martedì 1 ottobre 2013

Il compianto Dimitri Bioy per la Tavor Art Mobil.


Tavor Art Mobil, route n.10: Autunno al B.A.R. L.U.I.G.I.

Route n.9 http://youtu.be/YkefYQbnphk

13 Ottobre – Dicembre :
Lo scomparso Dimitri Bioy, artista che ha partecipato alla storica Biennale di Tirana a cura di Flash Art, sotto il segno della quale si è aperto il terzo millennio dell’arte contemporanea.
Walter Santoni con I suoi segni grafici che simulano lo scarabocchio infantile ma raccontano disagi esistenziali maturi di età ipermoderna;,Michele Melis “Ozzo” (MUD, Stay on fango) e la sua idea di arte come espressione che si mostra all’apparire;  Nicolò Rizzo e la sua pittura di matrice Turneriana che fonde ricerca astratta e naturalista figurativa,; Michelangelo Paone e la sua idea di imagine “cinematografica” pura; Pierpaolo Mameli e la sua idea di pittura sciamanica gestuale; Nicola Piscopo ci ricorda delle tasse che dobbiamo e dovremo pagare in tempi di crisi economica globale per sanare un debito insanabile; Mario Pischedda present il suo lavoro editoriale (Tap roul) che racconta come cambia l’idea del sapere diffuso in movimento al tempo del web 2.0; Grafiche d’Assalto è un progetto di grafica militante;  Cristina Cherchi riflette su un automibile in movimento da una automobile in movimento;  Rosanna Rossi propone dei frammenti complementarsimo congenito; Santini Del Prete indagano  I territori della non arte; Margherita Levo Rosenberg con le sue forma geometriche plastiche alla base del tutto; Silla Campanini con la sua pittura cromaticamente materica; Enza Voglio con I suoi fotogrammi dell’interiore e Marco Lay con le sue intense cartoline di un vedutista che lavora con smalti.

13 Ottobre – Dicembre
Lo slavo Dimitri Bioy scomparso di recente la cui opera-azione artistica ha segnato il secolo e il suo movimento artistico in corso (Marco Lavagetto), Alessandro Bulgini, Walter Santoni, Michele Melis “Ozzo” (MUD, Stay on fango), Nicolò Rizzo, Michelangelo Paone, Pierpaolo Mameli, Nicola Piscopo, Mario Pischedda (Tap roul), Grafiche d’Assalto, Cristina Cherchi, Rosanna Rossi, Santini Del Prete, Margherita Levo Rosenberg,Silla Campanini, Enza Voglio e Marco Lay.




Stinglius Carcal per la Tavor Art Mobil.


Tavor Art Mobil nr.12

4 Maggio-  6 Settembre 2014:

Alfonso Siracusa (Segnalato dalla critica Tavor Art Mobil 012)
Feat Ale Antonucci, Itto, Nicola Cabras, Fabrizio Vargiolu, Stinglius Carcal, Antonio Murgia, Donatella Sechi, Cinzia Mastropaolo e Filippè Eè

Sezione della memoria: Athos Faccincani, Fernando De Filippi, Agostino Bonalumi, Novella Parigini e Lucio Del Pezzo.

lunedì 30 settembre 2013

Il purgatorio, il 13 Ottobre


Domenica 13 ottobre 2013 ore 15

INAUGURAZIONE 

IL PURGATORIO
Somano (CN) - Via Madonna 7 B

In esposizione permanente:

Mimmo Di Caterino - Barbara Ardau - Mirko Ferrero - Enrica Borla - Giovanni Sabbadin - Pamela Fantinato - Manuela Franco - Luca Giordana - Pino Montalbano - Sam Punzina - Cinzia Farina - Natascha Auenhammer - Rosa Ubeda - Jimmy Rivoltella - Om Bosser - Sasha Zelenchevich - Silvano Bruscella - Maya Mitten - Samuele Papiro - Daniele Giustat - Stefano Simone - Erika Riehle - Kristina Ramone - Monia Mercadante - Roberto Simone - Elena Consoli - Massimo Bernardi - Matteo Rebuffa - Cinzia Mastropaolo - Franco Aleotti - Claudia Crisopulli - Mattia Moreni - Gianni Maria Tessari - Geremia Renzi - Lucia Rosano - Cristina Aldrighi - Alfonso Siracusa - Stefania Ormas - Piero Racchi - Silvia Cammarota - Gianni Depaoli - Tonia Copertino - Daniele D'Antonio - Barbara Cammarata.

