sabato 15 novembre 2014

"T.A.M. Cagliari" allo Street Dreams Festival di Caltagiorne, Catania.

Dal 27 al 28 Settembre 2014, presso il quartiere di Sant'Agostino di Caltagirone, si è inaugurata la prima edizione della manifestazione culturale ed artistica “Street Dreams Festival”, organizzata dall'Associazione Culturale “ManSourcing” e patrocinata dal Comune di Caltagirone .
“Street Dreams Festival” coniuga l'arte con importanti iniziative sociali, culturali ed ambientali.
Durante l'evento sarà possibile, infatti, assistere gratuitamente alle iniziative legate alla danza, al teatro, alla musica, al riciclo, alla pittura, alla poesia e degustare prodotti gastronomici locali.
Più di cento artisti partecipano al Festival, che diviene così occasione di incontro, di confronto sociale e culturale, di valorizzazione del quartiere di Sant'Agostino di Caltagirone, attraverso la sinergia tra arte, turismo e cultura.


1) I lavori sono liberamente prelevabili da chi lo desiderasse, è il privato, lo spettatore e il fruitore a determinare il valore simbolico e affettivo che determina una operazione artistica.
2) Lo spettatore che decide di ritirare l'elaborato, ha a disposizione un pennarello con il quale firmare il o i lavori che intende prelevare, altrimenti avrà un lavoro non firmato e non autenticato da lui stesso (sarà impossibile ricostruire le vicissitudini di una operazione artistica a così ampio raggio di interconnessione).
3) Una volta firmato il lavoro, lo spettatore che lo preleva, per la sua abusiva e privata collezione d'arte contemporanea, s'impegna a farsi fotografare con i lavori prelevati e a postare o fare postare dall'organizzazione dell'evento culturale il proprio lavoro tramite facebook con tanto di tag agli autori, allo scopo di documentare negli anni tutta l'operazione e anche l'itinerare dei lavori sulla piattaforma di movimento www.tavorartmobil.blogspot.it.












giovedì 13 novembre 2014

T.A.M. Cagliari nr.37 # Paolo Cervino, "Narciso".

Paolo Cervino, "Narciso".


mercoledì 12 novembre 2014

L'intervento di Enrico Lobina in Consiglio Comunale a Cagliari.


Gentile presidente, colleghe, colleghi, Sindaco, signore e signori della Giunta,
vi comunico la costituzione della componente consiliare
“Sardegna Sovrana” che, momentaneamente collocata al gruppo misto, punta ad allargarsi e crescere e a svolgere un ruolo rinnovato e sempre più attivo all’interno del consiglio comunale.
La costituzione di “Sardegna Sovrana” fa parte di un percorso di costituzione di una coalizione sociale e politica, potenzialmente maggioritaria, che metta insieme le ragioni del lavoro, del progresso e della sovranità. 
Abbiamo un progetto, che chiamiamo Agenda 2019, e siamo consapevoli che senza lavoro non c’è libertà, e senza sovranità, in Sardegna, non c’è libertà.
Il diritto all’autodeterminazione dei popoli, basti vedere quanto successo nella sorella Catalogna due giorni fa, ancora non viene lasciato libero di esprimersi.
La Sardegna, in questi mesi, sta regredendo economicamente e socialmente, di almeno quarant’anni. 
Cagliari insieme a lei. 
Il lavoro che scompare, la dispersione scolastica, l’aumento della povertà: fenomeni che conosciamo bene.
Noi politici e dobbiamo fare politica. 
L’abbiamo detto in campagna elettorale.
 Anche in una situazione normale, avremmo comunque il compito di andare ben oltre la buona amministrazione. In una situazione straordinaria come questa il compito si traduce in obbligo e in urgenza e, per quanto mi riguarda, in dovere morale irrinunciabile.
Questo non sta accadendo in consiglio regionale, e non sta accadendo in Sardegna in generale. 
Sulle servitù militari, sulle entrate, sul modello di sviluppo, sul lavoro, il giudizio è negativo.
Questo si riflette anche sul Comune di Cagliari.
Ho ristudiato, in questi giorni, il programma elettorale e le dichiarazioni programmatiche presentate nel 2011. 
Quel programma, arricchito di temi emersi in questi anni, era e rimane il patto sul quale ci siamo uniti. 
Chiedo a tutti di rispettarlo.
E’ ormai entrato nel senso comune il concetto che: “in campagna elettorale si dicono tante cose, si fanno tante promesse”. Io non ci sto. 
Non so voi, ma mi sono sempre sentito lontano da questa modalità. 
E non credo che la classe dirigente della capitale della Sardegna debba essere così.
Proprio per queste ragioni dichiaro di assumere, rispetto alla maggioranza, una posizione autonoma e distinta.
Questo significa che valuterò, volta per volta, gli atti che arriveranno in commissione ed in consiglio.
Noi tutti vogliamo Cagliari Capitale della Sardegna, col suo ruolo economico,culturale, sociale. 
Vogliamo Cagliari locomotiva di Sovranità e Pace per la Regione nel suo insieme e nell’area mediterranea.
Care colleghe colleghi, non è uno sganciamento dalla maggioranza consiliare. 
Al contrario, è l’invito ad uno scatto in avanti, a realizzare, in questi 15 mesi che ci dividono dalle elezioni, tutto quello che abbiamo scritto e non abbiamo realizzato. 
Ed anche qualcosa in più.
Signor presidente, colleghe e colleghi, Sindaco e componenti della giunta, nel 2016 la fame, in città, si avvicinerà a quella del 1906, quando violente ribellioni scossero la città, e furono represse nel sangue. Dobbiamo dare una risposta diversa rispetto ad allora. Attrezziamoci.
Buon lavoro a tutti noi.


