Nel 2012 il vecchio sistema dell’arte fatto di legami e
connivenze politiche e governative ed infiltrazioni nel privato ed il nuovo
fatto della terra di nessuno della monetizzazione senza regole seguondo flussi
di richiesta di mercato creato a tavolino non riuscivano più a conivere.
Santoni di tempi passati, della generazione “io ho fatto gli
anni sessanta, ai miei tempi era tutto diverso” come Giulio Paolini attestavano
sulle pagine di “La Repubblica” l’avvenuto decesso del sistema museale globale,
metteva al corrente il popolo della sinistra di governo che i Musei altro non
fossero divenuti che luoghi d’intrattenimento (cavolo, nessuno si era accorto
di questo!).
Lamentava la presenza a Documenta di comunicatori e sociologhi
ma non quella dei galleristi e degli artisti ed anche dei collezionisti (che
non vanno chiamati investitori), per la creazione di tavole rotonde sul senso
dell’arte, era grottesco ed aveva ragione a dire che l’arte o sedeva in trono o
stava in un angolo, lui parlava da un trono io sempre dall’angolo della periferia
del sud dell’isola.
Sosteneva che il ruolo dell’artista era quello del semplice
intermediario, ma allora il suo successo da cosa dipendeva se non dalla
capacità d’intemediare la sua firma con la sua opera povera?
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