Man di Oristano, noi ci siamo, perché qualcuno è assente?
Nel sud dell'isola stava arrivando un autunno 2012 ancora più caldo di una estate torrida, emergevano manfrine artistiche e culturali che non potevano che contribuire ad affossare la vecchia Atlantide terra dei giganti che sapevano parlare con le stelle, era emerso che l'attribuzione della carica politica di Di Retto Re del Man di Nuoro, ruolo chiave nel suo posizionamento strategico e politico di smistamento di fondi per l'arte e la cultura provinciale e regionale, a carico del contribuente, questa carica attribuita in un primo momento ad una artista isolana finendo per creare una insurrezione popolare tra i pretendenti la si era assegnata ad un toscano con la tacita consegna di non disturbare troppo gli equilibri degli ultimi anni fatti di associazionismo no profit veracemente profit quando si trattava di andare a reperire fondi e risorse a carico dell'ignaro contribuente nel nome di una sinistra (che sinistra non era) pronta a mettere mano al portafoglio in nome dell'arte e della cultura nell'isola.
I PROGETTI DEL MAN DI NUORO
I progetti che venivano discussi in un mega summit sull'arte contemporanea al Man di Nuoro rasentavano il ridicolo ed il comune senso del pudore, ma si sa se si ragiona sull'arte contemporanea il senso del pudore è da bigotti cattocomunisti di Pasoliniana memoria e ci si ritrova in un attimo ad essere considerati aggressivi, incolti, ignoranti e pericolosi per la sana diffusione imposta ed obbligatoria dell'arte contemporanea.
Transgender svendevano artisti isolani on line per conto di una rivista specializzata d'arte nata dal naufragio di una altra rivista specializzata d'arte contemporanea abbandonata prima che affondasse; qualcuno proponeva di fare esporre gli artisti direttamente a casa loro o a casa di case di tolleranza di quartiere disposti ad ospitarne le opere; qualcun altro reclamava che anche gli spazi okkupati in nome della libera ricerca artistica necessitavano di aiuti e fondi in nome della libertà di ricerca artistica; fioccavano teste pelate precocemente di artisti di carta che lievemente e facendosi trasportare dal vento scopiazzavano idee e progetti a destra e a manca o gestivano fatiscenti gallerie dove in realtà erano domiciliati nelle quali si allevavano ed amavano ingenui artisti da batteria nutrendoli di sogni, prelevandoli in aule di pittura dove si ragionava sulla luce negandola, dipingendo a piedi scalzi; collezionisti che acquistavano giovani artisti con carta straccia in attesa di piazzare la loro privata collezione in uno spazio pubblico per incrementarne il valore di mercato (che effettivamente non esisteva su scala nazionale ed internazionale), scandaloso che il collezionismo d'arte contemporanea fosse anche un titolo che consentisse d'insegnare Storia dell'Arte Contemporanea nei conservatori, chi comprava faceva la Storia ed il pubblico doveva solo sostenerlo, anche se gli artisti stessi lo trovassero insostenibile.
Per onore di cronaca nel 2009 con il precedente Di retto re del Man di Nuoro si era organizzato un summit sul futuro dell'arte isolana ed isolata, stessi ospiti, stesso taglio e forse stessa truffa dal momento che nulla era cambiato in tre anni.
Una cosa però era realmente incredibile ed era ritrovarsi dinanzi la voce di artisti isolani, molto provinciali nella loro concezione radical chic ed iper borghese del fare artistico, inconsapevoli della loro specificità ed identità artistica millenaria, sollevare la loro voce a sostegno di questi progetti culturali (?) pro isola, a carico del contribuente ignaro si rivendicava la necessarietà del denaro pubblico per organizzare selezioni private e produrre cataloghi (ma nel 2012 per divulgare ricerche artistiche erano ancora necessari?), i più temerari e svenduti senza alcun senso del pudore sostenevano fosse inutile sollevare polveroni e che in fondo progetti come quello di Wanda Alì del portale internet pro artisti isolani divenuto di fatto una chat porno potesse avere un senso, in definitiva si era tutti sulla stessa isola e da questa si avallava l'incapacità degli artisti isolani di autodeterminarsi e vivere nel contemporaneo, addirittura a detta dei fautori più entusiasti del summit sembrava fossero anche incapaci di collegarsi al web, autopubblicare le proprie opere, condividerle e sostenerle culturalmente in un portale, incredibile!!!
Vi era di tutto nella mangiatoia del Man, ma si trattava solo di piccioni d'allevamento dalle traiettorie standard, qualcosa altro succedeva altrove ed era sul serio indy.
ASSE DI GOVERNO PD-SEL A SOSTEGNO DELL'ARTE E DELLA CULTURA?
