in maniera spropositata ha fallito e non è solo una questione italiana anche se in maniera strumentale e piagnona lei e sciacalli che come lei hanno cavalcato senza scrupoli i tempi di vacche magre vuole fare sembrare. Vuole che rispondo al quesito di Ghada Amer? 
Gli italiani che comprano all'estero sono quelli che non fatturano, che non pagano le tasse e che stanno portando il debito pubblico allo scatafascio, detto questo le auguro buon lavoro ma mi auguro che in fondo in fondo la finanza riesca a beccare lei ed i galleristi come lei al confino.

Mario pisci a forasa, dal Sud Sardegna









Tutti a Ponte Chiasso?
E se dieci gallerie italiane di un certo peso aprissero una filiale a Ponte Chiasso? Be’, sarebbe forse un gesto clamoroso, non vi pare, cari colleghi?

Se ci trovassimo in dieci che vanno d’accordo, con idee simili, che non ne possono più dell’Iva al 21 e poi il 23% della SIAE che pretende il 4% quando comperi da un notaio, un altro 4% quando vendi a un avvocato, e farà tra poco 23+8%= 31%!...

Voi mi dite, anzi mi insegnate, che così andiamo a sbattere, tra poco.
Quando cominceremo a spararci a una tempia, a impiccarci anche noi o a buttarci giù da un balcone?

Invece di suicidarci propongo un’azione clamorosa da un lato e necessaria dall’altro.
Poi ognuno di noi dieci potrà scegliere se chiudere la galleria in Italia o tenerla.
Intanto avremo almeno lanciato una provocazione, posto un problema, evidenziato una situazione insostenibile.

Perché i nostri colleghi d’oltralpe ci fottono regolarmente vendendo con Iva al 5,5% i francesi, 7% i tedeschi, 8% gli svizzeri e questi anche senza Siae. Perché gli americani non hanno né Iva né dds e noi stupidi sì?
Perché una classe politica di ladri europei ci ha messo nella merda? Da chi hanno preso i soldi? Perché la lobby degli artisti che conta centomila iscritti ha fottuto la lobietta dei galleristi che hanno solo duemila associati nella F.E.A.G.A. (la federazione europea della nostra categoria)?
E dove vanno veramente i soldi che diamo alla Siae quando questa non trova il de cuius?

Se aprissimo a Ponte Chiasso una sede comune, ci organizzassimo delle mostre, bene inteso, e ci facessimo transitare le nostre vendite, anche quelle verso l’Italia, risparmieremmo, noi e i nostri collezionisti, una montagna di soldi e riusciremmo a contrastare la concorrenza che oggi, con i prezzi che girano, ci supera sempre di un bel 20% circa e scusate se è poco.
Niente di personale, anzi sono amici, ma quando Dabbeni a Lugano o Verna e Hauser & Wirth a Zurigo espongono Paolini, Dan Graham o Jason Rhoades, se io fossi un collezionista milanese ci andrei di volata (naturalmente già lo fanno... e fanno bene).

Ghada Amer un mese fa a New York mi chiedeva come mai io non vendo le sue opere mentre Cheim & Read ne vendono tante proprio agli italiani! E mi chiedeva come mai noi ci lamentiamo che in Italia il mercato è finito, mentre collezionisti italiani comperano bellamente più di prima e a manetta.
Dunque chiamiamo dieci gallerie, non di piu', ma tutte assieme per costituire un fatto clamoroso.
Già molte gallerie italiane lo hanno fatto individualmente, alla chetichella, anticipando i tempi e vedendo lontano.
Sperone in Usa e Svizzera, De Cardenas in Svizzera, Tornabuoni Svizzera e Francia, Continua in Francia e Pechino... Altri hanno scelto Londra (De Carlo, Sprovieri, Corvi Mora, Greengrassi, ma non dimentichiamo John Eskenazi o Pescali...), E Massimo Martino, caro amico, che lo aveva capito vent’anni fa? Chissà cosa pensava di noi, quelli che restano, tanto per fare citazioni. D’altronde con i pezzi e i prezzi che aveva lui dall’Italia non sarebbe mai stato possibile.
Insomma, potremmo tenere la casa madre qui e una vetrina fuori, altri potrebbero fare il contrario, dipende dai singoli.
Ma un bel gesto collettivo farebbe sicuramente notizia.
Sono sempre stato contrario ad abbandonare l’Italia. Andarsene significa mollarla al suo destino, spingerla alla deriva.
Però a stare qui faremmo la fine della Costa Concordia: a forza di fare inchini ce lo prenderemo nel sedere.
Naturalmente niente da eccepire, la cosa può anche avere una côté piacevole...
Massimo Minini massimo@galleriaminini.it


Mi si può diffidare?