lunedì 10 novembre 2014

UNA LABORIOSA “FUGA DI NOTIZIE” di G Angelo Billia

UNA LABORIOSA “FUGA DI NOTIZIE” di G Angelo Billia

Nelle monarchie costituzionali, il passaggio delle consegne fra monarca e erede avveniva per via dinastica, sempre che non ci fosse qualche incompatibilità. 

In quel caso si dava mandato al parlamento di varare una legge ad oc per permettere un passaggio più gradito.
Nella vecchia Repubblica italiana, quella fondata sulla Carta costituzionale, l’elezione del Presidente avveniva a camere riunite, più i rappresentanti delle regioni, nei primi tre scrutini occorrevano i due terzi dei voti e dal quarto bastava la maggioranza assoluta.
Nel sistema ibrido, quello del “non ti dico chi sono, ma come sono e se non capisci affari tuoi”, sì, insomma, per dirla con Alberto Sordi nel famoso film “ io sono io e tu non sei un c…”, quel sistema, per capirci, che non è monarchico in senso stretto, perché il monarca è solo un mero esecutore di ordini per conto terzi, ma non è più solo un presidente perché s’è premurato di scatenare la servitù armata di cancellina sulla Costituzione e gli elettori istituzionali sono illegittimi perchè nominati, in tale sistema, come dicevo, quando s’approssima il cambio di testa coronata, c’è il problema di una minima imponderabilità nella scelta del subentrante.
Allora, in mancanza di garanzie codificate o naturalmente codificabili, si inventa un espediente, salvo verifica, per poi renderlo digeribile sotto forma di consuetudine.

 Si tratta del “sì, non s’è mai fatto, ma non è espressamente proibito”
Un po’ quello che avviene con le morti per fame, perdita di lavoro o quant’altro. 
Non è prevista la responsabilità di chi la causa, quindi, è “legalmente” ammesso.
Ma chi vive di espedienti sa, più di ogni altro, che c’è un limite oltre il quale il gioco si scopre; un conto è chiedere cento euro perché s’è dimenticato il portafogli e un conto è chiederne centomila per comprare un frigorifero.
Per fortuna gli strumenti di cui si dispone oggi toglie il malcapitato d’impaccio. 

Formulando, fra sé e sé la domanda su chi sono gli eredi, in omaggio alla sua proverbiale correttezza, fa trapelare un “dò le dimissioni”.
Ora è lì, con la corte riunita, che vaglia le proposte badando soprattutto alle garanzie di continuità.
 Per il momento, affinché comunque sia “tutto” chiaro, scandisce: “sono nella pienezza dei poteri”. Intanto all’al di là ci pensa Squinzi, adombrando la possibilità di santificarlo subito.
C’è chi mormora di una petizione in corso per invitarlo a star lì. 

