sabato 11 ottobre 2014

ROBA DA “LA STAMPA” di G Angelo Billia.

ROBA DA “LA STAMPA” di G Angelo Billia.

Cantore dalla penna forbita, capace di inanellare simpatiche amenità col piglio serioso del maturo signore per bene, attento! 

Devi stare più attento.
Lo so, l’analfabetismo imperante fa sì che le gesta della tua penna raccolgano consensi anche a sinistra e questo è sicuramente, per te, un fatto rassicurante.
Sai, te lo confesso, anch’io gradisco, dal punto di vista tecnico il tuo eloquio, ma assisto sempre stranito al coro delle persone per bene che ti omaggiano.
Anch’io sono d’origine piemontese e ho ben presente il codazzo sempliciotto, di persone per bene, che si forma in attesa di omaggiare il don che attraversa la piazza.

 Già da bambino mi dava l’idea di un arrembaggio alla “luce riflessa”. 
Per carità, nella vita da adulto l’ho visto spesso su scala industriale e non solo col sacerdote.
Devo dire che l’accodamento di “massa” alle tue amenità, lo vedo esattamente allo stesso modo: è bravo e se lo apprezzo sono bravo anch’io”. 
E’ un po’ come quando sale alla ribalta una ragazza ritenuta bella, tutti lo dicono, anche quelli che hanno serie riserve su quella qualità e per la semplice ragione che si sentirebbero meno maschi degli altri negandolo.
Pongo termine alle mie amenità per venire al dunque. 

Attento, perché le stupidaggini non vengono sminuite dal fatto che sei tu a scriverle. 
L’hai scritto con il garbo tuo proprio, ma sostenere che il lavoro è stato inventato per distribuire la ricchezza, può giusto scriverlo il figlio di Renzi alle elementari.
Capisci Massimo, basta un passo falso per rovinare una scena.



venerdì 10 ottobre 2014

QUALCOSA DI NUOVO di G Angelo Billia.


QUALCOSA DI NUOVO

Tristemente osservo la borghesia fare ciò che sa fare meglio, cioè continuare ad arricchirsi sulle spalle di lavoratori e contemporaneamente prepararsi alla guerra, ognuno per la sua cordata, perché i poveri, anche quando non hanno più niente, hanno pur sempre la vita da “donare”, per trasformarla in nuovo potere e denaro sonante per lor signori.
Ascolto i portavoce che si è scelta nelle istituzioni del mio paese e li vedo procedere come rulli compressori. 
E’ universalmente riconosciuto, più si è spietati e solerti, più alte sono le prebende.
Nulla di nuovo, si dirà e in effetti la sostanza non è cambiata nei secoli. 
Certamente le forme sono diverse, oggi un semplice “Dio è con noi” non sarebbe bastevole ad indorare il massacro sociale e a farlo credere qualcosa di diverso.
Ecco allora che lo stesso Dio si piega alle esigenze moderne, tant’è che l’ultima versione è quella di un Dio che strepita contro la disoccupazione, al pari di Renzi il quale la usa per giustificare lo sterminio di quel poco che, in termini di principi sanciti, solo sanciti, per carità, ancora arginavano la barbarie dei suoi committenti.
Aggiungiamo a questo la pletora dei cortigiani, parte nelle istituzioni, parte nel mondo dei media, che fanno da cassa di risonanza e trasformano con uno stillicidio di “arricchimenti” le fole del potere in verità assolute.
Come si vede, il nuovo su questo versante, in quanto semplicemente coperto da una patina sovrastrutturale, è tutt’altro che tale e neanche poteva essere altro che così.
A tristezza si aggiunge tristezza se solo si fa tanto d’allungare lo sguardo a sinistra, a quello che un tempo veniva considerato orgogliosamente, a torto o a ragione, il “mondo comunista”, intendendo con questo coloro che vivevano, si organizzavano e lottavano per cambiare davvero la società, relegando in un angolo della storia i suoi parassiti.
Alle metodiche culturali della borghesia, tutte tese a mistificare la sua rapina sempre uguale nella sostanza, a sinistra ha corrisposto, invece, un cambiamento sostanziale.
Nulla di particolarmente clamoroso, s’intende. 
Se si chiede ad ognuno di esprimersi nelle linee generali, la risposta sarà sempre confacente alle aspettative, ma quando, fuori dagli slogan, si scende sul piano della concretezza, si nota spesso l’incapacità profonda di comprendere il ruolo insostituibile del partito comunista nel processo rivoluzionario. 
Sto parlando del partito, non di cenacoli intellettualistici, né tanto meno di corti rivoluzionarie costruite attorno al capo.
Non voglio soffermarmi su categorie morali che a volte si è tentati di usare. 
Svierebbero il problema dalla sua essenza profonda: la penetrazione delle favole della borghesia anche nella parte più avanzata della classe operaia. 
Esse vanno demolite come condizione preliminare ad ogni processo rivoluzionario credibile, pena il perpetuarsi all’infinito di questa società iniqua.


