giovedì 8 gennaio 2015

Cordoglio per i morti di Parigi di G Angelo Billia


Cordoglio per i morti di Parigi di G Angelo Billia



Per la conferma dell’avvenuto decesso della libertà d’informazione.
E’ terribile commentare la morte violenta di esseri umani, gente che, come tutti noi, lavora, fa progetti, si batte per ciò in cui crede. 


E non ha senso farlo ascrivendo le vittime a categorie buone o meno buone a seconda di come la pensavano.
Credo che l’unico approccio possibile sia quello dettato dal rigore e dall’onestà intellettuale, cioè tutto l’opposto della pesante coltre mistificante stesa da commentatori vari abilmente orchestrati dall’industria della manipolazione dell’informazione.
Attacco terroristico alla libertà di stampa, poche frasi, precise, che hanno il compito di rendere credibile l’assunto che la libertà ci sia e preparare il terreno alle ulteriori perdite di libertà giustificandole con un obiettivo nobile.
Possibile che a nessuno venga in mente che il terrorismo arabo è il risultato di un asservimento ormai secolare dell’area mediorientale all’imperialismo statunitense ed europeo? 


E poi, sono i terroristi arabi ad aver coniato l’espressione “danni collaterali” per giustificare le migliaia di morti innocenti causati dalle bombe “democratiche” delle potenze neocoloniali, tra le quali l’Italia?
Dicendo “matrice terroristica islamica” si rincara la dose mettendo in risalto l’uso della religione a scopi militari. Cosa abominevole, ma non è forse ciò che fan tutti in guerra?


 Israele che fa, mentre porta avanti il suo genocidio del popolo palestinese? 


Senza ricordare le benedizioni alle armi del Duce o le stragi dirette dal papato in epoche passate e, nel contemporaneo, la messa al campo del cappellano, soprattutto se eseguita con truppe coinvolte in operazioni neocoloniali, come in Afganistan o in Iraq, non è forse questo l’uso della religione a sostegno della barbarie?
Questa nota non ha in alcun modo lo scopo di giustificare la strage di Parigi, al contrario, ha lo scopo di collocarla nel contesto reale, utile a colpire la gente comune sottraendole le residue quote di libertà.
L’operazione, bestiale per le modalità con le quali è avvenuta, non si sottrae per nulla all’interrogativo “a chi serve?”. 


Spiace, ma la risposta è che serve più ad imbavagliare le vittime europee del comitato d’affari di Bruxelles, piuttosto che al cosiddetto califfato. 


Serve a stornare l’attenzione dai crimini europei contro l’umanità e a far quadrato con i loro autori.
Al contrario della valenza data dagli organi di disinformazione, il valore simbolico delle penne alzate rappresenta il primo risultato, dell’attecchimento a livello popolare, della campagna che ha lo scopo di nascondere il pensiero unico europeo dietro un concetto di libertà di stampa inesistente.
Osservo i politici europei parlare di valori, di cordoglio, di giri di vite sull’immigrazione, e non posso fare a meno di pensare che da oggi, grazie proprio all’inesistente libertà d’informazione, saranno più liberi di opprimere, di portare avanti le loro avventure militari, di seminare cadaveri innocenti ovunque sia necessario per garantire potere e ricchezze ad un pugno di parassiti.
Cordoglio per i caduti di Parigi, sapendo però che sono solo gli ultimi di una strage internazionale la cui responsabilità è ascrivibile tutt’intera all’imperialismo.






"Il pantano d'odio della quarta guerra globale" di Delfo Cantoni.

"Il pantano d'odio della quarta guerra globale" di Delfo Cantoni.