A cura di: Claudio Lorenzoni
In collaborazione con: MCA Camo

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Il nome PURGATORIO nasce dal nome di un terreno degli avi, diventa il segno distintivo della casa di famiglia trasformata in un luogo dedicato all'ospitalità e all'arte.

Il Purgatorio nasce con l'obiettivo di dar vita a un luogo che sappia dare ai suoi ospiti la sensazione dell'intimità di casa ma allo stesso tempo sappia essere un luogo di incontro e di cultura.

Proprio la passione per l'arte del proprietario trova una dimensione reale in ogni area della struttura sino all'interno delle tre camere: Cimabue, Peccatori Incontinenti e Matelda.

Il Purgatorio è un luogo dove le opere d'arte troveranno una naturale e coerente collocazione, favorita dal rapporto dialettico con lo spazio abitato, con gli oggetti della quotidianità e dall'informalità con cui verranno esposte.

Il Purgatorio sara' uno spazio da vivere e scoprire che ospitera' letture, mostre d’arte, laboratori, attività culturali e didattiche, residenze d’artisti, workshop e stages.

L'entrata al Purgatorio e' gratuita.

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Info line: 3493389360 -- 3891230045
www.ilpurgatorio.com

venerdì 27 settembre 2013

Nessuno accetti l'invito di "decorare" il muro della vergogna.


Il muro della vergogna resti così come è

Come volevasi dimostrare Pinuccio Sciola non è disposto a rifare l'affresco e un opera d'arte non è rottamabile, Federico Carta è uno street artista, un writer taggatore prima che un muralista; tra la street art e il muralismo c'è qualche differenza non da poco (di contenuti politici per esempio), ma quello che mi chiedo è perché uno street artista che vive e lavora a Cagliari e che quindi produce e evolve il suo stile in presa diretta sui muri della città dovrebbe averne un altro? 
Crisa è già del territorio e al limite è da tutelare la sua produzione che già ha consegnato e consegnerà alla città, cerchiamo di non travisare le parole di Sciola, trascinati dall'onda della notizia, lui ha risposto a una domanda dove gli si chiedeva se fosse disposto a rifarlo e ha giustamente declinato l'invito dicendo che ci sono giovani interessanti come Federico Carta in giro; adesso io non so se questo diventi un invito reale, se il condominio o l'amministrazione comunale inviteranno Crisa a eseguire un murales sul luogo del misfatto, purtroppo in realtà provinciali come quella Cagliaritana tutto è possibile, per cui mi aspetto anche questo, ma mi sembrerebbe un cattivo investimento d'immagine da parte di tutti, anche per lo stesso Crisa, che in qualche maniera offenderebbe un Maestro e si renderebbe complice di tutto questo festival della noncuranza. L'occasione è invece giusta perché come artista faccia sentire il dissenso verso lo scempio compiuto e l'immagine migliore per denunciarlo è proprio la facciata asetticamente riverniciata. 
Crisa o chi per lui potrebbe "decorarla" da street artista di razza, non curante del condominio e dell'amministrazione comunale e quello potrebbe diventare il nuovo lavoro simbolo, figlio del reale dissenso, da tutelare in quanto bene pubblico e simbolico di chi non accetta tali abiure, altrimenti non si esce dalla pantomima del "vogliamoci bene" ogni qualvolta si offende il lavoro e la storia di un artista.

giovedì 26 settembre 2013

Pinuccio Sciola purtroppo indietro non può tornare...

Scrivo indignato per un ulteriore scempio culturale e artistico che la città di Cagliari vede compiersi tra il silenzio generale.
Il murales di Pinuccio Sciola in piazza Repubblica a Cagliari, “tre pietre” del 1985, murales che dava dignità artistica a una anonima facciata cieca di un anonimo scatolone popolare nei pressi del palazzo di giustizia, è scomparso!
Chi è stato il vandalo? 