LUCIDOSOTTILE - ALL’ULTIMO SANGUE


9 Ottobre, ingresso della Regione in viale Trento a Cagliari, le artiste della compagnia LucidoSottile, Tiziana Troja e Michela Sale Musio, hanno inscenato la performance “All’ultimo sangue”.
Si sono dissanguate e hanno lasciato ciò che scorreva nelle loro vene in tre calici:
uno per il presidente Pigliaru.L’altro per l’assessore alla cultura Firino.
Il terzo per le banche.A seguire il documento inoltrato alla stampa:

LUCIDOSOTTILE -
ALL’ULTIMO SANGUE



Ovvero: per colpa di Pigliaru e Firino le banche ci stanno dissanguando
Come tutte le compagnie e le associazioni professionistiche di spettacolo riconosciute dalla Regione Sardegna, anche LucidoSottile attende da oltre un anno lo sblocco dei finanziamenti.

Sia quelli già deliberati dall’amministrazione Pigliaru e, purtroppo, anche da quella precedente guidata da Ugo Cappellacci.
Risorse con le quali la nostra compagnia (riconosciuta anche dal MIBAC) forma nuove professionalità e garantisce posti di lavoro, oltre che produrre spettacoli che hanno l’ambizione di portare il loro contributo alla crescita culturale di quest’isola e del paese.
Negli ultimi anni i tagli al comparto dello spettacolo sono stati dolorosissimi: la giunta Pigliaru ha ridotto del 40 per cento le risorse destinate alle compagnie.
Ma a mettere a serio rischio l’esistenza stessa delle nostre imprese è adesso la volontà dell’assessorato alla Cultura di non procedere alla liquidazione delle somme già deliberate. Anche LucidoSottile attende addirittura il saldo dei contributi del 2011, quello del 2013 e l’acconto per l’attività del 2014.
Anche LucidoSottile ha dovuto chiedere un prestito alle banche, pagando così a caro prezzo la cattiva volontà della Regione, che costringe gli operatori culturali ad indebitarsi con gli istituti di credito, pur di non chiudere la propria attività e licenziare i propri dipendenti.
Ormai non possiamo più parlare di inefficienze e di burocrazia ma, a fronte di tante sollecitazioni che sono giunte da parte degli operatori all’assessore Firino e al presidente Pigliaru, dobbiamo parlare di una evidente volontà di questa amministrazione di mortificare e umiliare il settore dello spettacolo dal vivo. La delibera adottata a favore dei gruppi dalla giunta Pigliaru lo scorso mese di agosto non ha ancora prodotto alcuna ricaduta reale, perché le risorse non sono state ancora messe a disposizione delle compagnie.Le banche ci stanno dissanguando e, con il loro atteggiamento, anche il presidente Pigliaru e l’assessore Firino: ecco il perché della nostra performance di oggi.
LucidoSottile chiede l’immediato sblocco del saldo 2013 e dell’anticipo relativo all’annualità 2014… anno che, peraltro, sta volgendo al termine.




Direttore caro,
Ho saputo oggi di una performance molto forte e cruda di due artiste Cagliaritane che seguo con grande interesse, parlo delle Lucido Sottile, Tiziana Troja e Michela Sale Musio, che oggi 9 Ottobre, nel luogo simbolo dell'ingresso della Regione di Viale Trento, hanno inscenato la performance "All'ultimo sangue".
Pubblicamente hanno lasciato scorrere il loro sangue per versarlo in tre calici, da fare bere (o succhiare?) idealmente al Presidente Pigliaru, all'assessore alla cultura Firino ed alle banche.
A questa rappresentazione drammatizzata, ma non troppo, hanno accompagnato un documento che esplica il perché del forte gesto:

