martedì 15 dicembre 2015

"Gesù Cristo è il mio avversario politico" di Antonio Musa Bottero

Gesù Cristo è il mio principale avversario politico, la negazione della libertà, della lotta di classe, della liberazione dalle catene dello sfruttamento e della povertà, un imbroglione che professa il porgere l'altra guancia ai prepotenti e promette ai poveri e diseredati una vita eterna e pallosissima a fianco a quel testa di minchia di suo Padre che non si sa nemmeno se esista.
Eppure a vedere questi preparativi per il giubileo mi viene da dire: 

"Caro nemico, i cattolici ti hanno umiliato e ridicolizzato molto di più di quanto noi comunisti abbiamo umiliato e ridicolizzato Carlo Marx."



Mai stato leninista, mai filosovietico, mai stato nemmeno togliattiano.
Se fossi vissuto in Urss o in un'ipotetica Italia governata da Cossutta sarei stato chiuso in un gulag e sterminato come Stalin sterminò tutti gli anarchici.
I leninisti e i togliattiani sopravvissuti, oggi li trovate mimetizzati tra i peli del culo di Renzi, i cossuttiani tra quelli della Boldrini, di Vendola e dei vari Monsignor De PaUras sparsi dove c'è da mangiare.



Di Cossutta non mi viene niente da ricordare. 
Lascio il necrologio a "Giampy u' beccamuorto" il quale, anche in questa occasione, non lesinerà parola per l'ennesimo uomo fattosi cadavere.




Renzifonzi si è comprato (coi nostri soldi) un nuovo aereo, un airbus enorme, lussuoso, con uno gigantesco bagno privato adatto al suo ego straripante, preso in leasing dagli Emirati arabi. Costa solo un milione di euro al mese di noleggio.
Purtroppo, come ci dice ridacchiando l'Independent, non esistono piloti dell'aeronautica militare (i soli autorizzati a portare in giro il nostro mitomane nazionale) che abbiano i brevetti e le autorizzazioni per condurre il lussuoso velivolo.
Al momento quindi l'Aeronautica Militare Italiana sta provvedendo all'addestramento.
I giornali nazionali italiani non riportano la notizia, ad eccezione del Corriere della Sera che giustifica lo shopping di renzifonzi con il fatto che il vecchio apparecchio presidenziale aveva bisogno di fare carburante ogni cinque ore, necessitando atterraggi in luoghi terribili e ostili come Russia e Kazakistan. Col nuovo acquisto di renzifonzi questi atterraggi in terra nemica non saranno fortunatamente più necessari.
Eja Eja Alalà!
Prima parentesi: (ho appena fatto fuori 70 contatti fb, non mi metterò scrupolo alcuno a fare fuori chiunque continui a far ironia e sarcasmo su M5S e Salvini senza occuparsi mai delle patetiche vicende di renzifonzi e del suo seguito di gerarchetti e clarette).
Seconda Parentesi: (alla fine, a costo di rimanere in dieci, la mia sarà una bacheca libera da piccoli e ridicoli Michele Serra della minchia).



Antonio Musa Bottero

giovedì 10 dicembre 2015

"Centomila Euro" di G Angelo Billia

Centomila Euro
E LA VITA D’ALTRI “VALE” ANCHE MENO




Prima fase:
sai cos’è la miseria, hai visto vecchi, patriarchi da “tradizione”, tirare gli ultimi anni di vita con il frutto del lavoro dei famigliari più giovani, hai la fortuna d’avere un lavoro e intimamente dici che a te non capiterà.
Dodici ore al giorno, spesso compresa la domenica, qualche volta anche quando i tuoi compagni di lavoro scioperano. 

Inghiotti gli insulti ma non t’importa, perché tu sei diverso, perché a te non deve capitare.
Ti sposi, a volte fai figli e dopo qualche anno, pochi, ti ritrovi al fianco una sorella; la moglie l’hai persa con i tuoi momenti liberi. 

Non ti poni neanche il problema, perché a te non deve capitare.



Seconda fase:
Sei ancora, anagraficamente, relativamente giovane, la casa è tua, ne sei orgoglioso e pazienza se fra tasse e spese di condominio ti costa come quella in affitto.

 Sei contento, perché a te non deve capitare.
Sul lavoro, in quella casa dove vai per dormire e magari anche a scaricare i nervi con quella che era tua moglie, la non vita che conduci inizia a farsi sentire acciaccandoti, ma non importa perché a te non capiterà.




Terza fase:
Sei stato in banca e ti sei sentito importante.