Alla base ci sarebbe questo ragionamento: quel che doveva fare l’ha fatto, ora ci pensano le sue creature a continuare il lavoro. 
Che male ci sarebbe se anche riuscisse solo a benedire? 
La cosa avrebbe valore solo se non si trova l’erede naturale, si capisce.

Ho capito bene? 
Il m5s ha denunciato alla Procura di Roma il “patto del nazareno”?
Alcune definizioni che mi vengono in mente: romanticismo; candore; pubblicità.

"Sotto il muro di Berlino hanno sepolto gli operai?" di Delfo Cantoni.


"Sotto il muro di Berlino hanno sepolto gli operai?" di Delfo Cantoni.



Il Muro di Berlino è caduto e sono passati questi venticinque anni infami.
Il primo risultato del crollo anche se diversamente riguarda la Jugoslavia.
L’indipendenza ai fascisti croati, colpa di De Michelis della Germania e di quello sciagurato pontefice polacco.
Il socialismo aveva unito etnie che si odiavano e lo dico con senno di aver più volte soggiornato in Jugoslavia.
L’imperialismo americano il segno più evidente è il ruolo del dollaro sganciato dall’oro moneta di riserva e credito per questo paese potenza nucleare.
La globalizzazione neo liberista vuol dire uomini dell’america tra i nobel dell’economia, il dogma neo liberista nella visione intransigente e pura di Tatcher che vuole dire no alternative: il capitalismo e basta.
Gli Usa sono stati capaci del i controllo di WTO, banca mondiale fondo monetario internazionale.
I compagni dicono che si è affermato un pensiero unico, ma i fatti dell’Iraq dicono anche della dissennatezza e della follia.
Saddam Hussein voleva vendere il petrolio non più in dollari come moneta planetaria, altro che armi di distruzione di massa, bugie scientemente raccontate.
Il crollo del muro di Berlino presenta nei miei ricordi le parole dell’amico più grande di me in tutti i sensi, non solo anagrafici: Ari Derecin.
"Gorbaciov è un incapace" diceva, si è visto.
L’Afghanistan è stato il Viet Nam dei paesi socialisti, che ne ha deviato l’economia la programmazione e la pianificazione delle risorse.
Per gli stati uniti d’America la corsa agli armamenti costituiva una ghiotta occasione per l’economia e ricerca, missile MIT e pentagono si danno la mano.
Un Keynessismo militare, lo stato aiuta le industrie commesse ed altro, le borghesie produttive investono in queste sfere militari industriali.
Le industrie stesse con soldi a valanga eleggono i presidenti degli states, e se ci va bene ne eleggono uno in America sponsorizzato da altre industrie che non siano militari e si rimanda la guerra.
Il Muro voleva dire paura di un conflitto non convenzionale, anche se ci sono stati vicino proprio con Kennedy e la famosa vicenda della baia dei porci, essere armati e prepararsi alla guerra per i paesi socialisti era un obbligo all’indomani dell’ottobre rivoluzionario, il mondo capitalista cercò la controrivoluzione, siamo vissuti nella pace armata.
Si sta avverando cosa scrisse uno storico importante, la fine del potere dei sindacati, abbiamo in Italia visto finire quel modello delle parteciapazioni statali che pure davano lavoro in modo clientelare, lo stato era però per vocazione occupatore.
Era paura del comunismo il compromesso democristiano, oggi gli stessi figliocci sono neo liberisti e sempre confessionali, sono figli della dc e di Craxi.
Renzi ed altri mille come lui, non si monti la testa non è solo è pur sempre un prodotto di questi anni di questo modello di stato, che con lo stesso Prodi per il debito, ha iniziato a cedere svendere pezzi di industria pubblica; con criterio? No.
Delle borghesie senza attività produttiva, un paese che cede tutto a competitori che stanno all’estero.
Una colpa della via italiana, al cosiddetto "blairismo" era il complesso d’inferiorità e di colpa di venire dal PCI.
Rinnegati che subito hanno cambiato classe ed oggi invece di fare una cena politica per ventimila persona a dieci euro?
Fanno una cena per cento persone a mille.
Rawls teorico del diritto liberale argomentava in un poderoso saggio, che se la torta aumenta ce ne sia una fetta in più per tutti, filosofia che ha accompagnato la sinistra post muro, ma non si è più parlato di redistribuzione delle ricchezze ed è aumentata in ogni forma e modo la diseguaglianza economico sociale.
La politica stessa oggi non vuole le masse come voleva il socialismo vuole telespettatori, quello di Renzi è il partito piglia tutto che sposta voti prende e pesca nel bacino avversario non avendo una visione del mondo .
L’unico spazio è il monolite PD, a destra si sono divisi e ci vorrebbe il proporzionale, ma la cosiddetta seconda repubblica è nata con Mariotto Segni ed il maggioritario per eliminare il dissenso.
Chi controlla la televisone controlla la democrazia cosiddetta, non sono grillino ma nel casino hanno qualche ragione a dirlo "no stampa, no televisione" essi sono case matte dei gruppi d’interesse che muovono il paese.
Io qualche lamentazione e qualche sfogo lo dirigo sul "Manifesto quotidiano", mi piace la loro storia eretica come si dice, ma sotto il muro è rimasta una generazione anzi due, i ggiovani con due gg.
Il futuro non è più quello di una volta, alla storia hanno tolto il motore stesso la dialettica tra due forze in lotta, borghesia e proletariato, e si vede l’una e l’altra posizione, dal possesso dei mezzi di produzione, e dai comandi sociali, si decreta la rovina del proletariato, e c’è contro di esso da venticinque anni di feroce lotta padronale.
Il solo armistizio di votare gente che non è completamente merdosa.
Un giudiizio su le repubbliche popolari dell’est può essere impietoso quanto volete ma la storia la scrivono i vincitori e non è la verità, ma una verità di parte ed imposta strillata da papi ed altri uomini di potere con seguiti belanti.