La compagnia Lucido Sottile attende da oltre un anno lo sblocco dei finanziamenti già deliberati, finanziamenti esigui, dal momento che la stessa giunta Pigliaru ha già tagliato i finanziamenti del quaranta per cento.
L'assessore alla cultura sembra avere deciso di non volere procedere alla liquidazione delle cifre già deliberate, come non bastasse non sono ancora stati saldati i contributi del 2011, quello del 2013 e l’acconto per l’attività del 2014.
In questo scenario, la compagnia è stata costretta a chiedere un finanziamento bancario, la delibera adottata dalla giunta Pigliaru lo scorso agosto non ha ancora prodotto nulla,  le risorse non sono state ancora messe a disposizione delle compagnie.
Mi chiedo perché mortificare fino a tale l'arte e la cultura del proprio territorio?
In questa maniera si mirerebbe a divenire capitale europea della cultura?
Posto che l’interlocutore in questione è la Regione, non voglio dimenticare gli interventidel’assessorato comunale competente.
Guardare la pagina FB del sindaco e trovo un entusiasmante sondaggio sul colore dell’asfalto del Lungomare Poetto. 
Ocra o rosso ? 
Questa è l'idea della cultura radicata in una comunità? Individuare attraverso un sondaggio il colore dell'asfalto?
Le scrivo mosso dalla speranza che le Lucido Sottile e non solo vengano sostenute dalla loro terra e dalla loro comunità, che siano tutelate anche nella loro rappresentanza politica, nell'interesse di quel patrimonio e bene linguistico, comune e impagabile, che sono gli artisti che vivono e animano la loro terra.
Con stima e affetto, Mimmo Di Caterino.

Fedez? Un artista di questo secolo!


Di seguito riporto la vicenda raccontata da Fedez, attraverso il suo profilo Facebook.




 Profilo Facebook di Fedez, 8 Ottobre 2014:

Oggi (l'onorevole) Stefano Pedica ha avuto l'ardire di accusarmi di Vilipendio per il testo di "Non sono Partito"; mi viene proprio da ridere. Tralasciando il fatto che il reato di Vilipendio implica un'offesa e che gli unici a sentirsi offesi dalle istituzioni sono i cittadini, mi chiedo come il fatto di augurarsi che il CAPO DELLO STATO si presenti SPONTANEAMENTE a deporre su una questione così delicata come la trattativa Stato-Mafia possa essere considerato un reato. A meno che non si ripristini la censura e tutto ciò che non è allineato con il potere venga etichettato come diffamatorio. Ma il punto è un altro, ed è che la nostra classe politica sembra più concentrata a fare interrogazioni parlamentari su una partita di calcio e a condannare i testi di un "rapper" piuttosto che dedicarsi ad analizzare i veri problemi del paese. Non sono intimidito, si è solo passati dal metodo "Boffo" al metodo "Goffo". Venendo al pezzo in questione, vorrei precisare alcune cose: Ho deciso di espormi in prima persona e di metterci la faccia non certo per fare propaganda politica, semplicemente credo fortemente nel concetto di "Cittadinanza Attiva" e scrivendo canzoni di professione, penso che questo sia il modo migliore per dare il mio contributo. Non voglio orientare le scelte politiche del mio pubblico e non ho la pretesa di essere nel giusto, ho semplicemente scritto quello che penso. In un momento per me di grande visibilità mediatica l'ultima cosa di cui avevo bisogno era espormi politicamente, con tutti gli attacchi e le conseguenze che ne sarebbero potute derivare. E' vero, non è stata una mossa furba, ma oggi più che mai sono orgoglioso di non far parte della cosiddetta ITALIA DEI FURBI.

 Profilo Facebook di Fedez, 9 Ottobre:

 Apprendo ora che due esponenti del PD hanno fatto esplicita richiesta a SKY di prendere posizione riguardo al mio ruolo e alla mia presenza nel programma di X Factor per aver espresso un'opinione politica al di FUORI da tale contesto. Io non sono a X Factor per fare propaganda e mai l'ho fatta, ma da cittadino ho le mie idee politiche e non ho nessun motivo per tenerle nascoste, il fatto che per averle espresse si chieda la mia testa ci riporta indietro di 60 anni alla censura e al fascismo. Buona notte a tutti. 