Una impresa edile; tra qualche settimana il ponteggio verrà rimosso e Cagliari si ritroverà una meravigliosa parete anonima in più che si confonderà con le altre.
Leggo come il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e l'assessore Frau pensano di potere giustificare (a norma di legge) la perdita del murales e mi verrebbe voglia di spiegare al sindaco come al suo assessore che un lavoro artistico perso è un lavoro perso che non può essere compensato da nessun altro intervento su scala urbana. 
Vorrei che comprendessero che davanti uno scandalo del genere una amministrazione comunale non può lavarsene le mani e dire: "ci attiveremo presto per fare realizzare a Pinuccio Sciola e altri artisti altri lavori su scala urbana". 
Ma di cosa stiamo parlando? 
Se quando si ragiona su arte e cultura e si liquidano problemi come quello di un lavoro patrimonio culturale di una città con l'etichetta del "tutto ha prezzo" e a un opera d'arte che vive nel territorio si pensa di poterne sostituire un altra con la stessa logica con cui si rottama una auto usata è finito tutto, è finito il linguaggio dell'arte, è finita una idea dell'arte come memoria storica di una identità. 
Un opera persa è un opera persa ed è insostituibile, ridicolo anche chiedere, come chiede qualche blogger, che il comune si scusi con Pinuccio Sciola per fargli rifare il lavoro, non si tratta un artista come fosse un bambino piccolo. 
Questa storia semplicemente imbarazzante, racconta emblematicamente quanta sciatteria e provincialismo ci sia sull'isola per quanto riguarda la valorizzazione della propria arte e la propria cultura, l'incapacità di volgere lo sguardo oltre il folklore e la tradizione, ridicolo parlare d'identità culturale e specificità di un territorio quando si bistratta e offende la voce e il lavoro degli artisti che lo animano e abitano.
Tutta la comunità isolana si è vista da un giorno all’altro depredata di un proprio valore aggiunto.
Sarebbe bastata una operazione di adeguato consolidamento a salvare il murales “Le tre pietre” di Pinuccio Sciola.
L’operazione di restauro sarebbe costata più che demolirlo da parte del condominio, ma la spesa poteva e doveva essere compartecipata da parte dell’amministrazione comunale, altrimenti a cosa servono assessori alla cultura e all’urbanistica? 
La spesa avrebbe permesso di mantenere una consolidata connotazione estetica di una delle piazze più importanti di Cagliari (era la prima cosa che mi avevano mostrato arrivato nel 2000 sull’isola); i mattoni si stavano sbriciolando e trascinandosi dietro l’intonaco, ma a cosa servono le imprese di restauro?
Il fatto irreparabile di cui si è macchiata quest’amministrazione comunale è che la città si è privata di un opera di un suo Maestro di chiara fama, vi immaginate cosa sarebbe successo in catalogna se avessero offeso in questa maniera il lavoro di Mirò o Picasso?
Fornire la possibilità a Pinuccio e ad altri non bene precisati artisti di realizzarne un'altra connota quanta ignoranza diffusa ci sia da parte di chi ci amministra su una idea dell’arte dettata non dal passeggero valore di mercato, ma come linguaggio identitario e culturale che nasce con e sul territorio dove l’artista vive e lavora.
Niente è offensivo come chiedere a un artista di rifare il proprio lavoro, alcuni artisti per appagare esigenze di mercato in passato si sono auto copiati e retrodatati e la loro immagine ancora paga per questo, De Chirico in qualche modo ne ha risposto davanti la storia dell’arte e anche davanti al suo stesso mercato; la realizzazione di un'altra o di altre opere d’arte su scala urbana non restituirà mai la ricerca pittorica di Pinuccio Sciola negli anni ottanta; aggiungo di trovare imbarazzante e poco dignitoso vedere e sentire di artisti che si stanno auto proponendo per questo, che senso ha creare quando sai che la tua opera lascia il tempo, l’amministrazione e il condominio che trova?
Visto il dato irreparabile sarebbe opportuno che qualcuno si dimettesse e che si pronunciasse a proposito anche l’assessore alla cultura, o dobbiamo immaginare di essere amministrati da una giunta a comparti stagni? Ci saranno anche delle responsabilità trasversali quando accade uno scempio del genere? Se non ci sono perché non dissociarsi pubblicamente?