Un dato era assolutamente sconcertante ed era che tutti gli addetti ai lavori attestati dal Man di Nuoro in questa mappina delle mappature sullo stato dell'arte contemporanea in Sardegna era in realtà una associazione a scopo di lucro che da anni si muoveva melliflua ed in maniera democristiana sull'asse PD-SEL, addirittura erano stati invitati senza ritegno segretari di assessori del sindaco ciuffo di plastica che avevano anche la colpa di essere collaboratori in pianta stabile di Flash Art, insomma si era davanti diavoli che vestivano prada e quando non lo facevano era per cercare consenso ed approvazione, sarà stato un caso ma in questo summit realtà culturali anarchiche e rosso comunista non trovavano rappresentanza, così come erano assenti destre liberali e liberiste e sociali, si era davanti ad una lotizzazione bipartisan arrivata direttamente dall'Italia a colpi di spot mediatici ed elettorali sull'arte e la cultura bipartisan, agli Accademici il Padiglione Italia Sardegna con il suo taglio conservatore di destra, agli avanguardisti illuminati e rivoluzionari della sinistra di plastica (meno reale della destra culturale ed artistica che Sgarbi rappresenta con cultura e dignità) targata Bersani-Vendola e tristemente Casini l'arte e la cultura di ricerca che non può esistere senza pubblica assistenza pure essendo al servizio dei privati.
La cosa triste era che la cultura rosso di ricerca reale stava scomparendo dalla rappresentanza politica, culturale e sociale Europea ed Italiana e che ad i minatori della Carbonsulcis non restava niente altro da fare che scendere in miniera e tagliarsi le vene in rassegna stampa, il caos regnava sovrano la cultura della sinistra che ambiva al governo e che di fatto "tecnicamente" già lo era era destra, la cultura della destra di governo era di fatto di sinistra, ci sarebbe stato da schierarsi con Sgarbi, Bonami e Beatrice non fosse che avrebbe significato distruggere ed azzerare una idea politica e sociale dell'arte storicamente di sinistra.
LA STAMPA SPECIALIZZATA ITALICA
Intanto la stampa specializzata italica si occupava d'altro, l'arte e gli artisti sardi non avevano mai interessato sul serio, l'argomento era la performance da condannare di Julian Charrière, il quale dopo avere catturato e dipinto colombi colorati li ha lasciati svolazzare in Piazza San Marco a Venezia, a detta di Julian che si definisce un osservatore socio urbanista, svizzero di 25 anni, altro non è che un safari nel landscape urbano, in fondo i piccioni (più degli artisti sardi aggiungo) fanno parte del nostro common ground ed il colore sparirà nel giro di pochi mesi, i piccioni si legge sono stati dipinti con un sistema di erogazione ad acqua, lo stesso che si usa per segnare le migrazioni degli uccelli, cento piccioni colorati in piazza San Marco a Venezia e gli artisti isolani non esistono, le varianti sono blu cobalto, verde smeraldo e rosso tiziano.
MAN DI ORISTANO
Nell'Oristanese nasceva in parallelo un altro Man, voluto fortissimamente da due artisti locali di Solarussa Michele Mereu e Chiara Schirru (Direttori), un MAN più maschio di quello del nuorese che di fatto aveva cominciato a contraddire lo spirito barbaricino, il tutto nasceva con la benedizione dell'unico consigliere comunale rosso del capoluogo sud isolano, un bizzarro ed eroico personaggio che negli ambienti indipendenti ed underground delle arti visive non solo isolane chiamavano Clark Kent Lobina, perché in realtà quello che contraddistingueva sul serio l'isola da tutte le altre realtà artistiche del sistema occidentale era che le realtà indy erano sul serio indy; si stava configurando con tanto di attestato di rappresentanza politica uno scenario dove da un lato vi era una arte contemporanea sarda isolana e non isolata che non cercava assistenza e dall'altra artisti di plastica sardi per caso che avevano come unica causa comune quella di svendersi a privati con fondi pubblici, insomma erano a carico di un contribuente che difficilmente avrebbe potuto comprarne le opere.
INAUGURAZIONE DEL Man di Oristano il 13-09-2012
Direttori del Man di Oristano: Uby Atza, Michele Mereu e Chiara Schirru.
Tira somme preventivo: Ivo Serafino Fenu.
Primi artisti visivi indipendenti firmatari l'appello per la nascita del Man di Oristano:
Augusto Murgia - Valentina Siddi - Stay on Fango - Francesco Cogoni - Andrea Basciu - Stefano Melis - Michele Melis - Matteo Campulla - Movimento Oscurantista - Matteo Tauriello - Tavor Art Mobil - Barbara Ardau - Domenico "Mimmo" Di Caterino.