I miei anni novanta, sono stati anni di utopia e politica che in sincronia si facevano linguaggio dell'arte. Poi si è passati da Indymedia a Facebook e i movimenti sono diventati sempre più una applicazione in comune. Da quarantunenne, ho sempre visto l'aspetto politico del hip hop come radio dei movimenti, sempre più deteriorarsi, ma qualche mio coetaneo della scena milanese è stato più veloce nel capire la mutazione in corso, J-AX qualche anno fa tra Pisapia e Moratti, sosteneva apertamente a Milano il candidato cinquestelle e lui come artista nasce con Leoncavallo.
Per cui vedere un Jovanotti che offre da un ventennio sostegno incondizionato al PD, come Guttuso sosteneva il partito comunista, mi è sempre parso illuminante per capire che i movimenti da seguire non erano in quella direzione. In questi giorni mi ha piacevolmente sorpreso l'impegno politico di Fedez, che fino a qualche mese fa, liquidavo come fenomeno d'immagine mediatica d'ultima generazione (alla Moreno di Amici per intenderci); con un suo brano è riuscito a fare più lui in dieci giorni attraverso la sua viralità mediatica che rimbalza anche attraverso MTV che Nichi Vendola e Bertinotti con i loro monologhi da intellettuali da salotto; un suo pezzo virale a sostegno del movimento cinque stelle è riuscito a smuovere il PD Renziano (e perché no, anche Santoriano) fino a farlo andare a bussare alla porta di SKY a chiedere di conto sul dirottamento di voti che Fedez farebbe passare, attraverso il suo ruolo di giurato nel talent show.
Eppure era lo stesso PD a difendere Santoro, quando si parlava di "uso criminoso della televisione pubblica", mi sbaglio? 
Nel caso dell'editto bulgaro, si trattava tv pagata effettivamente dai contribuenti, e di trasmissioni che facevano informazione pubblica. Ma Sky non è il libero mercato privato che aiuta a svecchiare anche la politica italica?
Reazionario il PD Renziano quanto il PDL di Silvio Berlusconi, ma molto, molto, molto, molto più grottesco. 
I cinque stelle, nel loro essere un movimento dettato da una applicazione, stanno intimorendo il palazzo romano, la loro idea di demolire Roma attraverso il voto e costruire dal basso, pietra per pietra localmente, è qualcosa di mai visto nella storia non solo della nostra nazione. Fedez, ha un merito storico, essermi riuscito a fare capire che non tutto l'hip hop d'ultima generazione è da cestinare nel nome dell'individualismo e del mercato, l'hip hop è ancora una radio politica, che ci proietta nel mondo che verrà, proprio come lo è stato per la mia generazione negli anni novanta. 
Un ragazzetto, un ragazzetto per il quale si mobilitano gli sgherri del Pd, deve far riflettere su cosa sia la politica oggi, sul fatto che la metà della popolazione non vada a votare, anche perchè esistono delle leggi elettorali fatte ad arte, che lo rendono inutile. 


giovedì 9 ottobre 2014

Il Manifesto? Non è un quotidiano comunista di Delfo Cantoni.

Il Manifesto? Non è un quotidiano comunista di Delfo Cantoni.

Non siamo duri e puri con la verità in tasca.
Avete voi ridotto la sinistra d’alternativa o come la chiamano altri la sinistra radicale al lumicino.
Un giornale come "IL Manifesto" è una merce come un'altra e si deve vendere, la direttora non voleva il giornale partito.
Ma "il Manifesto" cooperativa, ha pur sempre quella carta e quell’inchiostro che i duri e puri non hanno, ecco la libertà di stampa in un giornale che censura le lettere, non le pubblica e cerca la collusione con chi di fatto non sa, perché troppo giovane a volte, ed allora segue questi signori. 
La verità in tasca ogni giorno pensano di averla loro.
Non esce più "Liberazione",  non esce più "l’Unità",  "il Fatto quotidiano" è un giornale generalista, anche se non ha torto ha rivendicare che non riceva i contributi pubblici de "il Manifesto".
Credo che le rovine di Rifondazione comunista abbiano diviso la direzione, lo spettro di Niki Vendola aleggia.
La Rangeri mi dicono essere amica personale di Vendola, l’unico merito politico della Rangeri è averne chieste le dimissioni, dopo tutto la politica resta politica.
I compagni de "Il Manifesto" si sono divisi per occupare altre caselle disponibili, un ricambio vero non c’è stato, essi sono un élite, senza popolo numerosi nei marosi, una nave ingovernabile.
Pezzi di borghesia, gente che abita nei quartieri chic della capitale, ed un culto della personalità a loro dovuto.
Di fatto Parlato avrà i funerali di stato? 
In redazione a via Bargoni hanno le foto dei redattori formato poster, neanche si trattasse della redazione di Vanity Fair o Cosmopolitan.
Io credo che sia scaduta la qualita di queste persone, c’è una data di scadenza che non è per forza anagrafica.
Lo dice l’intelligenza, il buon gusto, quando le commedie algide e ciniche di Norma Rangeri maschera di tanti teatri avra distrutto quello di comunista che c’è in questo paese, vedremo i veri steccati di classe, ancora più alti ed invalicabili.
Il giornale del precariato universitario ed intellettuale, che vorrebbe essere elitista ma Marx lo conoscono meglio di loro da altre parti.
Invitati da Vendola alla manifestazione imbroglio, per prendere i voti al PD domani, cosa che non riuscirà.
Vendola è politica, non stare nel recinto del cosiddetto centro sinistra te lo disse il tuo puparo Bertinotti, che ti teneva sulle ginocchia.
Io vedo che il PD ha partecipato a tutte le guerre, ha avviato con il pacchetto Treu le politiche più liberista, a già allora non si chiamava PD, va sempre più a destra.
Non faccio l’errore di Norma Rangeri che mise Fanfani fra i presidenti delle Repubblica.
Non è questione di chi è più duro più puro, non sono duri non sono puri, non è un giornale comunista.