Una buona amministrazione e un buon governo in una materia complessa come quella dell'arte in un territorio e una comunità, non può limitarsi a muoversi a norma di legge, o meglio può farlo, ma evidenzia in questa maniera tutti i limiti dell'amministrazione qualunque o anche peggio quando non s'interviene per tempo per limitare un danno come la perdita di un opera di un artista che ha e avrà nell'isola il suo valore culturale e storico inconfutabile; l'art.9 della costituzione da chi dovrebbe essere tutelato prima di tutto dai cittadini o da chi i cittadini li amministra e li tutela a prescindere? Questi amministratori che tacciono sulla questione e che quando parlano rivelano anche la loro pochezza sull'argomento (anche perché lavoro sarebbe stato anche tutelare e valorizzare le ricerche artistiche contemporanee piuttosto che vederle deperire senza batter ciglio) possibile che non abbiano pensato al limite a uno "strappo" del lavoro, per preservarlo e tutelarlo anche la dove il restauro in loco si fosse rivelato poco fattibile, impegnativo e dispendioso?  Questa è la stessa amministrazione che ha avuto il coraggio di acquistare una scultura installazione multiplo di Mimmo Paladino in ritardo di trenta o quaranta anni rispetto il suo mercato e la sua storia, vedendosela spedire e installare direttamente sul posto, adesso se rapporto le due cose, non mi sembra di essere davanti a una amministrazione che ha un approccio con l'arte che parta dall'interazione tra gli artisti che lo animano e vivono e la loro comunità e territorio, mi sembra imponga gusti e qualità a norma di legge se non di portafoglio e non è proprio questo il modo per creare un patrimonio artistico diffuso che racconti realmente un territorio.
Quando si è in guerra, la prima cosa che fa l’esercito invasore è depredare musei e distruggere luoghi e simboli artistici del territorio conquistato, possibile che quest’operazione a Cagliari sia consentita a un condominio da parte di un’amministrazione comunale?

Domenico "Mimmo" Di Caterino, dal sud dell'isola


(da "Cronache del sud dell'isola", di Mimmo Di Caterino, quando e se qualcuno sarà disposto a pubblicarle)

mercoledì 25 settembre 2013

Rottamare il Maestro Pinuccio?


Rottamare il Maestro Pinuccio?

Direttore caro, apprendo oggi come il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e l'assessore Frau pensano di potere giustificare (a norma di legge) la perdita del murales di Pinuccio Sciola del 1985 "Tre pietre", mi verrebbe voglia di spiegare al sindaco come al suo assessore che un lavoro artistico perso è un lavoro perso che non può essere compensato da nessun altro intervento su scala urbana. Che davanti uno scandalo del genere una amministrazione comunale non può lavarsene le mani e dire: "ci attiveremo presto per fare realizzare a Pinuccio Sciola e altri artisti altri lavori su scala urbana". Ma di cosa stiamo parlando? Se quando si ragiona su arte e cultura e si liquidano problemi come quello di un lavoro patrimonio culturale di una città con l'etichetta del tutto ha prezzo e a un opera d'arte che vive nel territorio si pensa di poterne sostituire un altra con la stessa logica con cui si rottama una auto usata è finito tutto, è finito il linguaggio dell'arte, è finita una idea dell'arte come memoria storica di una identità. 
Un opera persa è un opera persa ed è insostituibile, ridicolo anche chiedere che il comune si scusi con Pinuccio Sciola per fargli rifare il lavoro, non si tratta un artista come fosse un bambino piccolo. Questa è semplicemente imbarazzante, racconta emblematicamente quanta sciatteria e provincialismo ci sia sull'isola per quanto riguarda la valorizzazione della propria arte e la propria cultura, l'incapacità di volgere lo sguardo oltre il folklore e la tradizione, ridicolo parlare d'identità culturale e specificità di un territorio quando si bistratta e offende la voce e il lavoro degli artisti che lo animano e abitano.
Ph del blogger Vito Biolchini