domenica 19 gennaio 2014

Chiamala se vuoi "ispirazione"...


Beyoncé si è ispirata a Wandael, Wandael a Graham; ma cosa è l'ispirazione d'artista?

Gli anni novanta, gli anni determinanti per quanto riguarda la mia formazione artistica, sono stati gli anni che ci hanno consegnato una caduta progressiva delle ideologie; il nuovo millennio ha visto abbattersi l'ideologia più forte, quella della crescita economica, del mercato che si autorigenera.
Ci ritroviamo catapultati in un Medioevo di un altra economia da esplorare, dettata anche dalla crescita esponenziale delle possibilità tecnologiche.
L'artista per la prima volta dall'inizio del secolo scorso è in grado di autorappresentare e promuovere il proprio lavoro, può avere ed essere tutto da fermo, aprire idealmente il suo studio e la sua ricerca al globo interconnesso.
Siamo nel medioevo di un nuovo ruolo e una nuova responsabilità sociale per l'artista contemporaneo, in grado di sviluppare contenitori e strumenti in "studi/stanze intelligenti dell'arte".
Serve però la capacità di ragionare oltre lo strumento, di mettere a fuoco il contenuto del proprio linguaggio, insomma con l'iPhone, Facebook, Twitter e quant'altro, possiamo essere e fare tutto, ma quanti artisti oltre l'estetica consegnata e prodotta con software a domicilio, sanno cosa fare realmente e sono padroni del loro linguaggio e dei suoi contenuti?
Il sistema dell'arte contemporaneo dagli anni novanta in poi,  si è barricato, determinandosi e rigenerandosi solo attraverso gli "addetti ai lavori".
Non esiste una reala critica d'arte contemporanea, tutti tendono a compiacersi (per non perdere future opportunità) anche non si piacendosi, un eccezione in questo scenario la costituisce Andrea Diprè, il cui lavoro virale on line è simile a delle "cluster bomb", al momento forse gli manca uno scenario di costruzione e di progetto, ma di fatto ha attestato la morte della figura che lui stesso incarna, quello della critica d'arte contemporanea in Italia.
Al limite tra gli "addetti ai lavori" si crea solidarietà professionale: “siamo sulla stessa barca”.
Ovviamente tutto questo è ermetico, impenetrabile e i riflessi per chi lo subisce sono emetici.
In fondo con quesiti storicamente semplici si può distruggere la produzione di opere prodotte nel primo mondo, non è proprio in questa maniera che Diprè mediaticamente ha attestato la scomparsa di Bonito Oliva?
Poche domande possono fare saltare i dispositivi retorici (concettuali e delle opere) che legittimano ruolo e lo stipendio (sovente a carico del contribuente) degli stessi addetti ai lavori. 
Perché mi sorprendo spesso a riflettere amaramente su quanto gli artisti contemporanei siano privi di contenuti legati al loro linguaggio?
Mi viene al solito in aiuto l'ego d'artista fatto manifesto mediatico; al solito l'artista di turno Alexo Wandael (vero nome Alessandro Cacopardo) accusa via social network che la cantante Beyoncé per il video del suo ultimo pezzo "Ghost" si sarebbe ispirata direttamente a un suo progetto fotografico "Statuesque", esposto tra New York e Miami tra il 2007 e il 2012.
Al solito, si usa il codice iconico comune non per ragionare su reali problematiche legate all'arte contemporanea al tempo del nuovo ordine economico globale, non per lanciarsi in dotte discussioni sull'arte come linguaggio comune, ma in cerca di riflettori prima mediatici e poi di mercato si rivendica la propria paternità di una immagine e del suo significato, ma si può? Manet non avrebbe mai preso le distanze da Marcantonio Raimondi, il linguaggio esiste quando è fluido a prescindere da ciò che si cita, al punto che il rischio reale è quello di passare per ignorantelli, Chiara Mazzocchi (artista) non ha resistito alla tentazione di mettere Alexo Wandael dinanzi all'evidenza, facendogli notare come il suo lavoro è molto simile al lavoro di Martha Graham "Lamentation",  per cui il punto reale per fare una riflessione seria sul linguaggio dell'arte contemporanea è: cosa è una copia? Dove comincia e dove finisce?
Molti artisti, privi di umiltà e armati di superbia, autoproclamati geniali e protetti da qualche "addetto ai lavori" questa riflessione non l'hanno mai fatta.
P.S. Dimenticavo, Wandael ha ovviamente rimosso in tempo reale il post di Chiara Mazzocchi, poteva precludere la viralità pubblicitaria della sua polemica, a noi è sembrato invece un post interessantissimo, serve che gli artisti tornino a ragionare tra di loro sul loro linguaggio come patrimonio comune e la cessino, con un certo atteggiamento individuale da genio mai compreso che i social network possono solo amplificare, il rischio è di non affrontare mai la questione della ricerca artistica contemporanea dal punto di vista linguistico e processuale.




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