T.A.M. Cagliari nr.34 # Franco Fiorillo "Pensa adagio".

T.A.M. Cagliari nr.34 # Franco Fiorillo "Pensa adagio".



martedì 7 ottobre 2014

CAMUSSO INCONTRA RENZI: TEATRINO PER ALLOCCHI di G Angelo Billia.

CAMUSSO INCONTRA RENZI: TEATRINO PER ALLOCCHI

Ho passato il mio bel tempo sindacale nella CGIL e ho avuto modo di apprezzare la correttezza dei quadri provenienti dal PCI berlingueriano, disposti a passare sopra a tutto e a tutti purchè il “verbo” di “casa” avesse la preminenza. 

Potrei raccontarne di storie “democratico-sindacali” anche di quell’epoca storica!
 Ma il passato non serve, non serve ricordare che la lotta dei dipendenti FIAT e non solo, è stata “terminata” a causa della “paura” indotta da quarantamila provvidenziali prezzolati FIAT.
Conosco i ragionamenti che sono alla base delle lotte indette per necessità di facciata e soprattutto quelli che determinano la loro chiusura. 

In quest’ultima categoria rientrano le considerazioni “sensate” del tipo: “ guadagnano già poco, quanti reggerebbero se si prolungassero gli scioperi?”. 
Essendo uno che guadagnava poco contestavo allora questi ragionamenti, esattamente come li contesto oggi.
Il pistolotto qui sopra per dire che c’è una lunga tradizione di “lotta e di governo” anche nella CGIL e che, quando il governo è congeniale alla dirigenza sindacale, la lotta si esaurisce in qualche sciopero simbolico.
Camusso esce dall’incontro con Renzi confermando lo sciopero del 24 ottobre: 

non siamo soddisfatti”
Scandisce. 
Sono commosso da tanta comprensione. 
Davvero si pensa di salvare la faccia del sindacato mettendo insieme qualche frase roboante in un comizio garantito dal “servizio d’ordine”?
Il paese è in mano ad un gruppo di manutengoli che si spendono in nome degli interessi supremi… della borghesia e tutto quello che sappiamo mettere in campo è lo sciopero del 24?
La Costituzione calpestata, tutto l’impianto delle conquiste dei lavoratori al macero e, arrivo a dire, magari fosse solo l’art. 18! 

Il diritto ad una vita di lavoro, negato, il diritto ad avere un luogo in cui vivere, negato, la scuola volta a dare pari opportunità e pari conoscenze a tutti, negata, la sanità a costo zero e prestazioni uguali per tutti, negata, il diritto di approdare ad una pensione decente, negato.
 Lo stesso accorpamento del TFR in busta paga, ha il solo scopo di annullare l’ennesima conquista dei lavoratori.
Come se non bastasse, i fondamenti stessi dello Stato democratico, seppur ampiamente disattesi anche in precedenza, sotto i colpi di maglio del duo Napolitano-Renzi stanno finendo in poltiglia.