Gli anni di Obama ed il conflitto razziale, motivo per cui alla condizione di proletario in America si unisce la razza cosiddetta, dimostra che questa presidenza di un nobel per la pace è un impostura quando la polizia spara su cittadini di colore già tenuti fuori dagli studi prima e dal lavoro, poi lavoro mai qualificato.
La presidenza Obama, una cartolina da mandare al mondo dopo l’apertura dei teatri di guerra in Afghanistan ed Iraq,da parte del predecessore Bush; la vacanza dell’imperialismo è una questione di tempi ed auotoleggittimazione che necessitava come alibi di questa presidenza, fino a perdere nel medio termine di un secondo mandato voti.
L’America e la stessa Francia, attiva militarmente per rovesciare Gheddafi, lotta tra IP e Total, adesso con i fatti di Charlie tragico attentato alla liberale libertà di stampa, ci vede intossicati dalla propaganda neo bellicista che chiede una vocazione militare all’Europa accanto agli states contro l’iSIS , che è uno stato ed un ideologia variante dell’Islam neanche tanto originale.
Letto il Corano trovo le miei similitudini.
Mori diceva: non puoi prendere un pugno di vespe con le bombe. 
Ora le bombe possono prendere un macro obiettivo, uno stato, sarà guerra come il peronista Bergoglio ha detto.
La quarta guerra mondiale, dopo anni di bombe cosiddette intelligenti che ammazzano le persone ma risparmiano gli scoiattoli, l’America e le sfere militari che finanziano la politica daranno fondo in tutti i modi, è una questione di tempi , Obama via e giù bombe.
L’atomica?
Forse è più conveniente per l’imperialismo e la sua rinascita, e nuova via, tante più bombe che una sola risolutrice: l’atomica.
Moriranno tanti islamici esseri umani, detto umanisticamente, si costruiscono così quelle legittimazioni, che il potere imperialista in questa società dell’informazione pilota.
Meglio confessarvelo, io non godo della libertà dei Mineo figlio di giornalista, ho solo face book e so di essere controllato come tutti voi.
La repressione ed un nemico esterno, rientra in quella legittimazione che il potere cerca quando chiede il voto ed il pagamento delle tasse.
Charlie ed i morti di ieri, un Frankenstein tra le idee belle del sessantotto è una mercificazione di tutto degli ultimi trenta anni di turbo capitalismo, mi dispiace per i morti ma la loro satira non produceva libertà ma odio e loro stessi ne provavano verso altri.
Quell’odiosa islamofobia inevitabile quanto più ti avvicini alle fonti vere delle religioni: ebraismo, cattolicesimo e protestantesimo, "pantani di odio, il capitalismo ha odore di sangue che nessuna spezie araba può nascondere’’. Karl Marx



lunedì 5 gennaio 2015

UNA BELLA GIORNATA di G Angelo Billia

UNA BELLA GIORNATA di G Angelo Billia

Partenza all’alba, aeroporto di Genova, magnifica giornata, con il sole che cresce rapidamente, mano a mano che l’aereo sale. Scalo a Fiumicino, caffè nel bar dell’aeroporto.
Decollo alla volta di Bari, sonnellino, appena disturbato da uno Stewart ossequiente impegnato ad offrirmi ogni ben di Dio.
Arrivo, pausa più lunga del consueto per l’apertura dello sportello, il comandante impettito al fianco dell’hostess. Ai piedi della scala s’avvicina un gruppo di persone.
Stretta di mano, più insistente di quanto mi piaccia, da parte del signore distinto che si scusa per essere stato avvisato in ritardo.
Breve colluttazione per contendere il mio bagaglio a mano ad un personaggio materializzatosi al mio fianco, è robusto e vince lui, lasciandomi perplesso e leggermente affannato.
Un’auto scura s’avvicina, l’autista scende e apre la portiera posteriore. 

Il signore distinto mi ristringe la mano esternandomi tutta la sua disponibilità e informandomi che, per qualsiasi problema l’autista sa come contattarlo. 
Salgo in macchina preceduto dal bagaglio a mano, niente pullman passeggeri per me.
In un battibaleno raggiungo un edificio che mi impensierisce, non immaginavo che la pensioncina presso la quale avevo prenotato per un giorno fosse così.
Il portiere gallonato apre la porta dell’auto, scendo mentre un ragazzo in divisa preleva la mia borsa, sulla porta monumentale un baffuto signore elegantissimo, accenna un inchino mentre mormora: “benvenuto”. 

Lo seguo sospettoso aspettandomi da un momento all’altro l’intervento dell’addetto alla reception.
In camera il mio bagaglio è già accanto alla scrivania, non faccio a tempo a pensare se cinquanta centesimi è una mancia adeguata, che il ragazzo è già uscito, rinculando, seguito dal distinto baffuto.
Mi guardo attorno perché non vedo altro che la scrivania, poltroncine d’epoca, paralume a piantana, contemporaneo di Edison, scaffale portadocumenti, una copia della Bibbia accanto ad una risma di carta simile al papiro, intestata, adagiati sulla scrivania. 

Apro la porta che immagino celi un letto a scomparsa e trovo la vasca, nella quale suppongo Cleopatra facesse le sue abluzioni col latte d’asina, e il resto del bagno accuratamente a tono con la stessa.
Non ho ancora risolto il mistero del letto, quindi apro un’altra porta trovandomi davanti un salotto d’epoca, con le stesse dimensioni del mio appartamento. 