sabato 8 novembre 2014

Esproprio artistico nella galleria "Spazio 24" di Sergio Rossi a Dogliani (CN).


"Mentre ad Artissima di Torino ci si mette in fila per ammirare (?) l'operazione di marketing curatoriale fondata sul logo Maurizio Cattelan; a Dogliani (CN) in ideale dialettica con quanto avviene al centro del sistema dell'arte e dei suoi movimenti mediatici di mercato, un gallerista raffinatissimo di nome Sergio Rossi, nella sua galleria "Spazio 24", attrae un pubblico artistico selezionato, raffinato ed ego-sostenibile, che invece di rimirare lo spreco dei dollari ridotti ad oggetto di tappezzeria a Torino, interagisce con la mostra del duo di artisti Di Caterino-Ardau compiendo un vero esproprio proletario artistico, nell'intesse della comunità e della reale divulgazione e comprensione dei processi linguistici dell'arte contemporanea. I visitatori smontano su mandato degli artisti la mostra e  pezzo dopo pezzo portano i suoi frammenti nel proprio domicilio privato, una vera operazione di ridistribuzione del reddito contenutistico dei linguaggi dell'arte".











    "Il gallerista Sergio Rossi di Spazio Arte 24 di Dogliani (CN), schieratosi con questa operazione in aperta critica con le logiche di marketing e di mercato di Artissima".












venerdì 7 novembre 2014

"Radio Tavor" di G Angelo Billia.

Grosso modo il ducetto dice cosi: “evitiamo contrapposizioni assurde fra lavoratori e mondo del lavoro (Squinzi & c. ndr)”.
Ha ragione, mamma mia, e chi ci ha mai pensato! 

I lavoratori devono subire e basta. 
E se non basta ci convince in punta di manganello.
Attento figliuolo, anche se usi il dopobarba firmato, una volta o l’altra potresti dover discutere con gli antagonisti, sai, quelli che ci vuole l’esercito, come dice il tuo mentore.