Appuntamento ore 14 a Solarussa
Presenzierà l'operazione Man di Oristano, l'unico consigliere comunale rosso di Cagliari Clark Kent Enrico Lobina alle ore 16.
venerdì 31 agosto 2012
lunedì 27 agosto 2012
Tavor Art Mobil, route n.5: il video.
http://www.youtube.com/watch?v=j-NrZnZ7iF0&feature=colike
Tavor Art Mobil, route n.5
26
Agosto - Ottobre: Antonella Pani, Alfonso Lentini, Daniele Denaro, Angelo
Barile, Angelo Riviello, Eliseo Pau, Gianfranco Sergio, Alfonso Siracusa,
N.F.A. Nuova Figurazione Anarchista, Accademia Nomade (Cristina Aldrighi,
Geremia RENZI & LUCIA Rosano), Lucilla Pesce, ARIA UNDERGROUND - ROSSO,
Giovanni Manunta Pastorello, Nuria Metzil.
In automobile:Davide Pisu, Enrico Lobina e Vanessa Podda.
http://www.youtube.com/watch?v=j-NrZnZ7iF0&feature=colike
venerdì 24 agosto 2012
Documenta a Cagliari
L'avevo scritto nel 2004 su Exib Art e purtroppo per noi non mi sbagliavo, Documenta si smista a Kabul, il pensiero unico d'artista ed il suo mercato mascherato da cultura libera, libertaria e liberista approda in una terra depredata.
La Direttrice dello scempio è Carolyn Christov Bakargiev, i curatori che fingono d'estirpare il cancro trapiantando il tumore sono l'italiano Andrea Villani e Aman Mojadidi artista afghano americano (quanti Obama producono gli States convinti di dimostrare così la loro tolleranza interculturale?
L'afghano americano mira a dimostrare che la guerra produce fatti ma l'arte può rispondere producendone superiori, il presupposto è che l'arte ed il suo valore simbolico non va determinato dalla comunità ma da una cultura di ricerca superiore che può elevare per un popolo barbaro spirito e coscienza.
La stampa specialistica ci informa che molti artisti afghani prima ritenevano di non dovere essere influenzati dalla cultura occidentale e che la loro cultura artistica fosse puramente distillata, piano piano hanno riconosciuto che le identità fisse non esistono, sono una invenzione, capiscono che la cultura è ibrida e diventano curiosi.
Duemilasettecento visitatori.
Altra sede di Documenta? in Egitto, Al Cairo, grandi sale dedicate ad artisti arabi selezionati in base al livello di occidentalizzazione del pensiero, privi di finanziamenti pubblicitari, arte indy, tira di meno nonostante sia ospitata al Hotel Viennaise.
A questo punto prevedo documenta future in una Siria liberata non in Ecuador dove il fondatore di Wikileaks Assange ha trovato rifugio in una sede diplomatica a Londra, Wikileaks ha un peccato originale rispetto a Documenta, l'avere mostrato gli omicidi collaterali e gli elicotteri Apache che a Baghdad uccidevano in maniera indiscriminata civili, il vero volto della guerra in Iraq ed a Kabul, ma non finisce qui questa pazza estate dell'incoerenza artistica, a Londra la Tate Gallery rifiuta una donazione di opere d'arte di Saarchi stimate in trenta milioni di sterline, dal cuore dell'impero arriva una news d'alta finanza da ascoltare: La crisi economica globale rende insostenibile il mercato gonfiato da parte del privato nel pubblico.
La Tate forse comincia a dire basta alle speculazioni mascherate da donazioni.
Intanto cosa succede nel sud dell'isola, montano i primi malumori per un summit organizzato dal Man sulle realtà espositive isolane ed isolate, lo scopo è quello di mappare per futura memoria il sistema dell'arte isolano ed isolato, anacronismo a parte che vuole ancora l'artista impossibilitato a curare direttamente il proprio lavoro impossibilitando ad escludere la rappresentanza curatoriale ed escluderlo se non colluso non si può non pensare a Kabul ed a come si stia lavorando per appiattire il gusto e continuando a parlare di crescita si prendeva l'isolano per il deretano.
La Direttrice dello scempio è Carolyn Christov Bakargiev, i curatori che fingono d'estirpare il cancro trapiantando il tumore sono l'italiano Andrea Villani e Aman Mojadidi artista afghano americano (quanti Obama producono gli States convinti di dimostrare così la loro tolleranza interculturale?
L'afghano americano mira a dimostrare che la guerra produce fatti ma l'arte può rispondere producendone superiori, il presupposto è che l'arte ed il suo valore simbolico non va determinato dalla comunità ma da una cultura di ricerca superiore che può elevare per un popolo barbaro spirito e coscienza.
La stampa specialistica ci informa che molti artisti afghani prima ritenevano di non dovere essere influenzati dalla cultura occidentale e che la loro cultura artistica fosse puramente distillata, piano piano hanno riconosciuto che le identità fisse non esistono, sono una invenzione, capiscono che la cultura è ibrida e diventano curiosi.