Caro Goffredo,
questo signore a quanto pare sta realizzando un volume con alcune mie lettere. Si potrebbe diffidarlo dal non utilizzarle?
Grazie.
Giancarlo






Direttore amato, 
sto scrivendo il mio primo (ed ultimo?) libro sul sistema dell'arte contemporanea e quelle che io penso siano altre reti di ricerca possibile nel 2012 in tempi di crisi economica globale e diffusa, gran parte del testo si snoda su nostri (ampiamente pubblici e pubblicati) scambi epistolari, spero che per lei non ci siano problemi, in fondo le nostre posizioni pure se sempre comunicanti e dialoganti (mai concilianti) sono sempre state notoriamente differenti.

Con affetto, lettera firmata

Giancarlo Politi
Direttore e Editore
Flash Art
Via C. Farini 68
20159 Milano

martedì 24 luglio 2012

Lettere al Diretto re

Direttore al solito le sue provocazioni fanno sorridere i bene informati, parlare di sistema dell'arte fiore all'occhiello ed orgoglio della nostra nazione fino al 2008 fa veramente ridere i cinghialetti barbaricini.
Si gonfia la bocca di termini come "terrorismo fiscale" senza considerare che il sistema dell'arte che tanto decanta come fiore all'occhiello era basato esclusivamente sull'evasione fiscale dietro la quale si celava l'investimento artistico contemporaneo,  a New York la vita è normale? Ma quali sono i suoi parametri di normalità? Mi risulta che anche gli States abbiano i loro problemi con il debito pubblico, vuole un consiglio? Per capire come girerà il sistema dell'economia artistica globale da qui a qualche decennio si trasferisca con la sua redazione in Cina o in India, gli ci sono investitori ed economia reale che gira su diritti negati e social liberismo.
Ben venga la chiusura ed il trasferimento di galleristi come Massimo Minimi, responsabili di questo scatafascio quanto i suoi ragionamenti fuorvianti sullo stato reale dell'arte italiana almeno da un trentennio.
Un suo affezionato lettore che firma sempre le sue lettere.




Date: Tue, 24 Jul 2012 23:44:31 +0200
To: mariopesceafore@hotmail.it
From: newsletter@flashartonline.com
Subject: Tutti a Ponte Chiasso?


 
 
Un sasso nello stagno?
Così si potrebbe definire questo scritto di Massimo Minini, che doveva essere pubblicato in Flash Art ma che io ho preferito inviare subito come Newsletter a tutti i nostri lettori, durante o prima le vacanze, per aprire un possibile dibattito.
Questo e i precedenti governi sono riusciti a mettere sul lastrico il sistema dell'arte italiana, sino a due-tre anni fa un fiore all'occhiello del paese e orgoglio della nostra cultura e con un numero di collezionisti piccoli e grandi, giovani e no, da esserci invidiato in tutto il mondo. Collezionisti come assidui e competentissimi frequentatori di tutte le gallerie e fiere d'arte nazionali ma anche frequentatori e clienti delle maggiori gallerie e fiere internazionali: il terrorismo fiscale, anche piuttosto plateale, a cui è sottoposto questo paese, li ha allontanati dall'arte e dalle gallerie italiane (Massimo Minini confessa che ora solo il 20% del suo fatturato è riconducibile all'Italia), per spingerli (almeno i più determinati), ad acquistare all'estero. Una famosa gallerista francese, mi confessava che negli ultimi mesi, i suoi collezionisti italiani sono più che quadruplicati. Dall'altro canto Getulio Alviani, dal suo minuscolo rifugio di Cortina, invece mi dice che la mitica cittadina delle vacanze degli italiani è deserta e stremata: le vetture proseguono per l'Austria oppure decidono di recarsi a Saint Moritz ma nessuno osa trattenersi più a Cortina, dove gli alberghi sono sprangati e i negozianti disperati.
Da settembre-ottobre una parte della redazione e ufficio marketing di Flash Art si trasferirà a New York, dove la vita è normale e ancora venata di ottimismo, dove tutti pagano tasse sopportabili e molti comperano arte senza doversi sentire in colpa.
La proposta di Massimo Minini è una provocazione? Può essere. Ma se alcune gallerie italiane dovessero trasferirsi a Chiasso o Lugano (come è già avvenuto) non si gridi allo scandalo. Io credo che tra poco ogni italiano avrà il diritto di chiedere lo stato di rifugiato politico. 
Giancarlo Politi giancarlo.politi@tin.it