 Lo svilimento del Parlamento, peraltro composto col criterio fascista dei nominati, assume sempre più il carattere preminente della ribalta televisiva, cioè il posto dove, in cambio di qualche voto alla scelleratezza del momento è possibile accedere ai media per dire “ho votato, ma non sono d’accordo” e assurgersi così all’universo di quelli che contano, da prendere ad esempio.
In una situazione siffatta, immagino Camusso uscire dal prossimo incontro con una “vittoria”, magari una limatina al taglio di questo o quel diritto. 

E immagino i pretoriani nel sindacato che diranno, “lo so, abbiamo perso, ma come si fa a chiedere di continuare con gli scioperi chi già sta male”!
Osservo che, già così, la situazione è durata troppo a lungo.

 Non s’illuda Camusso di sfuggire all’inevitabile resa dei conti. 
E’ vero, la sinistra è ridotta ad un coacervo di apprendisti stregoni scarsamente pericolosi, ma non conterei su questo per evitarla. 
La storia insegna, anche se alcuni la considerano un inutile orpello.



TESSERE PRONTO USO

Solo chi non c’era non può ricordare le alchimie “tesseresche” della DC o del PSI di Craxi. Chi all’epoca c’era, alla relativamente recente “notizia” delle “primarie” con due milioni di voti (e quindi di tesserati) del PD, aveva già classificato la cosa.
Ci sono diversi modi d’approccio al tesseramento per una forza politica, di quello che vuole le tessere raccolte fra persone che aderiscono convinte di farne parte, perché ne condividono la politica e scelgono di esserne anch’essi promotori sul piano operativo, non parlerò. 

Troppo classicamente onesto e “ideologico”.
Così come i tesserati d’imperio defunti rientrano direttamente nell’altrettanto classico imbroglio.
Mi limito quindi a ripescare nelle altre esperienze dei partiti su menzionati.
Intanto, il numero delle tessere raccolte, è sempre direttamente proporzionale alla gestione nazionale e locale del potere.

 E’ facile tesserare chi spera di avere l’aiutino per le cose più disparate: la pratica tecnicamente borderline; l’appalto per tappare due buchi sulla strada; la speranza dell’aiuto nel concorso locale; la raccomandazione per l’assunzione del figlio disoccupato; la speranza dell’artigiano nullatenente di entrare nel gota dell’imprenditoria; il “pagamento” del “favore” che a volte si ritiene ricevuto solo perché l’hanno fatto credere, la speranzella di essere candidati in qualcosa perché “molto dotati”, ecc.
Questa contiguità, quasi sempre spuria, al potere, può essere tranquillamente classificata sotto la voce corruzione spicciola. 

Sotto la stessa voce si possono catalogare le corti personali dei singoli politici, alle quali a volte bisogna aggiungere, però, l’autopromozione psicologica: “sono amico di chi conta, quindi conto anch’io”.
Accanto e frammisto a questo primo filone ve n’è un altro.

 E’ quello relativo al peso delle “bande”, cioè gruppi di potere all’interno del gruppo di potere centrale, il partito. 
Lì ci si può sbizzarrire ancora di più, perché sempre ci si trova di fronte a suddivisioni pseudo ideologiche ( sinistra contro destra, centro contro tutt’e due, ecc.), divisioni che fanno capo, sempre e comunque, ad interessi economico-politici di potere, delle singole bande e dei relativi capibanda.
Queste sono le ragioni non ammissibili del PD, che dice che le tessere non sono un problema. 

Oggi la “crisi” del tesseramento PD, ha una sola spiegazione, nota a chi la vuol vedere: 
non servono. 
Ma si può star certi che all’occorrenza, magari per ridare una lustratina “democratica” al dittatorello di turno, le tessere torneranno a piovere.
Se qualcuno, avendo presente questo quadro, critica i “tesserati” perché “non capiscono nulla” sbaglia, perché alimenta l’imbroglio mediatico secondo il quale si tratta di democrazia, quando in realtà è solo la spia della marcescenza che sempre s’accompagna alle dittature.





IL PRESIDENTE?

Mi domando dov’è finito quel Presidente che rampognava Berlusconi per i troppi decreti, le troppe fiducie chieste al Parlamento. 
Ricordate? 
Si svilisce il Parlamento, diceva. 
Come? 
Nel cesso con la Costituzione?
Sbagliato. 
Nel cesso ci ha messo solo la costituzione, lui è ancora lì. 
Ha solo cambiato “segno”.