Duemilasettecento visitatori.
Altra sede di Documenta? in Egitto, Al Cairo, grandi sale dedicate ad artisti arabi selezionati in base al livello di occidentalizzazione del pensiero, privi di finanziamenti pubblicitari, arte indy, tira di meno nonostante sia ospitata al Hotel Viennaise.
A questo punto prevedo documenta future in una Siria liberata non in Ecuador dove il fondatore di Wikileaks Assange ha trovato rifugio in una sede diplomatica a Londra, Wikileaks ha un peccato originale rispetto a Documenta, l'avere mostrato gli omicidi collaterali e gli elicotteri Apache che a Baghdad uccidevano in maniera indiscriminata civili, il vero volto della guerra in Iraq ed a Kabul, ma non finisce qui questa pazza estate dell'incoerenza artistica, a Londra la Tate Gallery rifiuta una donazione di opere d'arte di Saarchi stimate in trenta milioni di sterline, dal cuore dell'impero arriva una news d'alta finanza da ascoltare: La crisi economica globale rende insostenibile il mercato gonfiato da parte del privato nel pubblico.
La Tate forse comincia a dire basta alle speculazioni mascherate da donazioni.
Intanto cosa succede nel sud dell'isola, montano i primi malumori per un summit organizzato dal Man sulle realtà espositive isolane ed isolate, lo scopo è quello di mappare per futura memoria il sistema dell'arte isolano ed isolato, anacronismo a parte che vuole ancora l'artista impossibilitato a curare direttamente il proprio lavoro impossibilitando ad escludere la rappresentanza curatoriale ed escluderlo se non colluso non si può non pensare a Kabul ed a come si stia lavorando per appiattire il gusto e continuando a parlare di crescita si prendeva l'isolano per il deretano.
domenica 19 agosto 2012
Don Benito Ulivo e Buren
Don Benito Ulivo continua a perdere colpi, sostenendo l'intervento fuori dal luogo e dal tempo di Daniel Buren al Parco Archeologico di Scolacium a Catanzaro, arriva a sostenere dalle pagine di Repubblica che non esiste un arte contemporanea ma una storia contemporanea all'arte, acrobazie linguistiche di un politologo attaccato alla storia contemporanea del mercato imposto come una cozza ad uno scoglio di un mare con la bandiera nera.
venerdì 17 agosto 2012
Crisiiiiiiiiiiiiiii!
«La crisi economica? È fantastica. Rimarranno solo i veri artisti. Perché i veri artisti hanno la maledizione dell’arte e non hanno altra scelta». Barbara Rose parla con il sorriso sulle labbra, ma dice cose durissime. Soprattutto sugli artisti che non ama: «Koons, Hirst, Cattelan? Tutti sopravvalutati. Vogliono fare impressione, ma lo choc non dura nel tempo. I nipotini di Duchamp hanno rovinato l’arte. Basquiat? Vale davvero poco e il mercato è pieno di falsi. Per fortuna la storia e il tempo correggeranno tutto».
Barbara Rose dal Corriere della sera del 2-4.9
Niente di nuovo sotto il sole, noi queste cose senza cercare un posto al sole le sosteniamo da vent'anni senza che nessuno si sia mai preso la briga di farci argomentare se non per tentare di ridicolizzarci, un segnale come un altro sul fatto che dopo questa crisi tutto tornerà ed allora morrò dalla voglia di riconfrontarmi con qualcuno, in terra sarda si sa aspettare senza mai dimenticare.
La cosa più ridicola di tutto questo?
Che gli addetti ai lavori parlano con disinvoltura degli artisti imposti ed indotti da loro quasi a sollevarsi da ogni responsabilità, come se loro non facessero sistema e non avessero nulla a che vedere con il tutto, ridicolo, il loro ruolo è un ruolo superfluo e spero che la crisi spazzi via anche questa paccottaglia di inutili addetti ai lavori pronti a salire sul carro del vincitore.
Pussy Riot
Le Pussy Riot hanno un merito storico ed artistico di essere riuscite a rendere finalmente evidente nel 2012 come una certa idea estrema d'indagine tra arte e vita che non passa per nicchie ecologiche e compromessi di target non può essere accettata come immagine dal potere economico politico imperante, dopo di loro sarà un poco più difficile per certi artisti "protetti" rivendicare la loro idea d
i comodo valore assoluto, ci sono problemi più grossi in questo mondo? Forse è vero, ma lasciate agli artisti la libertà di gridare la loro indignazione professionale e di urlare a certi altri addetti ai lavori di smetterla di sostenere che arte e politica non hanno nulla in comune, non è mai stato vero nella nostra storia globale imposta ed indotta.
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