Richiudo e con circospezione giro la maniglia dell’ultima porta in vista, finalmente il letto, quattro piazze, a baldacchino, lampadario preoccupante, prima d’ora ne ho visto uno simile solo all’opera di Vienna, in tv. 
Un’occhiata alla finestra spostando il broccato, mi dice che davanti alla pensione ci sono due auto della polizia, giubbotto antiproiettile e mitra inclusi.
 Prima l’ho visto solo dinnanzi ad alcune ambasciate.
Soprappensiero chiudo il tutto e ridiscendo: ho appuntamento con una coppia di amici autoctoni con i quali devo pranzare e poi assaporare la mini visita turistica alla città. Manco a dirlo trovo l’auto esattamente nel punto in cui mi ha scaricato un’ora prima, la portiera è aperta dall’autista senza profferir parola. 

Salgo e gli detto l’indirizzo, dopo pochi minuti sono a destinazione. 
La giornata scorre più o meno come previsto, unica nota stonata la comparsa dell’auto nei punti più impensati.
Dopo una cena a base di orecchiette con cime di rapa, a notte fonda lascio gli amici per far ritorno in pensione. 

Macché, l’autista evidentemente telepatico è lì che aspetta impettito. 
Finalmente la “camera” per pernottare, sonno di piombo per la stanchezza e, al risveglio, dato il ritardo mi fiondo alla reception per pagare. 
Neanche a pensarci, con tono soave vengo informato che “già fatto, torni a trovarci, le riserveremo qualcosa di meglio”. 
Caso mai ci ripensassero decido di prendere il caffè al bar d’angolo, dove per la fretta mi ustiono la lingua, pago e corro fuori dove trovo il telepatico con la maniglia sulla porta.
 Check in saltato, l’auto arriva direttamente alla scaletta dell’aereo dove ritrovo il comitato visto all’arrivo, il distinto questa volta è accompagnato dalla procace moglie la quale, dopo la stretta di mano a stantuffo, mi stampa un bacio sulla guancia paurosamente vicino alla bocca.
Se Dio vuole a mezzogiorno sono a casa che distribuisco capi d’abbigliamento per ogni dove. 

Mentre lancio una scarpa in veranda, mi commuovo al pensiero del trattamento riservatomi dalla pensione, afferro il telefono e chiamo per ringraziare ancora: “spiacente signore, ma non so di che parla, la sua prenotazione è stata cancellata ieri mattina”. 
Preoccupato m’accingo a controllare l’importo dei biglietti aerei pagati con il bancomat. Importo dell’operazione zero. Sempre più stralunato guardo i biglietti e ogni cosa finalmente diviene chiara: Rilasciato al Sig. Billienzi. 
Basta davvero poco per non pagare nulla, persino un errore da niente su un biglietto.


"L'arte contemporanea? Un mondo di ladri" di Delfo Cantoni.

"L'arte contemporanea? Un mondo di ladri" di Delfo Cantoni.

Pierre Restany voleva organizzare la prima Biennale d’arte per corrispondenza.
Forse gli artisti si sarebbero autoinvitati.
Non esiste la Biennale come selezione o merito.
Le cosiddette carriere artistiche, le fortune risiedono nel potere dei cartelli, cioè in quel patto neanche tanto tacito per cui un gruppo di critici e galleristi sostengono pochi a dir la verità davvero pochi artisti.
Un esempio di cartello è stato il richiamo all’obbedienza quando qualche giornalista d’arte ha provato a stroncare ora Chia poi Paladino.
Flash art era ancora per la transavanguardia.
I giornali d’arte e la riproducibilità tecnica, fotografica delle opere, come fatto legato alla circolazione della merce informazione, gravitare dei costi, si paga dando una promessa si emette un titolo su un guadagno e si ottengono percentuali sulle vendite future delle opere, si paga la pubblicità e di conseguenza arrivano recensioni.
All’inizio della difficile carriera non ci sono margini di autonomia sospensione del giudizio, niente si è scriba dell’interesse mercantile che fa i nomi di luoghi e persone, il sistema si paga per entrare.
Ma il potere dei critici è anche separato come diceva Tony Negri, accendono un sistema elettrico e poi non servono più a niente se non sono biblicamente semplici come colombe e prudenti come serpenti.
Esiste il rovescio di questo mondo in fermento e concorrenza il monopolio e gli oligopoli, cioè il patto tacito -il cartello- non fa passare niente e nessuno, per decenni vediamo gli stessi artisti la stessa tendenza e se ne determina il prezzo.
Stroncare Chia o Paladino non era libertà di pensiero, era la guerra Bonito Oliva Celant di trent’anni fa, e ciascuno aveva i suoi uomini e mezzi.
Sapere usare il web scongiura cosa sarebbe analfabetismo, ma ancora non basta.
Le grandi firme dei giornali che gabellano, che noi lavoriamo gratis, per primi loro non sono tutti la stessa cosa.
Per uno stesso lavoro la stessa paga.
E mai è così, ci sono i recensori a cui le riviste affidano il lavoro più ingrato, sfruttando questi critici e coloro che sono promossi a stringere patti creare cartelli.
Prima che si componga una rosa una scrematura tra chi è obbediente, ci sono le mostre pubbliche veri appalti che i curatori a loro sentire fanno prendendo soldi pubblici, ma di fatto favorendo interessi di privati che con loro determinano i nomi le scuderie di tale o tall’altra galleria.
Gli artisti più sono separati tra loro e più sono numerosi, più non contano niente e cosa offirebbero è svalutato e sostituibile.