 Sei proprio convinto che bastino gli F 35? 
Va beh, tu preferisci i droni, fanno male, ma i piloti non rischiano, proprio come te. 
Ti va bene fino a che il nemico non capisce dov’é il “centro comando” e poi? 
Che fai, usi le tue credenziali di scout? 
Ricorda sempre che troverai il tuo Dongo. 
E’ una promessa.




UNA MONTAGNA DI BAVA

L’acquolina, chi non ha mai letto, in età infantile, un testo con questo termine? 
Sicuramente nessuno, anche se alcuni possono averlo dimenticato.
 In realtà fa quasi sempre rima con famina, l’appetito gagliardo, senza compromessi, dei bimbi, ingentilito dal diminutivo.
A questo ho pensato vedendo il fiele reazionario uscire dalla bocca della cariatide.
Che c’entra? 
Pensavo di mettere il copyrigt, prima di renderlo noto, ma sarà per un’altra volta.
La verità nuda e cruda risponde all’interrogativo che mi sono posto: 
perché affidare ad un fossile dell’umanità la dichiarazione di guerra a chi non accetta di essere trattato alla stregua delle oche della Monsanto? 
Eh sì, la risposta è proprio in quel sottile filo che s’indovina fra le labbra, dell’innominabile, perché altrimenti vilipendi.
Acquolina, cioè una rimembranza aulica dell’infanzia. 
Nulla di più adatto ad ingentilire l’idea delle feci, nel momento, come dire, della fuoruscita.
Come non detto, mi stanno dicendo che è solo bava. 
Farò causa ai falsari, lo giuro.



INCONTRO VIMINALE TRIADE

Mettiamola così. 
Prendendo per buone le dichiarazioni del Capo dello Stato, la rappresentanza collaborazionista dei lavoratori pone le basi, con Alfano, per lasciare mano libera, al regime, per la repressione degli antagonisti, cioè quella parte dei lavoratori indisponibile a regalare la propria vita ai padroni e ai suoi servi. 
Memoria corta, la cosa peggiore che possa capitare a chi accetta di marciare sotto i gagliardetti col teschio, sia pure, per il momento, metaforici.



Elezioni USA

Non so se avete notato, i commenti sulla debacle democratica USA hanno il pregio di svelare l’arcano. La ripresa americana non tange per nulla il peggioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici.
Tutto il mondo è paese e il capitalismo è uguale a sé stesso sotto tutte le latitudini.
Purtroppo la stessa cosa vale per i suoi estimatori in cerca di briciole, e pensare che basterebbe un singolo sputo dei lavoratori mondiali per farli annegare nel modo che più meriterebbero.





UNA PROPOSTA COSTRUTTIVA
Mi pongo il problema del costo del tempo impiegato a smascherare i collaborazionisti che si presentano sotto mentite spoglie. 
Tutto considerato, anche se può apparire contro tendenza, istituirei un fondo speciale da elargire, a perdere, a questi personaggi. 
Eliminerebbe di botto una delle cause del fenomeno.
Ovviamente bisogna tener conto anche delle gratificazioni psicologiche, per questa ragione aggiungerei un contratto pubblico, a tempo indeterminato, alla clac di Maria De filippi e la renderei itinerante. 
Per rendere veramente funzionale la cosa eliminerei il capo clac sostituendolo con un corso basato sull’applauso a parola chiave, del tipo: “comunista” (chiave), “applausi sfrenati con urla di giubilo” (risposta).
Sempre per ragioni di funzionalità, aggiungerei un albo d’onore speciale dedicato, con appellativi, da assegnare a titolo esclusivo, sulla base delle preferenze individuali, del tipo: assessore; sindaco; consigliere; onorevole; segretario; presidente; ecc. 
Andrebbe presa in esame anche la possibilità, ogni qualche tempo, di passare ad una definizione “superiore”, giusto per non mandare a farsi benedire la carriera.
Proprio per mania di perfezionismo si potrebbe contrattualizzare qualche giornalista televisivo con il compito, ogni due anni, di confezionare un tg di mezz’ora in cui si annuncia la strepitosa vittoria elettorale del “nostro”.
Lo so, tutto questo avrebbe un costo e poi, come si fa a dire cose non vere.
Alla prima domanda la risposta più ovvia è: perché, adesso costa meno?
Per la seconda invece basta un: perché, adesso?