 L’impiegato addetto agli investimenti ti tratta coi guanti e ti propone d’investire. 
“Abbiamo giusto delle obbligazioni bancarie che rendono niente male.” ti dice. 
Ascolti lo spiegone che ti viene sciorinato. 
Non l’hai capito, ma è un dettaglio senza importanza. 
Firmi e te ne vai col petto in fuori, quel tanto che te lo permette il mal di schiena cronico.
 Ti senti padrone della banca.



Quarta fase:
Arriva tutt’intero il dazio della vita. 

In poco tempo ti riduci fisicamente come quei patriarchi della tua gioventù. 
Allora, accanto alla donna che era tua moglie cominci a contare: “per questa malattia tot anni e tot soldi, ce la facciamo e ce ne rimane anche per la prossima. 
Se non t’ammali anche tu, non potremo aiutare i figli, ma per il resto ce la faremo.”
E invece no! 

Quello che ostinatamente non hai voluto vedere nel corso della tua non vita, ti appare all’improvviso: la “tua” banca è in crisi e tocca a te pagare. 
Qualche avvisaglia, per altri versi l’avevi già avuta: le tasse sulla casa, il figlio grande disoccupato, una pensione buona solo per pagare la pulizia della scala, il contratto telefonico in virtù del quale per anni hai ritenuto normale pagare cifre astronomiche per le telefonate urbane e nazionali, in cambio di tariffe agevolate per quelle intercontinentali, che tu neppure hai capito cosa sono.
Certamente, nei dettagli questa storia non coincide con quella del sessantottenne, impiccato alla notizia che il frutto del suo lavoro serve per salvare la “sua” banca. 

Altrettanto certamente, però, ricalca l’esperienza di un’infinità di persone che passano la vita come se davvero potessero essere padroni del proprio destino.
Forse, se questi uomini prendessero coscienza del loro essere, come tutti, in balìa delle necessità di un pugno di parassiti, quel nodo scorsoio finalmente finirebbe al posto giusto.


G Angelo Billia

"Massimo Zedda e la distruzione del centrosinistra" di Antonio Musa Bottero


"Massimo Zedda e la distruzione del centrosinistra" di Antonio Musa Bottero



Massimo Zedda farnetica di un centro sinistra che non esiste più da un pezzo (se mai fosse anche esistito).
Massimo Zedda vorrebbe vincere di nuovo le elezioni con l'entusiasmo popolare della volta scorsa, con i nostri bambini che corrono per la città con le maglietta "Ora tocca a noi", con i dirigenti del Pd che ingoiano il rospo della sconfitta di Cabras e stanno discreti e in disparte a baciargli la mano, con le ragazzine che si bagnano le mutandine ogni volta che lo incontrano, coi pugni chiusi in piazza del Carmine...
Questa volta non sarà così. 

Questa volta vincerà le elezioni (e le vincerà a man bassa) ma senza niente di tutto questo. 
Questa volta vincerà dando inevitabilmente il culo al Pd, ai Rossomori, a Irs e a qualunque dinosauro, giovane e vecchio, di sinistra e di destra, che voglia unirsi al grande carrozzone.
L'invincibile armata della destra, dal canto suo, ha già una nutrita lista di scimuniti da cui scegliere il candidato-pupazzo finale da opporgli.












venerdì 4 dicembre 2015

E’ UNA QUESTIONE DI FEDE di G Angelo Billia


E’ UNA QUESTIONE DI FEDE di G Angelo Billia

C’è stato un tempo in cui, nell’immaginario collettivo, le “personalità” venivano percepite come qualcosa che, in qualche modo si poneva al di sopra della media.
Secoli d’educazione alla sudditanza del popolino, mai disgiunta dalla contiguità dei “grandi” con il trascendente, contribuiva a creare un alone misterico attorno agli uomini di potere. 
Era proprio questo, alla fine, che rendeva così difficile anche solo immaginare che l’uomo comune potesse avere davvero voce in capitolo nel governo del suo mondo.
Nel contemporaneo, pur in assenza di un cambiamento reale nei meccanismi di gestione del potere, così come sono ridotti al lumicino il numero dei bambini continentali che non sanno com’è fatto il mare, allo stesso modo sono avviati all’estinzione gli umani che non riescono ad intravvedere il marciume coperto dalle facciate ufficiali delle varie personalità.
Qualcuno sostiene che è un processo di crescita naturale e forse è vero, ma è indubbio che ci sono uomini che hanno contribuito ad accelerare questo processo. 
L’attuale Presidente del Consiglio è uno di questi.
Nel momento in cui anche il papato sta correndo ai ripari di fronte all’ondata di razionalità diffusa, l’allievo di De Mita, memore delle ore trascorse in sacrestia per prepararsi ad essere il migliore, non trova di meglio che mutuare sistemi di gestione tipici degli imbonitori trascendentali.
Cos’è, infatti, l’appello senza capo né coda, alla fiducia basata sul nulla, intesa come elemento risolutivo della crisi? 