Portare della democrazia?
In cuor nostro dobbiamo abbandonare l’estetica idealistica e non credere al genio e capire lucidamente cosa aggiunge ciascuno.
Un lavoro non pagato e soprattutto che ha dei costi non campatibili tra dilettantismo e professionismo, un esempio il dilettante oggi considerato tale, fa opere che non gli costano molto un artista del sistema fa opere che possono essere non migliori del primo ma dispendiose.
Super arte 1990 -l’arte del sistema dell’arte- sciagura per cui dati i costi di produzione l’artista è separato dalla proprietà della sua stessa opera.
Il sistema entra nell’atelier.
Una volta il mercante comprava un tot a due soldi per rivenderselo e prometteva la visibilità delle mostre cioè la circolazione delle opere-merce.
Un accumulazione, l’artista degli anni sessanta: Festa, Angeli etc….era un lavoratore salariato la galleria poteva dargli uno stipendiuccio vendendo per lui.
Voler essere liberi produttori, voler vendere per conto proprio senza mediatori è importante.
Ci si può appoggiare a corniciai che tengono in deposito opere ed all’occorrenza le vendono per noi. 
Si può esporre nei bar negli autosaloni etc…
Bisogna inventare i contesti.
Certo l’insegnamento resta una risorsa enorme, un entrata in tutti i sensi non solo economicamente. 
Per vendere è meglio vendere poco a tanto che tanto a poco ci si inflaziona come direbbe un amico di Renzo Arbore.
L’artista costretto a vendere mette la sua opera in difficoltà. 
Poppea che si scopre troppo fa perdere il desiderio scriveva Starobinsky.
Il giovane artista deve seguire la legge del vantaggio comparato, capendo cosa gli conviene fare data a concorrenza, specializzandosi in qualcosa di suo-banale ma vero-un metodo, l’arte deve rispondere alla legge una parte per il tutto essenso sempre riconoscibile di un insieme più vasto ciascuna opera.
L’arte è sempre un fatto è pragmatica anche l’arte immateriale, le idee costituiscono anch’esse compito e parte del lavoro dell’artista.
Meglio sarebbe se gli artisti compissero un primo passo con una dichiarazione di poetica che rientra nella filosofia dell’arte, né nella critica né nell’estetica.
In questo mondo di ladri c’è un gruppo di amici che non si arrendono mai.
I critici avvicinano i giovani artisti e come nelle campagne inglesi dell’ottocento danno un sorso di vino a questi orfani gli fanno da padre per poi farli esporre gratis da galleristi che non restituiscono le opere al legittimo produttore.



venerdì 2 gennaio 2015

Buon anno di G Angelo Billia.

BUON ANNO di G Angelo Billia



Questo augurio non vale per la sera di S. Silvestro e non vale per il primo dell’anno. 

Questa sera e domani molti di noi avranno fatto del loro meglio per dimenticare.
Vale per il momento in cui l’oasi di felicità posticcia e l’oblio della volontà lasceranno nuovamente il passo alla vita, quella delle illusioni appiccicate artificialmente, dei sogni indotti, destinati a rimanere tali, delle speranze, non dissimili e più credibili di quelle contenute nelle slot machine, della precarietà o della mancanza di lavoro, dei diritti negati, delle malattie in crescita costante, dei bimbi di cui si vede la bellezza e non si vede il benché minimo futuro accettabile, della famiglia, nella quale si riflettono i disvalori offerti gentilmente dalla classe dirigente, della pace, sempre più diligentemente dei cimiteri.



Ecco in quei momenti auguro a tutti noi buon anno, sia l’anno in cui la smettiamo di farci trattare come allocchi che si nutrono alla mangiatoia di falsi valori gentilmente fornita dai media,
lo sia perché iniziamo a comprendere che con la passività o la testimonianza fine a se stessa questo stato di cose non finirà, lo sia perché decidiamo di rischiare qualcosa in proprio, finendola di grogiolarci nel nulla chiamato impropriamente vita,
Lo sia, infine, quando capiremo che senza far nulla le nostre oasi personali continueranno ad essere ciò che sono: 

parcheggi in cui aspettiamo diligentemente che altri decidano della nostra vita e della nostra morte.



mercoledì 31 dicembre 2014

"Morto Carlo Maurizio Benvenudi" di Delfo Cantoni.

"Morto Carlo Maurizio Benvenudi" di Delfo Cantoni.



Gian Tommaso Liverani mi disse nel 1991 -non c’è più il comunismo e non ci sono più neanche gli artisti -, Maurizio era un drammaturgo, un poeta- .
Nella mia giovinezza è stato il mio mentore amico della mia fragilità.
Un uomo che ha dedicato la sua vita alla nostra scuola: l’istituto statale d’arte Roma 1.
Un grande edificio che si diceva stesse per crollare e poi è stato smantellato da via Silvio D’Amico è stato trasferito a via Argoli.
Da noi hanno insegnato Marcello Beltramme stretto collaboratore di Argan, Luca Patella, Eliseo Mattiacci, il grande incisore e scultore Pasquale Santoro, poi venne Nunzio di Stefano due anni prima leone d’oro della Biennale d’arte di Venezia.
Tanti artisti ma io voglio ricordare soprattutto Luciana Resta animatrice del femminismo e delle lotte per i diritti delle donne.
Non voglio fare un torto a nessuno ma i nostri professori erano sull’Argan, dei maestri.
Maurizio oggi mi direbbe con Gramsci: non esiste un organizzazione della rivoluzione essa matura nelle forze produttive ed ha i suoi tempi bisogna oppore a questo stato di classe della borghesia un altro apparato, dissolvere le classi.
Costruire l’egemonia compito degli intellettuali dei funzionari delle super strutture: intellettuale+specialista.
Evolvere le classi l’insegnamento di padre Bresciani dare le cose semplici ai giovani, evolvere e condurre questa lotta tra mentalità che nasconde la reazione e l’oppone al progresso.
Maurizio capiì i nuovi linguaggi dell’arte e fu tra i pionieri dell’arte che si dice concettuale-cronaca delle tautologie discontinue e correnti-.