E’ possibile immaginare questo paese salmodiante, mentre conta gli spiccioli ( chi li ha), per arrivare a fine mese?
Indubbiamente fa un certo effetto pensare l’alto dei cieli immerso nella cacofonia delle preci, che so… contro la siccità?

L’atto di fede renziano, mentre, un po’ più in là, precedute dall’eroe ISIS di turno transitano decine di vergini fresche seguite dall’equipe di chirurgia plastica.
Resta il fatto, comunque, che è prassi generale, a tutte le latitudini, l’utilizzo dell’immaginifico senza nessun riscontro con la realtà, per mantenere in condizione di sudditanza psicologica la maggioranza della popolazione e permettere ai ricchi d’imperversare come uno sciame di locuste benedette.
Ecco, quando ci renderemo conto che uomini come quelli non sono neanche degni di defecare dove la fanno gli umani, forse, ovviamente comportandoci di conseguenza, chiuderemo finalmente quelle bocche, per sempre.




mercoledì 2 dicembre 2015

"Cagliari e la benzopirene" di Antonio Musa Bottero


"Cagliari e la benzopirene"
"Preoccupante la presenza del benzoapireneCagliari, con un superamento di circa 4 volte il limite, è una delle città italiane con la più alta concentrazione di questo agente cancerogeno e mutageno".
Fonte: Sardinia Post

Cagliari, è una delle città italiane con la più alta concentrazione di benzopirene, un potente agente cancerogeno e mutageno (circa 4 volte il limite).
Un sindaco e un'intera amministrazione che militano sotto insegne e parole come "sinistra" "ecologia" e "libertà" dovrebbero vergognarsi.
P.s.
Chiedo cortesemente ad amici, ex-amici, ex-compagni e marchettari vari di non importunarmi in privato con coglionerie come il verde più verde che più verde in Italia non ce n'è, le piazzette, is frorixeddus, ma quant'è bello il Poetto che non fa!.





Antonio Musa Bottero

martedì 1 dicembre 2015

PURTROPPO NON E’ ROBA DA MATTI di G ANGELO BILLIA

PURTROPPO NON E’ ROBA DA MATTI di G ANGELO BILLIA

Un tempo occasionalmente si usava l’espressione “roba da matti” e si faceva per rimarcare l’assurdità di qualche avvenimento accaduto al di fuori del riconosciuto, in qualche modo rispettato, “buon senso comune”.
Oggi, la valenza assunta da quest’ultima espressione rende assolutamente anacronistica la ricerca di avvenimenti ascrivibili alla pazzia. 

Tutto, con logica ferrea, si sviluppa sul binario dell’assurdo, e tutti, nessuno escluso, rimestiamo nel magma senza rendercene conto.
Mentre la finzione chiamata democrazia perde i pezzi mostrando il volto assolutista e la vocazione internazionalista della classe operaia è dispersa in mille rivoli, a metà fra il semplice sogno e l’operatività zoppicante di mille botteghe comuniste, il capitalismo dispiega tutt’intera la sua essenza più profonda.
La tranquillità sociale nell’ambito della quale opera, riduce ad infimi livelli paracalcistici gran parte dell’attenzione delle masse in merito a questioni di fondo come quelle della pace e della guerra.
Milioni di uomini hanno già offerto la loro vita in quella che ha tutta l’apparenza dell’inizio di una guerra mondiale senza eguali nella storia, in conseguenza popoli interi vagano disperati in cerca di un rifugio impossibile, perché la guerra li raggiungerà, ovunque vadano.
In Italia, chi ancora s’illude di giocare solo col sangue degli altri, nella componente più appariscente gioca a fare il coraggioso coi deboli, stranieri e no, anche inventandosi di sana pianta il caso, sporcando di merda il tricolore, come se non fosse bastata una monarchia, il fascismo e la Repubblica “democratica” a farlo. 

Accanto viaggia di conserva la pattuglia degli intellettuali di regime, tutta impegnata a rivendicare le tradizioni occidentali, in gran parte frutto di fantasia revisionista, convinti come sono che nessuno riuscirà a stanarli dal calduccio protetto in cui vivono.
In questa realtà, un giorno i fatti costringeranno a vedere nella loro essenza reale le divisioni in seno alle supposte, più che reali, avanguardie della classe operaia. 

Le scelte che ancora oggi, per molti paiono facoltative, saranno obbligate, ma sarà tardi, troppo tardi per fermare l’apocalisse voluta dall’imperialismo.