Compito dei professori dopo Don Milani dare voce ai ragazzi capirli perfino psicologicamente, ed in questo Maurizio era unico tanto che divenne preside di questa nave di artisti.
La specificità del comunismo italiano e la zia maoista di Maurizio, il materialismo dialettico per cui c’è un interna contraddizione in ogni cosa ed i cambiamenti sono sempre interni i due lati delle questioni da esaminare che sono opposti in lotta fin dentro di noi.
Se non crediamo a questa legge della contraddizione per cui i cambiamenti sono sempre interni, rimaniamo meccanicisti.
Quando negli anni ottanta si preparava la sciagura del pci, e sopra di noi il crollo dell’URSS andavo sicuro verso la fine dell’adoloscenza, -il futuro non era più quello di una volta- i nati nei settanta si sono visti scippare l’utopia, e tutto in nome di un finto realismo l’eredità ed il senso di commozione politica che lascia una generazione come scrisse lo stesso Marx .
La vita artistica doveva preparami all’arte che è stata degli anni novanta e l’arte degli anni settanta era li tramortita da tutto questo mercato che vendeva una pittura notturna, espressionista, ed anche minimal, le opere di Tulio Catalano, Lillo Romeo, Luciano Trina non vanno tenute nascoste.
Una galleria che si chiamava GAP in onore ai partigiani, Gianni Fileccia, Giancarlo Croce i nomi di questi animatori tra cui Maurizio Benveduti le cui performance lui stesso editava in libretti.
Di questo geniale artista caro Mimmo di Caterino ti invito a vedere il sito con i contributi critici storia di un decennio i settanta.
Partecipazione alla Biennale rosa del 1976 invito di Enrico Crispolti, e da cercare il libro arte ed ideologia -ufficio per l’immaginazione preventiva- edizioni Marani a cura di Filiberto Menna.
Io vorrei che tra storici dell’arte e critici militanti ma soprattutto tra artisti nascesse la dovuta attenzione per un arte non intossicata dal mercato e non anestetizzata dall’ideologia dominante di questo stato borghese, che per dirla con David Cooper lascia sempre imprevisti effetti collaterali.
Caro Maurizio a Gramsci preferisco Lenin, serve un organizzazione della assidua lotta di classe come sai forse il moderno principe il partito comunista è più importante del picci: personal computer.
L’oppressione della borghesia imperialista affama ed uccide popoli, nazioni, zone del mondo in malessere occidentale se addirittura si parlava si surplus negativo ed aristorcrazie operaie che partecipavano al racket dello sfruttamento del terzo mondo, oggi ci lascia poveri proletarizzati tutti, questi trent’anni di filosofia del soggetto e liberalismo, questi trent’anni senza Marx ci hanno distrutto caro Maurizo ricorderò sempre quella frase che nei tuoi libri citavi da l’ideologia tedesca di Marx  -solo nella società comunista ciascuno sarà cacciatore, pescatore e poi critico, perché verrà superato l’angusto limite della divisione sociale del lavoro-.
Un giovane Marx umanista, non quello del capitale.
Grazie Maurizo per averci portato l’ideologia che viene sempre da fuori ed allora serve l’organizzazione, significato del "Che fare" leniniano.
La luckacsiana partiticità dell’arte la politicizzazione ora che la politica ed il suo cattivo condominio sono sputtanamenti, sento le risa gli sghignazzi i soliti fascisti post moderni.


Il sito di Maurizio: http://www.cmauriziobenveduti.it/

lunedì 29 dicembre 2014

Caro amico ti scrivo di Delfo Cantoni.


Caro amico ti scrivo di Delfo Cantoni.



Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po' e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. 
L’anno che sta arrivando chiude il semestre europeo presieduto da un italiano niente di meno che da il nostro Renzi.
E chi se ne era accorto? 
Cosa ha comportato per Francia ed Italia paesi più di altri nel mirino nei confronti delle pressioni tedesche sul debito ed il pareggio di bilancio? 
Il nostro:M.R non si è fatto sentire, non ne ha detta una buona ha perfino citato Mina cantando -parole, parole- all’uscita da un vertice europeo. 
Lo sforamento del deficit necessario alla crescita che richiede investimenti.
La licenziabilità su questo si basa la ricetta di Renzi con l’abolizione dell’articolo 18 già deflorato dalla Fornero. 
Una delle più grandi rotture tra governo e parti sociali, si sentono innovatori a villipendere il sindacato. 
In tutta Italia abbiamo visto la polizia caricare e manganellare studenti e lavoratori. 
Il 12 Dicembre c’è stato lo sciopero generale ed è solo un primo passo. 
Ricordiamo che Renzi non è stato eletto e che i suoi voti sono quelli delle Europee e regionali non delle politiche. Il suo partito piglia tutto perde voti ed altissima ancora è stata la non affluenza ai seggi, perché la destra collusa con mafia ed ogni malaffare ancora non ha un leader certo. 
Si temono colpi di coda.
Non lasciamo ai penta stellati l’onere e l’onore di cacciare queste persone dal Mose a Venezia alla Roma nera e malavitosa di Buzzi e Carminati.
Anche le passate amministrazioni capitoline erano colluse e complici in un sistema che gestiva appalti sui miserabili di Victor Hugo, colonne infami di povera gente, rom, profughi, immigrati. 
Non sono mai riuscito a non votare negli ultimi venti anni. 
Non facciamo di ogni erba un fascio, io ho difficoltà ad essere garantista con Alemanno perché un dato parla chiaro il il sindaco Marino ha denunciato un gigantesco buco nel bilancio capitolino.
In questi giorni a Roma molti cosiddetti clochard rischiano di morire assiderati per il calo brusco delle temperature. 
E arrivato l’inverno qui da poche ore.
Si è detto aprano le chiese forse per la prima volta servono a qualcosa. 
Caro Mimmo un abbraccio a te ed a Barbara ed a tavor art mobile.